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9 marzo 2005

A.genzia V.iaggi M.usicali 9° puntata: gli anni '80 2° Pt.

…Tra l’indigestione di hit e classifiche, propria degli ’80, e artisti meteora come mai accaduto prima, stava tornando la musica afroamericana (che lo si accetti o meno, l’unica forma d’arte nata nel ‘900 e pilota di tutte le trasformazioni della musica popolare).
Il “Pop” andava delineandosi come uno stile trasversale che, quando espresso al massimo delle sue potenzialità, aveva il dono di rendere accessibile a tutti qualunque forma musicale e ritmica.
L’industria discografica Inglese, prima di tutti, fu capace di sfornare una miriade di gruppi e artisti dal “pezzo giusto”… Ma anche di bruciarne tantissimi, e non tutti secondo un metodo meritocratico (altra grossa influenza negativa sulla capacità di scelta del pubblico in futuro).
Vanno ricordati, tra gli altri, gruppi come Prefab Sprout, Lloyd Cole & Commotions, Roxy Music & Brian Ferry, Lo Ska dei Madness, gli HouseMartins, The Smiths, i cupi Cure e gli ultra commerciali, ma udibili e ballabili, Talk Talk, Spandau Ballet e Duran Duran (certamente questi ultimi sono di spessore infimo rispetto ai primi che ho citato, ma essendo i primi prodotti di un certo tipo, gli antesignani delle boy-band, hanno la loro rilevanza).
Quasi tutte queste formazioni hanno avuto una crescita infiammante e un altrettanto veloce declino, lasciando comunque alcuni album e brani singoli che ancora oggi, in piena revisione dei vituperati anni ’80, influenzano le produzioni musicali.
L’idiozia delle case produttrici, nell’accanirsi con prodotti facili e replicabili, ha nel tempo ridotto la musica ad un mero snack da adolescenti, i quali non hanno soldi per i cd originali, non gliene frega un cavolo di copertine e collaborazioni, sono cresciuti nell’ignoranza dei “replicanti” senza avere la minima cognizione di dove venisse la musica che gli propinavano le radio prezzolate, in più adoperano molto bene i Pc… ed allora ecco il crollo dell’industria musicale mondiale! O almeno uno dei motivi.
Sul perché le Majors non abbiano ancora capito la reale e prioritaria importanza delle capacità artistiche, dello studio, del rischio e della ricerca nelle produzioni musicali rispetto al giro vita e petto delle cantanti, nonostante i loro plurilaureati esperti del settore, mi appare oscuro. So per certo che una cosa di qualità è più duratura, più apprezzata e si rivolge anche a chi avrebbe i soldi per acquistarla, certo è più difficile trovare un nuovo David Bowie, o un nuovo Miles Davis… ma almeno a provarci, visto che dovrebbe essere il loro lavoro.
Lo stile più rock, nel mondo Anglosassone nei fumosi ’80 si nomò “New Wave”… ambasciatori gruppi come i Simple Minds e i primi “U2”: i primi caratterizzati da un certo leccato uso di tappeti synth e ritmiche vagamente Funky (la sincope semplificata); i secondi sostituivano tappeti di tastiere con la ossessiva schitarrata di The Edge… Notevole successo per entrambi… Sicuramente più duraturo per il gruppo di Bono Vox che ha avuto il pregio del coraggio della ricerca, affrontando lo stile di Brian Eno in “The Joshua Tree” (il loro miglior album a mio parere), il blues di B.B. King e tante altre forme musicali, completandosi senza mai essere riconosciuti come grandi tecnici dello strumento.
I Depeche Mode invece ebbero il maggior pregio di lavorare molto con l’elettronica, che sposandosi con le loro armonie originali e a volte geniali, sdoganando le nuove tecnologie, allora dedicate quasi esclusivamente alla dance da supermercato.
In America Stevie Wonder inventò di fatto il pop nero, sintetizzando il Soul e il R’n’B della Motown, mescolandolo alla conoscenza jazz e rendendolo molto più appetibile a tutti… Popolare appunto.
Sotto sotto, uno sconosciuto Paul Weller andava sempre più spesso a rovistare vecchi album jazz, aveva voglia di cambiare suono, lui che aveva masticato anche il Punk… Conobbe Mick Talbot e nacquero gli Style Council.
Sting & The Police recuperarono il Reggae mitizzato dall’incommensurabile Bob Marley, si portarono dietro il Punk, lo mescolarono alle doti strumentistiche e alle conoscenze che condividevano, molto più di altre band dell’epoca e si produssero in una manciata di album storici, in continuo crescendo fino al culmine artistico (secondo molti) “Syncronicity” Poi si sciolsero… Qualcuno pianse… Ma Sting prese un pugno di Jazzisti Americani, li rinchiuse dentro ad una villa Napoleonica e partorì “Dream Of The Blue Turtles”! Il disco che si agganciava con uncini d’acciaio agli album degli Style, a quelli dei primi Simply Red… e poi “Everything But The Girl” e tutti quelli nominati nella precedente… Cambiò di fatto il corso della musica popolare, anche con controverse dichiarazioni tipo: “Il Rock è fermo a Jimi Hendrix… quindi è sostanzialmente morto!”… Il “Pop” è una missione: rendere popolari e conosciuti stili e culture altrimenti relegati in nicchie per pochi”.
L’industria sembrò iniziare ad esaltare le collaborazioni tra il pop e la musica più colta, aveva successo pubblicizzare la partecipazione di musicisti di “nicchia” nelle produzioni; ma anche nei contenuti l’effetto si iniziò a notare (basta acquistare o ascoltare gli album di quel periodo e accorgersi di come “suonavano”)… Le influenze musicali ricominciavano a fluire (David Bowie & Pat Metheny in quel periodo scrissero una colonna sonora di grande successo)
La filosofia centralista del Jazz, della curiosità musicale, stava tornando al potere… spinta anche dalla ipocrita necessità di vendere qualcosa di diverso; la Fusion e il Jazz-Rock spinsero il jazz verso il XXI° secolo; i Weather Report e Jaco Pastorius (se lui suonava con 4 perché i bassisti di oggi ne usano 6 di corde) diventarono veri miti, insieme a Stanley Clarke, Jeff Beck, George Duke e… Ancora lui: Miles Davis!
Poi vennero i sorprendenti ’90… anni nei quali ogni album era un capolavoro come solo nei mitici ’60 jazzistici si potè dire… Ma questa è un’altra storia.
Alla prossima!

