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Diario


17 ottobre 2008

Turnaround 1° parte

 

Reazioni ad azioni, a fatti e parole, a commenti ed allusioni, a previsioni e opinioni…
  
Della tivvù, del web, dell’amico incazzato con la finanziaria, del professionista impaurito dal suo piccolo paradiso illegale costantemente minacciato.
 
Reazioni ad azioni, illusioni, sconfitte e magre vittorie, problemi che sai che arriveranno, ma che ti incazzi quando si presentano puntuali con la faccia di tua figlia: vuota di domande e risposte, piena da desideri da bigiotteria.

Reazioni ad azioni, notizie, sguardi e riflessioni che non te ne capaciti, che non ne sei all’altezza secondo molti… eppure le fai, è solo che non conosci tutte le parole per raccontarle e allora bestemmi, alzi le mani e la voce, schiaffeggi l’aria, rimbalzi nel vuoto.

Reazioni ad azioni, a fatti che coinvolgono la storia recente del mondo, della tua città, la famiglia o solamente te stesso.

Reazioni ad azioni… ti prendono sulla poltrona di casa, nel letto occhi sul giornale dopo la buonanotte, in ufficio, per strada, in auto orecchio alla radio l’altro al traffico e occhi sull’edicolante carina che sorride ogni matina… a tutti!

Reazioni ad azioni…

Ti prendono nel tuo mondo, agiscono con te perché sei nel tuo quotidiano vivere, e nel tuo ambiente è immediato il confronto, il gonfiore alle tempie, l’dore denso di frittura di quegli imprevisti e astrusi ingredienti che piovono nell’olio bollente della tua vita di tutti i giorni.

La tua casa, la tua città, la famiglia, i conoscenti e gli amici, i colleghi… ti colleghi e in un microsecondo tutto ciò che ti risale dallo stomaco, che ti scende dalla fronte accaldata, che pulsa sotto i peli superflui del petto, ti rende essere umano, cittadino di un luogo.

 

Sono certo che i cittadini che vivono da generazioni in un luogo, riconoscano un forestiero prima ancora che egli sveli il suo accento, che chieda o dia esplicite informazioni sul luogo o su di se. Lo guardano attraverso i fumi del caffè e dei discorsi da bar, lo vedono avvicinarsi, non importa se deciso o più evidentemente distratto, non importa quanto grande e popolosa la città che li ospita, ma ad un certo punto uno di loro fa:

- È di fuori!

È scienza!

È reazione ad un’azione… eccetera eccetera.

È una capacità istintiva che tutti possiedono, tutti gli abitanti di un luogo che hanno messo sulla graticola della vita la loro padella da abbastanza tempo per renderla bollente e reattiva.

Tutti hanno un luogo ove immediatamente salutano a cenni ricambiati col sorriso di tazzine di caffè che svelano opinioni e fumose discussioni, camminano lenti ed infastiditi nel traffico sorridendo al solito invito di svolta a destra, parcheggiano in attesa di pargoli, di una donna, di un amico, in seconda fila, sfruttando il potere restringente delle quattro frecce, che com’è noto funziona solo dove sei residente!

Tutti…

Tranne me!

A me capita invece che la notizia del giorno, la fastidiosa sensazione di espellere una fastidiosa o piacevole reazione ad essa collegata si spengano immediate lungo l’autostrada che non è mai la solita, di fronte a facce d’autogrill o di bar della stazione che mi hanno già riconosciuto, prima che io possa proferir parola.

Io dietro vapori di bar e rumoreggiare metropolitano non riesco a riconoscere nulla se non l’ovvio: Son tutti di qui!
…Mi pare.


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18 febbraio 2008

L'ultimo di Lorenzo

Jovanotti
Safari

Primo ascolto
Il pregio-difetto di Jovanotti, quindi inevitabile, pericolosamente sostituibile e quindi non consigliabile, è l’orizzontalità delle melodie, figlia della cultura autodidatta da turista della musica che il vecchio ragazzo si è costruito con passione e misura.
Orizzontalità del tratto di matita che avesse l’ardire di disegnare le canzoni di Lorenzo.
Ma per contro un gran sussulto di guglie, spirali e diagonali dei vari andamenti ritmici dei suoi pezzi, frutto del suo DNA nato dalla fusione melodica tra Rap, Funk,Afro, Brasilian sound, Jazz e Soul!
Quindi poche difficoltà a seguire con le orecchie e l’immaginazione i nuovi sentieri musicali del migliore cantautore che il Pop Italico ha prodotto involontariamente degli ultimi 15 anni; semplice e gustoso costruirsi ognuno il proprio viaggio nel Safari del mondo.
Il Turista della musica si è appassionato ai luoghi visti così tanto da volerne sempre più costruirsene uno proprio, ha aperto quindi un piccolo b&b nei primi anni ’90 accogliendo i primi curiosi o modaioli ospiti con affetto e umiltà…
Ha dato in gestione ad altri quel primo piccolo ostello e ha decisamente costruito una catena di alberghi etnici, metropolitani, tipici che vivono dei luoghi, dei musicisti, dei giochi e le sventure, degli amori e gli impegni, dei problemi e le virtù che i loro habitat propongono-impongono.
Questo parallelismo per giungere a chiarire come con grande misura e capacità Lorenzo possa utilizzare fisarmoniche, sezioni fiati, chitarre distorte, bassi profondi, percussioni e archi, piano elettrico e Steinway, arpa, voci africane, rap americano, il suo morbido e timido canticchiare storie “per esempio”, raggiungendo una semplicità d’ascolto unita ad una grande varietà di arrangiamenti, una grandissimo impatto sonoro (uno dei pochi italiani a reggere il confronto con produzioni anglosassoni e U.S.A.) e in finale una grandissima validità musicale popolare.
Lorenzo è uno di quelli che fa Pop, che cioè sposa la “missione” di portare al popolo storie, armonie, ritmi e melodie altrimenti nascoste in nicchie per pochi “intenditori”.

