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Diario


14 gennaio 2005

13 Gennaio 1915

                                                      Avezzano 1789



















Fernando De Bernardinis
è un ragazzo molto sveglio e attivo nel pieno dei suoi quattordici anni; vive in una piccola cittadina del centro Italia, studia al Ginnasio e si sveglia sempre puntuale, da solo, per andare a scuola.
Qualche volta invita Enrico, un suo amico, a ripassare qualche lezione insieme... poco prima di avviarsi, la mattina presto... quando fa freddo ed è ancora grigio il giorno che si affaccia sulla conca.
 












   Via Marsicana, oggi via XX Settembre                                         Via Mazzarino

Ha gli occhi chiari del cielo montano, Fernando, gli occhi fieri di chi vive la sua terra!
Quel giorno si svegliò più presto del solito, attese l'amico, poi iniziarono a studiare: erano le sette!
Seduti intorno ad un tavolino, luci di lampade di fine secolo scorso, profumo di legno, stoffa e pietra; colori stentati sui vecchi libri usati; abili le loro dita pilotano la penna in una calligrafia d'altri tempi sui fogli ocra di preziosa carta.
... ...
C'è qualcosa di remoto, eredità di vite passate ben più ardue e delicate di deboli equilibri col mondo, che fa sì che poco prima di un evento improvviso, inatteso, gli uomini sentano il bisogno di guardarsi negli occhi, di stringere con forza la presa delle loro mani, di puntare i piedi contro il terreno e poi irrigiditi e supplicanti, scoprirsi a guardare il suolo.
... ...
Fernando alzò lo sguardo dal quaderno verso l'amico...
Le sue mani strinsero forte la penna e il bracciolo della sedia e vide quelle di Enrico spezzare la matita e afferrare il tavolino...
Vide il pavimento e i suoi piedi...
Un urlo sotterraneo e infernale! Un vento fragoroso e inspiegabile, odoroso di muffa e polvere.
I piedi ballano una dolorosa e incontrollata danza, le mattonelle si staccano dal suolo, l'urlo cresce, è assordante, accelera, spezza le pareti e le orecchie come sotto colpi di magli invisibili e letali... Fracassa sulla loro testa i residui della loro recente normalità.
La stanza si frantuma! Chiude con un tonfo irriproducibile l'aria e la vita sulla testa dei due ragazzi!
Buio!... 
... ...
Ansimanti respiri... Una sola sottile lama di luce negli occhi, un'altra accuminata, incessante e dolorosa infilza le loro gambe ferite: costrette da un peso imponderabile in posizioni innaturali.
Enrico si trova catapultato dal diabolico e tragico balletto, alle sue spalle,premuto contro la sua schiena... entrambi immobili, doloranti.
- Ora ci vengono a prendere! Non preoccuparti!- Fernando parla con l'amico e spera e trema.
Poi lamenti, grida disperate riecheggiano tra le fenditure delle rovine... e poi picconate latrati di cani in superficie...
Poi una gazzosa! Leggiadro refrigerio poco prima della lenta liberatoria risalita.
Fernando bussa alle sue spalle e porge la bottiglia...
La lascia andare...
Non riesce a girarsi per sorridere all'amico..
Sente rotolare il vetro...
Sente i suoi richiami rimbalzare fra i frammenti di pareti e la polvere di cemento...
Non capisce... fino a quando non lo tirano su...
Solo?
Vede allontanarsi quel buco nella terra;
vede la bottiglia riversa e gocciolante le ultima stille della dolce bevanda e...
Vede la schiena ricurva e silente di ogni respiro
- Enricooo!...
Ora è solo!
... ...
Avezzano, 13 Gennaio 1915
Il sisma più forte mai registrato in Italia fino ad allora, dopo quello di Messina, ha raso al suolo la piccola cittadina e tutta la Marsica.
La popolazione decimata! Tradizioni, dialetti e storia annullati in pochi secondi... Pochi ricordano, i media tacciono, anche in occasione di anniversari centenari... E oramai anche i nuovi Marsicani immemori delle loro radici sradicate, sembrano essersi scrollati di dosso i calcinacci e la polvere della loro precedente vita!
Oltre 10.000 vittime! Una sola costruzione rimasta illesa...
... ...
Fernando, mio nonno, berrà spesso gazzosa da quel dì, lucidando gli occhi chiari e fieri di ricordi e battute; rinvigorendo la sua voce della sua memoria...
Fin quando un infarto lo portò a raccontare la sua storia in cielo!
... ...
Lo dovevo a Lui, a me, alla mia città e...
A mia Madre che ha i suoi stessi occhi e il suo respiro delle macerie nei polmoni stanchi.
Ogni tanto fischiettate una leggera melodia in bianco e nero e soffiate un dolce pensiero alla mia regione spesso dimenticata:
L'Abruzzo forte e gentile.
... ...
- Nonno cos'è il terremoto?
- Je terramute... Chi le po' di che è?... E' L'angele della morte che sòna la tromba, e po' addo' passa sfascia!
- Anche le case?
- ... Le case se tercevane, resestevane e se lamentevane! Porte e feneshtre sbattute comm'a chiamà aiute. Parevane d'ossa, muscol' i tendene le case... comm' i cristiani, tant'era je sforze che facevane pe' nen se spalla'!...
... ...
In lovin' memory
Nighty




permalink | inviato da il 14/1/2005 alle 16:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa
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Note Biografiche dell'essere vivente in questione...

Nighty
 nasce… come tutti!
E sarà proprio questo che gli regalerà quell’eterna espressione di stupore nel non persuadersi che un essere come lui potesse venire al mondo come gli altri esseri umani!
Passerà la prima parte della sua vita nell’abile arte di mimetizzarsi tra gli abitanti del globo terracqueo, annaspando volontariamente tra la mediocrità di studi tecnici e gli approcci poco convincenti con l’università.
Successivamente, con una spiazzante mossa del tutto uguale a quella dei migliori esemplari di homo sapiens (una raccomandazione parentale), conquista un posto in fabbrica come operaio generico.
Non contento della mimetica e insulsa vita fin lì costruitasi, identifica in un altro mestiere l’apoteosi dell’idiozia e contemporaneamente il suo posto perfetto per ingannare qualunque dubbio sulla sua provenienza o presunta intelligenzaL’Animatore Turistico!

Purtroppo l’istinto primordiale di scarabocchiare e far domande su qualunque cosa riempia della sua massa l’atmosfera di questo sconosciuto pianeta, e formulare di tanto in tanto pensieri di senso compiuto su fogli di cellulosa, ancora oggi minano la sua faticata tranquillità.
Si è recentemente prodotto in un libro di racconti e frammenti poetici (Racconti e Frammenti, Montedit 2005), scrive saltuariamente su un Blog (www.nightfreeqnc.ilcannocchiale.it) e continua a far domande e ad impiastrare albe primordiali e intensi tramonti con la sua pedissequa espressione di stupore.
Voci veritiere e confermate dai fatti che lo danno vincitore di un premio letterario col suo primo romanzo “Noiæ (jamme po’ iì!)”(poi trasformato in "Noi (...ae!)" per l'imminente edizione Serarcangeli), acuiscono l’incombenza che prima o poi venga riconosciuto, isolato e reso innocuo per la società.
Nell’attesa del lieto evento le ultime notizie pervenute lo danno eremita in un luogo ameno alle pendici di un monte del “Golfo del Lazio” alle prese col suo secondo romanzo.
Nel frattempo subisce gli effetti delle fobie da letto singolo e degli sbalzi di umore propri della sua natura.

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