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Diario


17 febbraio 2011

Sanremo 2011 seconda serata


...prima serata

Intro – prove d’orchestra, Gianni che si raccomanda agli orchestrali e si presenta a qualche maestro, si preparano spartiti e accordano strumenti…

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Ci sono incertezze e rigidità da rompere, smuovere e ammorbidire.
Ci sono fluidità e naturalezza da trovare tra le pieghe tirate e strette di una serata che deve correre per evitare lungaggini di altri tempi, oggi fatali ad un meccanismo delicato che ha funzionato ieri, più che per la sua efficacia complessiva, per la leggerezza e relativa rapidità.
Poi c’è da scoprire se i giovani che udiremo oggi avranno almeno i pregi della loro età, incoscienza, fantasia, spontaneità e freschezza e meno difetti, omologazione, paura, sudditanza…
C’è da capire se le canzoni dei big hanno davvero già il fiato corto o se al secondo ascolto qualcuna si alza in piedi.

Luci, scene e immagini, il palco prende il volo in una bella coreografia sulla 5° di Beethowen che termina con la scritta “Sanremo”, buona anche la seconda sigla e ora via con la gara.

Scende una sfera lungo i binari e si apre lasciando uscire il mattator gentile del Festival.
Poi un ascensore dietro lo schermo centrale e esce prima Belen e poi Elisabetta.
Morandi nel terminare le presentazioni passa dietro la Canalis e gli si blocca in gola l’ultimo ano di vita…una scollatura che se fosse capitata sotto gli occhi di un Vespa versione Campiello, ora saremmo davanti al GIP di La Spezia a vedere quanti capi d’accusa si beccherebbe il quasi giornalista di rai1.

Oggi 4 giovani verranno presentati e due passeranno in finale, e tra le 12 canzoni big, altre due verranno passate al ripescaggio mentre 10 accederanno alla finale.
Tutta la giornata di oggi è scorsa tra lodi sperticate alle escluse di ieri, che in verità giudico sacrosante per qualità bassa del pezzo e dell’interpretazione per la tatangelo e per un’incomunicabilità totale e una interpretazione incomprensibile per la oxa.
PUNTO!

Nathalie, Vivo Sospesa: la sento forzare un po’ più di ieri e le si blocca in gola l’inizio di qualche frase, il pezzo anche oggi mi pare poco immediato e un po’ incompleto, gli manca una risoluzione, un’apertura armonica, resta appeso in diagonale sul suo andamento in salita. Originale ma non basta a sfondare.
6-

Albano, Amanda è Libera: ammiccante, sforzata, strillata, e poi il fraseggio prevedibile e poco cantabile andrebbe interpretato e quasi recitato, invece il Carrisi si ostina a vibrarlo per scovargli lirica che non ha, poi arriva  il ritornello e… anche lui un po’ più indeciso di ieri nell’intonazione,
4.

Belen entra e dice di aver sentito più convinzione nelle voci stasera, esattamente il contrario di ciò che ho percepito, questa è una grande lezione di comunicazione applicata: davanti ad un precoce insistere di medesimi difetti di afferma immediatamente e positivamente il contrario così da diluirne gli effetti e anzi a volte cambiare la sensazione stessa diametralmente, tecnica utilizzata soprattutto in politica, ma questa è un’altra storia.

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Entrano Luca e Paolo: medley “scorretto” dei successi di Gianni Morandi, molto simpatico nei tormentoni e negli incastri, poi si inserisce Gianni e finisce in crescendo.

Modà e Emma, Arriverà: i Modà continuano a sembrarmi una gang di studentelli che fanno gli aggressivi, poi arriva la camionista Marrone e balbettano in falsetto un “ti amo”, questa mena!
Inizia la Ballad waltz, fischia come ieri il microfono di Emma, il testo è tristemente ispirato ad una storia che finisce, se la sente Tremonti inserisce nel mille proroghe mille miliardi di bonus per i giovani abbandonati e soli!!!
La melodia è molto ordinaria, storcono un paio di chitarre, schiaffeggiano qualche piatto, Emma “giannananninizza”, ma si fermano a ieri
6+

Elisabetta con Paolo.

