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Diario


12 maggio 2005

Disertori III° Capitolo

L'inizio
II° Capitolo
... ...

Adesso è veramente tardi! Richiude la vecchia agenda e il ricordo di quel dolore. Quel rifiuto, non nuovo in fondo, lo faceva sorridere ora: non era stata la prima volta che le sue presunte qualità e originalità erano state rifiutate in favore di una rassicurante normalità e ci si era abituato. In questa nottata non aveva voglia di rifletterci su… forse domani!
?In My Solitude
Un ragazzo guarda una ragazza, la ragazza guarda la terra e tira calci nervosi nel vuoto. Il ragazzo le parla piano… non ode ciò che le dice… la scuote… lei grida… si volta, se ne va!

III° Capitolo

?Brother Trying To Catch A Cab (On East Side) Blues (B. Marsalis)
BROTHER TRYING TO CATCH A CAB (ON EAST SIDE) BLUES

Il blues ha una dote, che altri stili musicali non potrebbero vantare: la ripetitività, il ciclo, il giro che si ripete così platealmente; è dentro le note, nel loro denso corpo vibrato e caldo che cambia imprevedibilmente, è nelle orecchie di ognuno, che un blues prende forma del proprio blues.
– …Come?… Come sarebbe: non può funzionare tra noi?! Che significa: non c’è dialogo fra noi?! Perché siamo lontani quando siamo soli? Sembrano solo scuse, così improvvise, cos’hai?
– Scusa, devo andare un attimo in bagno. – Erano state le sue ultime scostanti parole.
Poi l’aveva vista, agile e sostenuta, allontanarsi dal loro tavolo appartato in quel locale “in” nella 5° Avenue, e scomparire tra tanti colori, tanto lusso negli arredi primi ‘900, come il volto di qualche donna presente. Piante più o meno finte nascondevano pellicce più o meno da abbellimento per le serate di buffoni in doppio petto dalla carta di credito facile… bloccò d’istinto altri commenti al vetriolo, era lui troppo alterato da una sera che doveva essere speciale: ricordare insieme le carezze, i sospiri, le profonde e morbide pieghe delle lenzuola, il caldo odore del legno nella camera e il profumo della pelle innamorata. Tutte le piccole cose che avevano costruito il loro amore, e poi tentare di saltare, mano nella mano, ad occhi chiusi, un po’ più in là.
Ma gli occhi ora bruscamente destati dalle sue parole si chiedevano come avessero fatto le pieghe delle lenzuola a cedere a tanta falsità, il suo naso a confondere gli odori, le sensazioni.
Si alzò senza attendere, salutò l’amico cameriere, imboccò al primo tentativo l’infernale porta girevole e fu in strada: la “street-music”, tanto acclamata, ora lo urtava, non gli donava ritmo e atmosfera, ma nervi, rancori e disperazione. Vaga per un po’ a piedi e ne fa di strada tra insegne e lampioni. Folle ricerca di un taxi:
– Figuriamoci a New York!
Tornare a casa sulla 52°… la storica strada del Be-Bop, niente Village Vanguard, o Sweet Basil, o Blue Note stasera, anche Dizzy è andato via, e rimane solo quella camera di “legno puzzolente” ora!
– Taxi!… Taxi! – Guarda in lontananza e agita il braccio.
– Eccolo! A casa di corsa e… ehi! Dove va quello!… E’ il mio taxi! Ehi! Bastardo, fermo!…
L’uomo ben vestito e noncurante delle grida, sale lanciando plasticamente la sua ventiquattrore sul sedile.
– Scusa amico ma ho fretta. – Sottovoce, poi: – 5° Avenue grazie!
– Yeah, man! – Risponde il tassista… nero: forte accento del sud e una musica alla radio e negli occhi che infastidivano le geometrie della cravatta dell’uomo.
– Ti piace Davis?
Miles Davis, man?
– No!
Mi risparmi, la prego, sono stanco e in ritardo…
– Ehi man! Se fossero tutti come lei la fama dei tassisti della grande mela andrebbe alle fogne!
– Sembra che questo taxi ci sia già stato!!!
– Ok!… Messaggio ricevuto: 5a Avenue e in silenzio… man! – Getta un’ultima sospetta occhiata dallo specchietto retrovisore e spegne la radio.
Di corsa fuori dal taxi, paga e, veloce verso un locale molto “in” entra alla prima prova in una porta girevole… lei è già lì che aspetta:
– Ciao cara! E’ molto che aspetti?
– Un po’! Mi sono liberata prima del previsto. E tu?
– Ho avuto molto da fare in ufficio e…
– Non è un problema abbiamo tutto il tempo che ci occorre ora!
Non suonava affatto male quella frase, ma sul volto dell’uomo non c’erano segni di particolare soddisfazione, di desiderio.
– Dai… hai capito! Mi sono decisa e oggi ho, come dire, liquidato il passato, senza troppe lacrime… vengo via con te! – Sorridente e un po’ incosciente e leggera nel suo abito da sera scuro.
– Cazzo! – Esclama istintivamente lui mentre sfoglia la carta dei vini.
Terrore, solitudine che piano, piano soffia il suo gelido fiato sul volto, arrossa le guance, il naso, fa lacrimare gli occhi e poi fa sentire la sua voce; la voce di lui:
– … Dio mio! Non avrei mai voluto dirtelo così, in queste condizioni, questa sera, non pensavo che tu… fino a questo punto!… Non è il caso… credimi mi spiace ma…
Non fece in tempo a finire e non sembrò dispiacergli affatto. Lei si alzò in un centesimo di secondo trascinando rumorosamente la sedia, prese soprabito e borsetta e si eclissò.
Quante belle giacche, quante belle cravatte, tutte in una sola stanza, più o meno da abbellimento per stupidi ingannevoli manichini stressati… oppure era lei che ora li vedeva così.
Passò a testa bassa davanti allo stupito cameriere, si intrecciò piangendo davanti alla porta girevole, la passò e uscì di corsa in strada: luminosa, ben frequentata, colorata, pulita e sempre più lontana!
– Taxi!… Taxi!
– Buonasera sweet lady! Dove andiamo?
– 52a strada, grazie!
– L’ha lasciata il suo uomo? Cena d’affari andata a monte?
– Oh! Lasci perdere per favore!
Tassista nero forte accento del sud e quella musica le risuonava nelle orecchie fin troppo familiare e non leniva il dolore ma ne aggiungeva un altro insospettato e profondo.
– Le piace Davis?
Miles Davis, sweet lady?
Nessuna risposta, rivolta verso il finestrino, lasciava scorrere il riflesso della strada percorsa nei suoi occhi lucidi. L’uomo le dà un ultima occhiata comprensiva dallo specchietto retrovisore poi la lascia ai suoi pensieri.
L’aria è umida e nebbiosa, la foschia arrotonda gli spigoli dei palazzi, sfuma le lame lucenti dei fari e mescola le lettere della targhetta luminosa dell’auto, che rallenta, accosta e lascia scendere una donna sola.
Entra in un portone: il rumore delle chiavi, dei cardini arrugginiti, dello sbattere nervoso, spezza il tenue tema di un blues, che debole e stonato, esce da una finestra non ancora stanca, si fa largo tra la nebbia, insegue un ombra lungo le scale, poi accelera un po’, rincorrendo e stimolando freschi ricordi, rincorrendo il Bop che tanti anni prima spazzava via la nebbia sulla 52a.
... ...
...Continua...
Nighty




