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Diario


5 marzo 2008

Syria

Un’altra Me

“…Nella musica leggera tutto è stato già scritto, le combinazioni melodiche ed armoniche possibili sono di fatto esaurite, quindi è sempre più frequente cadere in riproduzioni, imitazioni di porzioni di melodie o sequenze di accordi editi…”
Cazzate!
Miles Davis più o meno diceva: “Io guadagno ancora poche centinaia di dollari per concerti in piccoli locali, eppure la mia esperienza e il mio studio mi hanno portato a conoscere più di 70.000 accordi diversi. Conosco invece sempre più giovani musicisti che fanno tour milionari per carriere intere con 4 accordi!”
Eqquindi…
Nel pop per troppo tempo è stata spinta, promossa, esaltata come dote, un’ignoranza musicale palese, personaggi copertina statici, senza passato e futuro…
Produttori-compositori-arrangiatori
prezzolati, impersonali, a cottimo, che clonavano armonie, modi e stili tentando pedisseque copie conformi a successi consolidati e considerati format replicabili all’infinito: industria, pura fredda, cieca industria!
Questo ha apparentemente ed ingannevolmente funzionato per una manciata di lustri, perché nel conseguente abbrutimento del pubblico, nell’abbassamento continuo dell’età media dei fruitori di musica di massa, nella progressiva limitatezza degli stili e delle novità proposte e promosse, era facile il proliferare di “madonne-teickdet e gherlspeziate”, molto più facile duplicare, farsi concorrenza con prodotti siffatti, che cercare, sviluppare e produrre innovazioni alla Hendrix, Davis, Marvin Gay, ecc…
Ma tutto ciò ha avuto come solo risultato evidente e ponderabile per l’immediato futuro industriale(tanto per valutarla con gli stessi mezzi del “nemico”), lo svilimento del senso del possesso di un’opera, l’assenza di stupore verso note nuove, l’assenza di ricerca di cose nuove, lo sterile appoggio delle orecchie verso solite poche proposte stilistiche come musica da sottofondo aeroportuale perenne… una costante diminuzione della scelta consapevole e curiosità verso la definizione di una “propria musica” da parte del potenziale “cliente”.
Questo unito alle nuove tecnologie, ai prezzi ingiustificati di molti Cd (in massima parte dovuti all’ammortizzamento di contratti milionari sottoscritti con sopravvalutate e infeconde pop-star, e non per IVA, trasporto, ecc…), hanno stimolato in modo abnorme la pirateria e il download illegale, ucciso la produzione del Pop come stile multiforme che avvicina stili e mood diversi alle orecchie di tutti, e a catena di tutte le musiche e le influenze che da sempre lo alimentano.
Ma…
Questo disco
(come altri, ne sono certo), nella sua “adorabile minutezza”, nella sua “candida curiosità”, nella sua “immediata ricercatezza”, nella sua “insperata qualità ed originalità” compositiva, di arrangiamenti ed interpretazione, testimonia che semplicemente, come nella politica ad esempio, ci sono persone, false filosofie e progetti vetusti che segnano il passo e dovrebbero farsi da parte anche per la loro stessa sopravvivenza…
Lasciare che novità e idee tornino a pilotare le scelte per il futuro, non solo nella musica che resta comunque una bella metafora del “tutto”.
La buona musica si può fare, non si è mai smesso di farla, e se di qualità, sorprendente e varia, accenderà nuovamente il desiderio di possesso, di ricerca… come per libri, quadri, cose…

