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Diario


16 gennaio 2005

13 Gennaio 1915 3° Parte: Nino Cacaccia...

Mi infilo sotto le coperte, rabbrividito dal gelo della stanza non riscaldata: l'assenza perdurante da casa mi ha fatto risparmiare il gas da riscaldamento... ma ora sono col muso sottocoperta che inalo dall'esterno e vaporizzo i miei 36.7 dentro il giaciglio... Mi accoccolo come un bambino in posizione fetale... lascio andare il cd (BlueNote revisited...) e mi addormento...

Cattedrale e Monte Velino

Non credo ai miei miscredenti occhi! Vedo l'interno della Cattedrale di Avezzano che mi osserva gelida delle sue bigie pietre, delle sue cornici di travertino in eterna attesa di dipinti, vetrate artistiche... non previste!
E' deserta! Silenziosa di un eco fatto dei miei passi solitari, dei respiri sottovoce, dello scricchiolio della polvere sotto il cuoio, lo stridere della suola di gomma umida della pioggia di fuori sui graniti del pavimento... Ma io non porto nessun "cuoio!"
Immediatamente mi trovo a cercare l'intruso del mio sogno: occhiata panoramica che scandaglia ombre, panche, altari e crocifissi. Niente! Tutto immobile! A pensarci bene ora è svanito lo scricchiolio... Accelero lo squittire delle mie scarpe sportive e passo in rassegna le sedute...
Quasi immediata la vedo... Ora! Una figura ricurva in un'intensa preghiera: vestita di una maglia a righe di lana infeltrita e stracciata... improbabile, pantaloni adombrati di aloni di vecchio, di uso continuo e incurante, di bisogni minimi mai espletati, Scarpe di cuoio!... Vecchie, scollate, allacciate malamente dai residui di lacci rilegati con altri frammenti di stoffa e corde diverse...
Sono vicino.. lo guardo: è un uomo, vecchio, viso appuntito, barba bianca incolta come spilli di ghiaccio sul prato d'inverno... E' inverno! Ha il labbro inferiore storto, una coppoletta in testa e le mani ispessite dal lavoro umile, giunte, posate sul piano della panca. Si volta e mi saluta...
- Cia' vajo! Che tte serve?... Nen me rrecunusce?... So' Nnino!
Nino Cacaccia! Figura mitica dell'Avezzano pionieristica. Quella dello struscio in piazza anche a dieci gradi sotto zero! Quella del circolo dei Marsi; quella delle lotte campanilistiche e economiche con Sulmona e L'Aquila... Quella orgogliosa della sua veste stanca e dell'anima energica... Della consapevolezza di esserci di nuovo... da poco! Quella che sa di meritare rispetto e considerazione come chiunque sia stato capace di rinascere da poche parole rimaste, un mucchio di pietre deformi di bombardamenti e catastrofi, un pugno di uomini, e ricostruire un'identità... una cittadinanza!... Lui era il simbolo dei "pazzi del paese"... Quelli buoni, che raccontano favole, che rivendicano la superiorità dei loro astrusi sogni e del reale e profondo passato; quelli che fan ridere di battute impensabili e piangere di poesia dialettale inaspettata e irripetibile...
Nino morì intorno agli anni '90 investito da un'auto...
Era un po' che si era trasformato un un vecchio collerico e scontroso: forse aveva inteso prima di chiunque altro, che la debole anima di quella sfortunata e piccola città si era venduta alle aspirazioni di altre realtà... che non aveva più preteso rispetto e considerazione, ma cercava sterili approvazioni nella mera imitazione di altri modelli... così distanti da lei...
Ora era lì, davanti ai miei occhi caccolosi di sonni arretrati e riposi incompleti e disturbati, mi guardava e aveva l'aria sorpresa e superiore di chi attende tutte le elucubrazioni silenti di "Noi intelligenti" ma non vede sostanza.
- Allora?... Che 'tte serve?- Ripetè...
- A me? Niente! Io mi trovo qui per caso, giuro!
- Lassa perde! A chi vo' fregà... Nen volevi sapè proverbi, detti... Storie de quacche tempo fa?
- ... Beh! Si!
- Ah! Ecco... Allora? Chiedi... chiedi pure!?!
- Come stai, Nino?
- I' steng' bbone! Tu te sta' a 'nvecchia', 'nvece... Quant'anne tè?... E te' gia i capiji sotto traccia!
- Grazie... Eh! Eh!
- E che fai mo'? Che lavoro fai?
- Beh! Faccio l'animatore... Poi scrivo qua e là... Ogni tanto disegno, suono, ascolto un po' di musica... Vorrei andare al cinema e a teatro più spesso, ma...
- Vabbo' nen sta' a refa' ne cazze!... E sentiamo... Co' cchi?
- Oramai dirigo ragazzi nei villaggi, programmo le attività con i direttori e le agenzie di animazione...
- E' bbeje a cava' je ragne dajie buce co' lle mani deji atri!
- Tu scherzi! Ma non è stato facile iniziare qui ad Avezzano...
- Le saccie! Che mme lo dici a ffare! Ecche è nne casine... Se te fa' vale' fòri, te dicono che ssi' scappate... Se t'avventuri pe 'nna via nòva dentro 'sta città... te vanne chiamenn' scèmo... pazzo... 'ntuntite...
- ... E' un lavoro che ti allontana dalla tua città purtroppo... Si rischia di perdere amici... conoscenze...
- Che se possa resciojie je mijique a chi nen tène ajji amici comme le riliquie!
- C'hai ragione... Sei ispirato stanotte... Eh?
- L'atra notte ajie durmite a cujie sturate!
- Ah! Ah!... Io invece... Sai, che mi ero dimenticato l'anniversario del Terremoto? E' che sono preoccupato di tante cose... Ho investito molto tempo nel mio lavoro e ora ho paura di non raccogliere...
- Ragne, ragne, ragne
: tant' m'abbusche e tante me magne! Nen te preoccupa'... Tutto se resolve! La tè 'na ragazza?
- ... Mi piaceva Stefania... sai: quella di Ascoli...
- Ma se lla mitti car'a ssòle, ce fa' le lashtre!  E ppo' era de fòri, recordete: triste quije cejjie che s'apposette a Capistreje*! Mo' ne trovi n'atra... Nen te preoccupa'! Se ppo' quaccheduna te scanza, e ffa finta de gnente, pensace: je cane addo' nen mocceca ce piscia!
- Sarà! Ma io ho molte difficoltà a rilassarmi e pensare a me... alla vita privata... Se mollo un po' il lavoro... qua non si pagano le bollette!
- Tè raggione: la femmena co' la frègna se guadagna le pane! L'omme co' je cejjie se mòre de fame!
- Nino! Siamo in chiesa!
- Non te preoccupa', so' scoperto che nen je ne frega 'n cazzo delle parolacce... So' altri i probblemi che scuriscono il cielo!
- Oh! Hai detto una battuta su Capistrello.. Te ne ricordi un'altra? Certo che una volta ci si divertiva pure a litigare tra paesi vicini...
- Beh! Una la tenghe... Ji pìjiavame pe' ccule pecchè erane arretrati, pe' nnu'... allora, a une, ce dicette ne ggiorne:
Alle ddu' rajjia j'asene, alle quattre canta je calle, alle se' s'arrizza je cejjie... questo è ll'orologio de Capistreje!
- Grande! Senti... Devo andare che domani è una giornata faticosa... Ho finito tutto in frigo e devo pure fare la spesa...
- E' che oggi buttéte tutt' cos'! Nen sapete stipa' gnente! 'Na vota era diverso: ajie porche nen ce sse sprecheva manche je pingiacchie!
- Hai ragione... Sono cambiati tanto i tempi, vero?

