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Diario


13 dicembre 2004

Gioventù... Rivoluzionaria?!?

Ghiaccio sull'auto alle 8.00 stamattina e perdo quei cinque minuti di vantaggio sull'orario di ingresso della scuola che avevo accumulato nonostante barba e doccia rapida la mattina. Eh si! Perchè di solito faccio tutto la sera prima e alle 7.30 giusto una rinfrescata, un caffè e via! Scaldo l'auto, sciolgo la brina compatta dal vetro, mi avvio su Via Roma e... Becco il passaggio a livello chiuso!
... ... (attesa treno pendolari)... ...
Finalmente giungo a destinazione: i ragazzi sono già in aula, li saluto, li conto istintivamente... Sono quattro!!! "Ma che cosa è successo oggi?" Seguono circa venti minuti di analisi varia sui perchè dell'improvviso assenteismo, poi mezz'ora di cazziatone con la direttrice della scuola. Mi siedo con loro e analizzo serafico l'opportunità che stanno rischiando di cancellare e ci ricolleghiamo a vecchi discorsi iniziati l'inizio del corso e lasciati appesi ai fatti...
Arriviamo all'istinto rivoluzionario e ribelle che i giovani dovrebbero avere, al naturale desiderio di cambiare regole trovate bell'e pronte in nuovi modi di comportamento che comprendano le loro esigenze, ecc. ecc.! Poi la domanda del giorno:
cos'è una rivoluzione? Chi è un vero rivoluzionario?
... ... (silenzio di anime, corpi e menti smarrite)... ...
Tra nomi più o meno noti, volontà personali mai espresse per pigrizia, paura o mancanza di volontà, giungiamo alla conclusione che è inutile lamentarci delle occasioni che non abbiamo, invidiare quelle di altri apparentemente più fortunati che ce l'hanno fatta, se poi il poco che le nostre famiglie ci danno lo buttiamo via senza dargli nessun valore, senza sfruttarlo al 100%! Gli porto esempi di due fortunati... in apparenza, che io conosco bene: entrambi hanno avuto in "dono" dai genitori un albergo da gestire... solo che uno ora lavora su stagioni di quattro mesi, in alta qualità e l'hotel ha guadagnato la quarta stella, l'altro fa due mesi e mezzo di stagione e rema a fatica tra la media qualità di una buona pensione...
Allora ho concluso: " Se vostro padre fa il muratore, non potrà mai regalarvi un albergo, è vero, ma sono certo che è riuscito a pagarvi scuole e viaggi per tutti i vostri primi diciotto-vent'anni, e se aveste voluto, vi avrebbe regalato l'università, o un colloquio con un amico per un posto di lavoro, oppure vi avrebbe chiesto di aiutarlo nel suo!... La differenza tra il buttare soldi e tempo in libri mai aperti, in anni e anni di lavoro mesto e inconcludente, o il raggiungimento di una laurea, l'avvio di una ditta familiare di edilizia la dovreste fare Voi!!!... Il vero rivoluzionario non urla al vento ciò che sarebbe potuto essere, come si dovrebbe cambiare... Lo fa! Spesso dietro le icone della rivoluzione ci sono volontà e capitali che spingono per una loro affermazione. Non ripetete slogan e scioperi per saltare un giorno di scuola o lavoro! Non andate vestiti come oramai nemmeno i veri Palestinesi sono più, per sentirvi dentro un movimento di cambiamento o per esprimere le vostre necessità... Agite! La rivoluzione è quella che fa rumore dopo! Quella che i suoi effetti sono il futuro, non il chiasso del passato! Il vero rivoluzionario è silenzioso e attivo: opera una scelta, la difende e dimostra la sua validità e questa farà rumore per lui! Il vero rivoluzionario non è colui che sciopera per un termosifone freddo in aula, ma colui che non salterà neanche una preziosa lezione, in rispetto della piccola-grande opportunità offertagli dalla famiglia e dal sistema, ma che ogni giorno andrà dal preside a sottolineare lo stato di abbandono della scuola, fino all'esaurimento. Il vero rivoluzionario sarà il primo che non accetterà un voto approssimativo, nel bene o nel male, ma pretenderà la vera valutazione del suo stato di apprendimento ed esigerà professori in grado di aiutarlo a crescere e non di imbalsamarlo in definizioni parziali e statiche. Sfruttate ogni piccola occasione di lavoro, di apprendimento, di esperienza... potreste rischiare di avere successo!!!
O... Avete paura?"
Sono rimasto asciutto e silenzioso per un paio di minuti. Le loro voci non hanno contrappuntato le mie parole. Poi, quasi all'unisono: "Professo' proviamo lo spettacolo? Domani li passiamo a prendere noi gli assenti, ma il corso lo dobbiamo portare a termine!"
... ...
Rimane il lavoro più duro del mondo quello del motivatore, dell'animatore, soprattutto quando conosci ragazzi non ancora ventenni che hanno già buttato la spugna, senza aver tentato mai almeno di dimostrare di valere un "sei in Italiano"!!!
Nighty




permalink | inviato da il 13/12/2004 alle 15:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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Note Biografiche dell'essere vivente in questione...

Nighty
 nasce… come tutti!
E sarà proprio questo che gli regalerà quell’eterna espressione di stupore nel non persuadersi che un essere come lui potesse venire al mondo come gli altri esseri umani!
Passerà la prima parte della sua vita nell’abile arte di mimetizzarsi tra gli abitanti del globo terracqueo, annaspando volontariamente tra la mediocrità di studi tecnici e gli approcci poco convincenti con l’università.
Successivamente, con una spiazzante mossa del tutto uguale a quella dei migliori esemplari di homo sapiens (una raccomandazione parentale), conquista un posto in fabbrica come operaio generico.
Non contento della mimetica e insulsa vita fin lì costruitasi, identifica in un altro mestiere l’apoteosi dell’idiozia e contemporaneamente il suo posto perfetto per ingannare qualunque dubbio sulla sua provenienza o presunta intelligenzaL’Animatore Turistico!

Purtroppo l’istinto primordiale di scarabocchiare e far domande su qualunque cosa riempia della sua massa l’atmosfera di questo sconosciuto pianeta, e formulare di tanto in tanto pensieri di senso compiuto su fogli di cellulosa, ancora oggi minano la sua faticata tranquillità.
Si è recentemente prodotto in un libro di racconti e frammenti poetici (Racconti e Frammenti, Montedit 2005), scrive saltuariamente su un Blog (www.nightfreeqnc.ilcannocchiale.it) e continua a far domande e ad impiastrare albe primordiali e intensi tramonti con la sua pedissequa espressione di stupore.
Voci veritiere e confermate dai fatti che lo danno vincitore di un premio letterario col suo primo romanzo “Noiæ (jamme po’ iì!)”(poi trasformato in "Noi (...ae!)" per l'imminente edizione Serarcangeli), acuiscono l’incombenza che prima o poi venga riconosciuto, isolato e reso innocuo per la società.
Nell’attesa del lieto evento le ultime notizie pervenute lo danno eremita in un luogo ameno alle pendici di un monte del “Golfo del Lazio” alle prese col suo secondo romanzo.
Nel frattempo subisce gli effetti delle fobie da letto singolo e degli sbalzi di umore propri della sua natura.

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