Brava Syria!
Bravo “Gino”LaCrus


La Distanza è ascoltabilissima, con morbida cassa in quattro e suoni acustici e loop e rumori che si fondono rimandando al house-jazz-beat francese (St.Germain Des Pres Café Vol. 1-9).
Prenditi Cura Di Me ha uno splendido suono “Zero 7” (Simple Things-2001) e trasforma in pop l’ultimo grande groove AcidJazz di inizio millennio.
Momenti porta davanti agli occhi stupiti, nelle orecchie inaridite, fluida nelle vene l’immediata contemporaneità di un immenso Sergio Endrigo.
In tutti i pezzi si ode il basso (sempre raro nel pop italico) che contrappuna da attore protagonista le melodie, le armonie e i ritmi dell’album.
Tutto il Cd è il grido di rottura, sorridente e soddisfatto, di una “piccola cantante” con una grande anima contro conformismi e convenzioni commerciali.(Commerciale non deve più significare brutto!)
È la rivendicazione di protagonismo della sommersa capacità autoriale della “vera musica pop italiana” viva in piccole band, autori, musicisti troppo spesso dispersi nel web, in piccoli locali di provincia, piccoli festival e piccoli dischi con poca direzione artistica…
Ma pur tra errori e impurità inevitabili, è dall’artigianato che la musica risorgerà.

Cia’
Nighty


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permalink | inviato da Nightfreeqnc il 5/3/2008 alle 17:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


18 febbraio 2008

L'ultimo di Lorenzo

Jovanotti
Safari

Primo ascolto
Il pregio-difetto di Jovanotti, quindi inevitabile, pericolosamente sostituibile e quindi non consigliabile, è l’orizzontalità delle melodie, figlia della cultura autodidatta da turista della musica che il vecchio ragazzo si è costruito con passione e misura.
Orizzontalità del tratto di matita che avesse l’ardire di disegnare le canzoni di Lorenzo.
Ma per contro un gran sussulto di guglie, spirali e diagonali dei vari andamenti ritmici dei suoi pezzi, frutto del suo DNA nato dalla fusione melodica tra Rap, Funk,Afro, Brasilian sound, Jazz e Soul!
Quindi poche difficoltà a seguire con le orecchie e l’immaginazione i nuovi sentieri musicali del migliore cantautore che il Pop Italico ha prodotto involontariamente degli ultimi 15 anni; semplice e gustoso costruirsi ognuno il proprio viaggio nel Safari del mondo.
Il Turista della musica si è appassionato ai luoghi visti così tanto da volerne sempre più costruirsene uno proprio, ha aperto quindi un piccolo b&b nei primi anni ’90 accogliendo i primi curiosi o modaioli ospiti con affetto e umiltà…
Ha dato in gestione ad altri quel primo piccolo ostello e ha decisamente costruito una catena di alberghi etnici, metropolitani, tipici che vivono dei luoghi, dei musicisti, dei giochi e le sventure, degli amori e gli impegni, dei problemi e le virtù che i loro habitat propongono-impongono.
Questo parallelismo per giungere a chiarire come con grande misura e capacità Lorenzo possa utilizzare fisarmoniche, sezioni fiati, chitarre distorte, bassi profondi, percussioni e archi, piano elettrico e Steinway, arpa, voci africane, rap americano, il suo morbido e timido canticchiare storie “per esempio”, raggiungendo una semplicità d’ascolto unita ad una grande varietà di arrangiamenti, una grandissimo impatto sonoro (uno dei pochi italiani a reggere il confronto con produzioni anglosassoni e U.S.A.) e in finale una grandissima validità musicale popolare.
Lorenzo è uno di quelli che fa Pop, che cioè sposa la “missione” di portare al popolo storie, armonie, ritmi e melodie altrimenti nascoste in nicchie per pochi “intenditori”.

Preesistenze
Da “Una Tribù che Balla”, disco della svolta più Musicale di Jova dopo i fasti più leggiadri e disimpegnati dei primi album deejaytelevisioniani, fino a “Lorenzo ‘97: L’Albero” (il miglior album italiano di quell’anno, battendo a mio parere anche il musicalissimo Macramè di Fossati), la crescita è stata inarrestabile.
Il cammino si è poi consolidato con “Lorenzo ’99: Capo Horn” (splendido utilizzo di sezione archi e orchestra in anticipo rispetto ai tanti cantanti italiani che di lì a poco sfrutteranno e qualche volta abuseranno delle medesime sonorità), inciampato un pochino in “Quinto Mondo” e il Live che purtroppo seguiva una turnè di minor efficacia di quella de L’Albero (quella si da riprendere live per un progetto discografico).
Poi è tornato a stupire tutti con un progetto strumentale (Roma Collettivo Soleluna) che spero abbia prima o poi un degno seguito, è tornato a mordere con “Buon Sangue” e poi ha riaperto i suoi alberghi suggestivi per i suoi viaggi musicali con questo Safari.