Preesistenze
Da “Una Tribù che Balla”, disco della svolta più Musicale di Jova dopo i fasti più leggiadri e disimpegnati dei primi album deejaytelevisioniani, fino a “Lorenzo ‘97: L’Albero” (il miglior album italiano di quell’anno, battendo a mio parere anche il musicalissimo Macramè di Fossati), la crescita è stata inarrestabile.
Il cammino si è poi consolidato con “Lorenzo ’99: Capo Horn” (splendido utilizzo di sezione archi e orchestra in anticipo rispetto ai tanti cantanti italiani che di lì a poco sfrutteranno e qualche volta abuseranno delle medesime sonorità), inciampato un pochino in “Quinto Mondo” e il Live che purtroppo seguiva una turnè di minor efficacia di quella de L’Albero (quella si da riprendere live per un progetto discografico).
Poi è tornato a stupire tutti con un progetto strumentale (Roma Collettivo Soleluna) che spero abbia prima o poi un degno seguito, è tornato a mordere con “Buon Sangue” e poi ha riaperto i suoi alberghi suggestivi per i suoi viaggi musicali con questo Safari.

Eqquindi

Belle tutte le ballad, anche se forse sono quelle che un po’ soffrono la similitudine più evidente con passate produzioni.
Ottimo il groove di Safari e Mezzogiorno, i fiati di Tamburini sottolineano energici brani in cui non ti aspetteresti di udire una sezione di ottoni.
Echeggia qua e là jazz e soul nell’approccio strumentale, ci sono programmazione, loop e campioni sonori; ma tutto è ascoltabile e fischiettabile già dal primo approccio.
Credo che Lorenzo sia oramai maturo per proporsi nelle collaborazioni ad artisti come Fossati, Capossela, Segreto, un rinsavito Pino Daniele, ecc… per unire la sua invidiabile capacità comunicativa e artistica a personalità nostre, vive e forti per costruire un gradino solido ove appoggiare il passo verso il futuro che la nostra musica deve decidersi a fare, recuperando con la stessa curiosità di sempre le nostre radici musicali e culturali, nascoste a noi quasi come i canti aborigeni o le ritmiche centrafricane.

Ad Majora!

Nighty


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permalink | inviato da Nightfreeqnc il 18/2/2008 alle 17:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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Note Biografiche dell'essere vivente in questione...

Nighty
 nasce… come tutti!
E sarà proprio questo che gli regalerà quell’eterna espressione di stupore nel non persuadersi che un essere come lui potesse venire al mondo come gli altri esseri umani!
Passerà la prima parte della sua vita nell’abile arte di mimetizzarsi tra gli abitanti del globo terracqueo, annaspando volontariamente tra la mediocrità di studi tecnici e gli approcci poco convincenti con l’università.
Successivamente, con una spiazzante mossa del tutto uguale a quella dei migliori esemplari di homo sapiens (una raccomandazione parentale), conquista un posto in fabbrica come operaio generico.
Non contento della mimetica e insulsa vita fin lì costruitasi, identifica in un altro mestiere l’apoteosi dell’idiozia e contemporaneamente il suo posto perfetto per ingannare qualunque dubbio sulla sua provenienza o presunta intelligenzaL’Animatore Turistico!

Purtroppo l’istinto primordiale di scarabocchiare e far domande su qualunque cosa riempia della sua massa l’atmosfera di questo sconosciuto pianeta, e formulare di tanto in tanto pensieri di senso compiuto su fogli di cellulosa, ancora oggi minano la sua faticata tranquillità.
Si è recentemente prodotto in un libro di racconti e frammenti poetici (Racconti e Frammenti, Montedit 2005), scrive saltuariamente su un Blog (www.nightfreeqnc.ilcannocchiale.it) e continua a far domande e ad impiastrare albe primordiali e intensi tramonti con la sua pedissequa espressione di stupore.
Voci veritiere e confermate dai fatti che lo danno vincitore di un premio letterario col suo primo romanzo “Noiæ (jamme po’ iì!)”(poi trasformato in "Noi (...ae!)" per l'imminente edizione Serarcangeli), acuiscono l’incombenza che prima o poi venga riconosciuto, isolato e reso innocuo per la società.
Nell’attesa del lieto evento le ultime notizie pervenute lo danno eremita in un luogo ameno alle pendici di un monte del “Golfo del Lazio” alle prese col suo secondo romanzo.
Nel frattempo subisce gli effetti delle fobie da letto singolo e degli sbalzi di umore propri della sua natura.

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