La piana de Fucino... dove c'era il lago
- Vero! Però vu' ggiovani marsicani, nen ve dimenticate che lla terra nostra sule nu' poteme falla vive! J' atri, se vva bbene, la lasciano sopravvive... E è n'atra còsa! Fra diec' anne so' cente daje terramute! Che ddici... ce rivedemo?
- Ci penserò... Spero di si! Veramente!... Io vado... tu come stai?
- Steng ne poche stritte dentro a 'sta panca... Vulesse murì cinque minuti... Pe' stira' le cosse!
- Ah! Ah!...
... ...
Ridemmo insieme... Poi mi voltai... sentii ammucchiarsi le coperte sotto la pancia, mi sollevai, ricoprii la schiena infreddolita... Spensi lo stereo e mi addormentai di nuovo.

Il castello oggi: centro congressi e teatro

















... ...
Ciao Nino... Ciao Avezzano!
16 Gennaio 2005: Vedute Panoramiche

13 Gennaio 1915 1° Parte
13 Gennaio 1915 2° Parte: Le foto
13 Gennaio 1915 2° Parte: La ricostruzione
Nighty
*Capistrello: paese vicino Avezzano, li divide da sempre un sano campanilismo ( a volte meno... sano)

Mo' Vu' diteme a quali proverbi s'assomijene, nei vostri dialetti e chiedetemi pure chiarimenti ddo' nen capite gnente!
I' stengh' ecche!
Nighty



permalink | inviato da il 16/1/2005 alle 17:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (35) | Versione per la stampa
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Note Biografiche dell'essere vivente in questione...

Nighty
 nasce… come tutti!
E sarà proprio questo che gli regalerà quell’eterna espressione di stupore nel non persuadersi che un essere come lui potesse venire al mondo come gli altri esseri umani!
Passerà la prima parte della sua vita nell’abile arte di mimetizzarsi tra gli abitanti del globo terracqueo, annaspando volontariamente tra la mediocrità di studi tecnici e gli approcci poco convincenti con l’università.
Successivamente, con una spiazzante mossa del tutto uguale a quella dei migliori esemplari di homo sapiens (una raccomandazione parentale), conquista un posto in fabbrica come operaio generico.
Non contento della mimetica e insulsa vita fin lì costruitasi, identifica in un altro mestiere l’apoteosi dell’idiozia e contemporaneamente il suo posto perfetto per ingannare qualunque dubbio sulla sua provenienza o presunta intelligenzaL’Animatore Turistico!

Purtroppo l’istinto primordiale di scarabocchiare e far domande su qualunque cosa riempia della sua massa l’atmosfera di questo sconosciuto pianeta, e formulare di tanto in tanto pensieri di senso compiuto su fogli di cellulosa, ancora oggi minano la sua faticata tranquillità.
Si è recentemente prodotto in un libro di racconti e frammenti poetici (Racconti e Frammenti, Montedit 2005), scrive saltuariamente su un Blog (www.nightfreeqnc.ilcannocchiale.it) e continua a far domande e ad impiastrare albe primordiali e intensi tramonti con la sua pedissequa espressione di stupore.
Voci veritiere e confermate dai fatti che lo danno vincitore di un premio letterario col suo primo romanzo “Noiæ (jamme po’ iì!)”(poi trasformato in "Noi (...ae!)" per l'imminente edizione Serarcangeli), acuiscono l’incombenza che prima o poi venga riconosciuto, isolato e reso innocuo per la società.
Nell’attesa del lieto evento le ultime notizie pervenute lo danno eremita in un luogo ameno alle pendici di un monte del “Golfo del Lazio” alle prese col suo secondo romanzo.
Nel frattempo subisce gli effetti delle fobie da letto singolo e degli sbalzi di umore propri della sua natura.

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