- Dov’eri?
- Dietro le quinte che pensavo che era tanto che volevo chiedertelA (lapsus freudiano)

Patti Pravo, Il vento e le Rose: se riesce a cantarla stasera può fare il miracolo.
Il chitarrista sembra il medico di Lost, Patti con capelli sciolti e giacca di pelle tenta di cancellare i visitors dalle menti obnubilate degli astanti.

Il miracolo non riesce, il testo minimale racconta un momento di nulla in fondo, sarebbe anche d’atmosfera, ma si presta più all’ironia di quanti non riescono a seguire una canzone altrimenti onesta, pur se non originalissima, ma non essendo intellegibile se non a tratti la melodia, credo rischi molto oggi. 6-

Belen con Luca

- Sai? Ti ho osservato molto in questi giorni...
- …Anche io ho buttato l’occhio!

Tricarico, Tre Colori: Il fumetto d’autore potrebbe staccarsi dalle pagine…Andamento marcetta, un po’ stornello e filastrocca, con la voce stralunata ma intelligente di Tricarico diventa magnetica.
Una canzone piccola piccola ma che riesce a salvarsi dal buco nero patriottico che ha inglobato tutti i precedenti tentativi Sanremesi.
6+

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Mi rendo conto di aver messo tutte sufficienze, ma proprio questo è il guaio: se Sanremo aspira ad essere la vetrina, il biglietto da visita della musica pop italiana dovrebbe mirare a molto di più di un risicato 6.

Luca Madonia & Franco Battiato, L’Alieno: la canzone guadagna al secondo ascolto, non ha la forza di spezzare la media generale, ma ha il pregio di una bella cantabilità non banale, e il modo spensierato con il quale racconta una storia malinconica.


Max Pezzali, Il Mio 2° Tempo: insomma, nulla di nuovo, al secondo ascolto mi stanca già. Non è il miglior Pezzali, che certamente non sarebbe mai un De Andrè, ma avrebbe il pregio di una canzone cantabile melodica e ritmica e anche un pochino originale, qui invece sembra un po’ buttata lì, a fermarsi ai ’90 senza coraggio.


In generale i blocchi presentazione sembrano un po’ più sciolti e divertiti di ieri, non si impenna la qualità di scrittura, ma con Moccia tra gli autori non si può pretendere molto di più.

La Crus, Lo Confesso: Si conferma il sixty flavour del brano, il rullante “ritornerai” di Lauziana memoria si ostina nel petto, gli archi sibilano, poi aprono corni e ottoni e forse smascherano l’orchestrazione migliore del Festival sin qui.

Potrebbe non accendere le fantasie dei più giovani o di quelli annichiliti da LadyGaga, ma il pezzo c’è, non spacca la storia della musica, ma c’è. 6+

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Three View of a Secret, di Jaco Pastorius (magari si presentasse un musicista così a Sanremo con un brano così moderno, cantabile e originale!) introduce sul palco Andy Garcia e viene intervistato da Gianni Morandi che par ripetere le domende di sempre, tutte quelle che in qualche modo devono portare il noto ospite di turno ad ammettere che gli piace l’Italia, che si sente italiano, che mangia spaghetti e “Oh Sole Mioooo!”
Siamo sempre provincialotti, non c’è null’altro da dire.
Poi si mette al piano, allunga un po’ troppo l’intro, manda in labirintite l’orchestra e Gianni, ma alla fine suona e canta e come sempre dimostra che in America, al di là della qualità dei singoli prodotti di intrattenimento, i performer USA sono impareggiabili.

Luca Barbarossa & Raquel Del Rosario, Fino in Fondo: ieri mi era apparsa fin troppo semplice, oggi...è dritta sta canzone, prepara il ritornello con un canonico e ostinato salire... ma poi “...andare su, su, su... e poi giù, giù giù...” non va! Banalizza la canzone, il bridge non apre abbastanza e la canzone sembra lasciata così com’è venuta, e non è che sia “Three Views of a Secret”!