Eqquindi

Belle tutte le ballad, anche se forse sono quelle che un po’ soffrono la similitudine più evidente con passate produzioni.
Ottimo il groove di Safari e Mezzogiorno, i fiati di Tamburini sottolineano energici brani in cui non ti aspetteresti di udire una sezione di ottoni.
Echeggia qua e là jazz e soul nell’approccio strumentale, ci sono programmazione, loop e campioni sonori; ma tutto è ascoltabile e fischiettabile già dal primo approccio.
Credo che Lorenzo sia oramai maturo per proporsi nelle collaborazioni ad artisti come Fossati, Capossela, Segreto, un rinsavito Pino Daniele, ecc… per unire la sua invidiabile capacità comunicativa e artistica a personalità nostre, vive e forti per costruire un gradino solido ove appoggiare il passo verso il futuro che la nostra musica deve decidersi a fare, recuperando con la stessa curiosità di sempre le nostre radici musicali e culturali, nascoste a noi quasi come i canti aborigeni o le ritmiche centrafricane.

Ad Majora!

Nighty


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permalink | inviato da Nightfreeqnc il 18/2/2008 alle 17:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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Note Biografiche dell'essere vivente in questione...

Nighty
 nasce… come tutti!
E sarà proprio questo che gli regalerà quell’eterna espressione di stupore nel non persuadersi che un essere come lui potesse venire al mondo come gli altri esseri umani!
Passerà la prima parte della sua vita nell’abile arte di mimetizzarsi tra gli abitanti del globo terracqueo, annaspando volontariamente tra la mediocrità di studi tecnici e gli approcci poco convincenti con l’università.
Successivamente, con una spiazzante mossa del tutto uguale a quella dei migliori esemplari di homo sapiens (una raccomandazione parentale), conquista un posto in fabbrica come operaio generico.
Non contento della mimetica e insulsa vita fin lì costruitasi, identifica in un altro mestiere l’apoteosi dell’idiozia e contemporaneamente il suo posto perfetto per ingannare qualunque dubbio sulla sua provenienza o presunta intelligenzaL’Animatore Turistico!

Purtroppo l’istinto primordiale di scarabocchiare e far domande su qualunque cosa riempia della sua massa l’atmosfera di questo sconosciuto pianeta, e formulare di tanto in tanto pensieri di senso compiuto su fogli di cellulosa, ancora oggi minano la sua faticata tranquillità.
Si è recentemente prodotto in un libro di racconti e frammenti poetici (Racconti e Frammenti, Montedit 2005), scrive saltuariamente su un Blog (www.nightfreeqnc.ilcannocchiale.it) e continua a far domande e ad impiastrare albe primordiali e intensi tramonti con la sua pedissequa espressione di stupore.
Voci veritiere e confermate dai fatti che lo danno vincitore di un premio letterario col suo primo romanzo “Noiæ (jamme po’ iì!)”(poi trasformato in "Noi (...ae!)" per l'imminente edizione Serarcangeli), acuiscono l’incombenza che prima o poi venga riconosciuto, isolato e reso innocuo per la società.
Nell’attesa del lieto evento le ultime notizie pervenute lo danno eremita in un luogo ameno alle pendici di un monte del “Golfo del Lazio” alle prese col suo secondo romanzo.
Nel frattempo subisce gli effetti delle fobie da letto singolo e degli sbalzi di umore propri della sua natura.

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