Puntate precedenti.
(non ho nominato Madonna?… ma qui si parla di musica, non usciamo dal seminato! Di costume e industria pornografica [nel senso più ampio dei significati reconditi della parola] ne parliamo un’altra volta)

Nighty




permalink | inviato da il 9/3/2005 alle 17:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (27) | Versione per la stampa
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Note Biografiche dell'essere vivente in questione...

Nighty
 nasce… come tutti!
E sarà proprio questo che gli regalerà quell’eterna espressione di stupore nel non persuadersi che un essere come lui potesse venire al mondo come gli altri esseri umani!
Passerà la prima parte della sua vita nell’abile arte di mimetizzarsi tra gli abitanti del globo terracqueo, annaspando volontariamente tra la mediocrità di studi tecnici e gli approcci poco convincenti con l’università.
Successivamente, con una spiazzante mossa del tutto uguale a quella dei migliori esemplari di homo sapiens (una raccomandazione parentale), conquista un posto in fabbrica come operaio generico.
Non contento della mimetica e insulsa vita fin lì costruitasi, identifica in un altro mestiere l’apoteosi dell’idiozia e contemporaneamente il suo posto perfetto per ingannare qualunque dubbio sulla sua provenienza o presunta intelligenzaL’Animatore Turistico!

Purtroppo l’istinto primordiale di scarabocchiare e far domande su qualunque cosa riempia della sua massa l’atmosfera di questo sconosciuto pianeta, e formulare di tanto in tanto pensieri di senso compiuto su fogli di cellulosa, ancora oggi minano la sua faticata tranquillità.
Si è recentemente prodotto in un libro di racconti e frammenti poetici (Racconti e Frammenti, Montedit 2005), scrive saltuariamente su un Blog (www.nightfreeqnc.ilcannocchiale.it) e continua a far domande e ad impiastrare albe primordiali e intensi tramonti con la sua pedissequa espressione di stupore.
Voci veritiere e confermate dai fatti che lo danno vincitore di un premio letterario col suo primo romanzo “Noiæ (jamme po’ iì!)”(poi trasformato in "Noi (...ae!)" per l'imminente edizione Serarcangeli), acuiscono l’incombenza che prima o poi venga riconosciuto, isolato e reso innocuo per la società.
Nell’attesa del lieto evento le ultime notizie pervenute lo danno eremita in un luogo ameno alle pendici di un monte del “Golfo del Lazio” alle prese col suo secondo romanzo.
Nel frattempo subisce gli effetti delle fobie da letto singolo e degli sbalzi di umore propri della sua natura.

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