Van De Sfroos, Yanez: conferma in toto la prima impressione, folk, orecchiabile e danzereccia.
Qualcuno dice che non si capisce... perché il Siciliano o il Napoletano per un meneghino?


Luca e paolo nel loro secondo intermezzo: quanta paura e riverenza in Gianni Morandi ripensando ai brani della sera precedente: stiamo sprofondando nella “Savonarolite”, temiamo di venir bruciati vivi ogni battuta irriverente che pronunciamo, ci facciamo umiliare da regole inique che dovrebbero limitare abusi... invece zittiscono battute lasciando molto spazio a nefandezze molto più gravi.
Insomma fanno satira contro Saviano, Santoro, Montezemolo... e qualcuna su Saviano non è male, potrebbe anche far nascere un personaggio, ma nel complesso è inferiore alle precedenti, non per colpa dei due comici, ma perché la satira funziona quando colpisce i potenti, scherzare su due giornalisti, e un presidente Ferrari non è come prendere per i fondelli presidente di camera e del consiglio... o no?

Roberto Vecchioni, Chiamami Ancora Amore: Si è vero, non è originalissima, è vero a volte è retorica qua e là, ma l’intensità, il peso delle parole, la passione e la verità anche della banalità che ci insegue per strada tutti i giorni, la capacità comunicativa del vecchio Prof. Funziona e gli applausi di un pubblico altrimenti scivoloso a tutto testimoniano che qualcosa passa dal palco e dalla voce tremante di Roberto. Allora si rompe il giudizio matematico e freddo e scappa un
7=

Giusy Ferreri, Il Mare Immenso: il pezzo convince un po’ di più di ieri, ma lei è più imprecisa e sforza e distorce troppo la sua cadenza già molto caratteristica, può risultare pesante e nascondere la canzone. Quindi il brano sale a 6 ½ l’interpretazione scende a 5 ½... quindi
6.

Terminate le 12 canzoni dei Big, si attendono i giovani e intanto...

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Belen canta, e bene anche e interpreta e si muove con energia sul palco, non è Mina e neanche Meryl Streep, ma scommetto su una sua presenza in uno dei prossimi musical di Saverio Marconi!

Credo rischino parecchio due tra Albano, Max Pezzali e Patty Pravo, vedremo!

Tra i giovani do due nomi: Serena Abrami con una bella canzone di Niccolò Fabi e Raphael Gualazzi popjazzomane co la tromba di fabrizio Bosso.

Inizia Serena Abrami con Lontano da Tutto: pezzo bello, intenso ma leggero all’ascolto, dote del miglior Fabi, Lei un po’ piccola a volte e un po’ secca in alcune sfumati o finali di frase, ma possiede anche inflessioni tenere da prima Syria. Se la segue Ivano Fossati e sceglie sempre pezzi così ci siamo.


Anansi, Il Sole Dentro: il ragazzo è genuino, il reggae è quasi inesplorato a Sanremo, il pezzo è facile facile, forse troppo, ma ha un’efficacia estiva, vedremo,
6.

Gabriella Ferrone, Un Pezzo D’Estate: nella versione video sfiatava come un attore cane e tatangelizzava un pezzo che aspirava ad essere soul, ora live con orchestra chissa’...
Meno sfiatata e falsa, ma troppo nasale, è più soul rispetto alla versione video, am il ritornello è gelido e troppo pop angloamericano da classifica, quello che non fa la storia,
6=

Raphael Gualazzi, Follie D’Amore: caldo, guasconcello, romantico, la memoria si aggancia al canto che poi sui ritornelli strappa un po’ e cresce sul finale con uno swing energico. Scherza nei solo dal sapore Ragtime, che per Sanremo è fantascienza, ammira il suono di Bosso, finisce bene
7=.

Gianni canna completamente la presentazione di Luca e Palo che omaggiano Rick e Gian, cos’ facendo partono col freno a mano tirato, ma l’omaggio c’è.