permalink | inviato da il 12/5/2005 alle 11:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa
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Note Biografiche dell'essere vivente in questione...

Nighty
 nasce… come tutti!
E sarà proprio questo che gli regalerà quell’eterna espressione di stupore nel non persuadersi che un essere come lui potesse venire al mondo come gli altri esseri umani!
Passerà la prima parte della sua vita nell’abile arte di mimetizzarsi tra gli abitanti del globo terracqueo, annaspando volontariamente tra la mediocrità di studi tecnici e gli approcci poco convincenti con l’università.
Successivamente, con una spiazzante mossa del tutto uguale a quella dei migliori esemplari di homo sapiens (una raccomandazione parentale), conquista un posto in fabbrica come operaio generico.
Non contento della mimetica e insulsa vita fin lì costruitasi, identifica in un altro mestiere l’apoteosi dell’idiozia e contemporaneamente il suo posto perfetto per ingannare qualunque dubbio sulla sua provenienza o presunta intelligenzaL’Animatore Turistico!

Purtroppo l’istinto primordiale di scarabocchiare e far domande su qualunque cosa riempia della sua massa l’atmosfera di questo sconosciuto pianeta, e formulare di tanto in tanto pensieri di senso compiuto su fogli di cellulosa, ancora oggi minano la sua faticata tranquillità.
Si è recentemente prodotto in un libro di racconti e frammenti poetici (Racconti e Frammenti, Montedit 2005), scrive saltuariamente su un Blog (www.nightfreeqnc.ilcannocchiale.it) e continua a far domande e ad impiastrare albe primordiali e intensi tramonti con la sua pedissequa espressione di stupore.
Voci veritiere e confermate dai fatti che lo danno vincitore di un premio letterario col suo primo romanzo “Noiæ (jamme po’ iì!)”(poi trasformato in "Noi (...ae!)" per l'imminente edizione Serarcangeli), acuiscono l’incombenza che prima o poi venga riconosciuto, isolato e reso innocuo per la società.
Nell’attesa del lieto evento le ultime notizie pervenute lo danno eremita in un luogo ameno alle pendici di un monte del “Golfo del Lazio” alle prese col suo secondo romanzo.
Nel frattempo subisce gli effetti delle fobie da letto singolo e degli sbalzi di umore propri della sua natura.

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