Eliza Doolitle viene sballottata tra Gianni che non si capacita che una voce fuori campo traduca le risposte con la americana Canalis presente lì per fare la Minetti, e la Canalis che non riesce a terminare fluidamente le domande e spiegare contemporaneamente al capo che è più facile se traducono in diretta.
La Ragazza nei video visti fin’ora appare come una teen da film sexy anni ’70, e non le giova molto alla credibilità artistica. I suoi pezzi hanno una certa orecchiabilità e strizzano l’occhio ai primi ritmi afroamericani pre-rock&roll, ma dal vivo non ha praticamente voce e l’unica cosa che salta all’occhio è la faccia più grande delle mani di Gianni Morandi!

Torna la squadra sul palco, confusione totale oramai, è un po’ che sembrano ricaduti nel vortice incontrollabile di gaffe e imprecisioni della serata di ieri, ma è finita, dai che ce la facciamo!

tra i Giovani passano Serena Abrami e Raphael Gualazzi: ole’!

Gianni presenta un numero di pol dance (si scrive così?) una folle invenzione delle ultime ore in America, mutuata dalla lap dance dei night, già federata e in ambizioni da Olimpiadi: si va bene, ma prima la scoppola e lontananza però!
4 blocchi di cemento appesi a dei pali di acciaio, sembrano una prova statica per le piatre delle C.A.S.E.  de L’Aquila.

Fuori Albano e Patty Pravo!
Finale caciarone col Direttore d’orchestra “Chitarrico” che distribuisce percussioni ai presentatori.

Seconda serata che ha aiutato un po’ alcune canzoni con il secondo ascolto, ma ha anche materializzato l’impossibilità reale di tirar fuori capolavori dove non ce ne sono, l’evidenza di una rincorsa al prodotto medio e poco rischioso viene confermata, un paio di sorrisi ce li han donati i due ragazzi promossi alla finale.
Per ora credo non si possa chiedere di più.

A domani!


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permalink | inviato da Nightfreeqnc il 17/2/2011 alle 2:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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Note Biografiche dell'essere vivente in questione...

Nighty
 nasce… come tutti!
E sarà proprio questo che gli regalerà quell’eterna espressione di stupore nel non persuadersi che un essere come lui potesse venire al mondo come gli altri esseri umani!
Passerà la prima parte della sua vita nell’abile arte di mimetizzarsi tra gli abitanti del globo terracqueo, annaspando volontariamente tra la mediocrità di studi tecnici e gli approcci poco convincenti con l’università.
Successivamente, con una spiazzante mossa del tutto uguale a quella dei migliori esemplari di homo sapiens (una raccomandazione parentale), conquista un posto in fabbrica come operaio generico.
Non contento della mimetica e insulsa vita fin lì costruitasi, identifica in un altro mestiere l’apoteosi dell’idiozia e contemporaneamente il suo posto perfetto per ingannare qualunque dubbio sulla sua provenienza o presunta intelligenzaL’Animatore Turistico!

Purtroppo l’istinto primordiale di scarabocchiare e far domande su qualunque cosa riempia della sua massa l’atmosfera di questo sconosciuto pianeta, e formulare di tanto in tanto pensieri di senso compiuto su fogli di cellulosa, ancora oggi minano la sua faticata tranquillità.
Si è recentemente prodotto in un libro di racconti e frammenti poetici (Racconti e Frammenti, Montedit 2005), scrive saltuariamente su un Blog (www.nightfreeqnc.ilcannocchiale.it) e continua a far domande e ad impiastrare albe primordiali e intensi tramonti con la sua pedissequa espressione di stupore.
Voci veritiere e confermate dai fatti che lo danno vincitore di un premio letterario col suo primo romanzo “Noiæ (jamme po’ iì!)”(poi trasformato in "Noi (...ae!)" per l'imminente edizione Serarcangeli), acuiscono l’incombenza che prima o poi venga riconosciuto, isolato e reso innocuo per la società.
Nell’attesa del lieto evento le ultime notizie pervenute lo danno eremita in un luogo ameno alle pendici di un monte del “Golfo del Lazio” alle prese col suo secondo romanzo.
Nel frattempo subisce gli effetti delle fobie da letto singolo e degli sbalzi di umore propri della sua natura.

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