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Diario


7 ottobre 2005

L'ultimo Capodanno

L'inizio
II° Capitolo
III° Capitolo

IV° Capitolo

… Poi il suono spolverò le stanche pareti del cuore
e tornarono a galla forme, colori, volti dimenticati,
ma di grande valore…

31/ 12/ ‘92
Giovedì, suona il citofono, ore 22: 20, scendo: Lorenzo mi attende in auto.
Lorenzo compare di una dodicina di anni nelle vacanze, nelle “vasche in piazza”, nelle cene fuori, che vivo durante le mie giornate di ragazzo di provincia... e quest’ultima definizione mi tocca duro, come un jeb di Holmes, scendo!
Vecchio karateka! Si fa per dire: sportivo e competitivo sempre, in ogni campo, agonista, calciatore; ma un tempo disegnava Naïf con pastelli ad olio su qualsiasi foglio e lo ricorda bene!
– Ciao Lo’! Andiamo, Livio ci aspetta, ha già finito il cenone!
Ah! Dimenticavo, è il 31 dicembre ’92…
Arriviamo sotto la villa, in zona collinare, suoniamo, immediato Livio fa capolino dal portone, accenna qualcosa con la mano e in due minuti siamo in viaggio.
Motore felino rumoreggia, fruscìo di gelide folate invernali lungo i finestrini appannati. I fari sciolgono il buio, ci lasciano leggere i cartelli… l’autostrada, Roma, la festa:
– Be’ co’ ‘sto ritmo arriviamo in tempo! – Ci comunica Lorenzo. Livio al posto del navigatore: guarda l’ora, ricorda che la festa è in una località un po’ più “su” di Roma, e fa una smorfia scettica.
Io sto dietro, rilassato, sento il ruggito dell’auto farsi più calmo:
– Quando arriviamo, arriviamo! – Si distende Lorenzo.
Viaggia la mente, tento di ricordare altri capodanno, ma c’è poco da ricordare: non ho mai partecipato a quelle feste tutto alcool nelle case di chi non riesco neanche a salutare per nome; e neanche a quei party in discoteche stracolme, dove non succede mai niente! In cui tutti i partecipanti raccontano di aver fatto “cose turche”!
Non ho mai ceduto al rito del “ci dobbiamo divertire”, ma sempre, quando possibile, alla scelta del “ci vogliamo divertire”. Quest’altra filosofia, sicuramente meno popolare, fa sì che certe esperienze, viaggi, feste mi abbiano riempito e coccolato come un neonato in braccio alla madre… ma portano date strane, quasi mai capodanno o carnevale: è successo un 20 maggio, un 7 luglio, “date qualunque” che io e i miei amici però ricordiamo bene… spero!

La festa, gli amici, le ragazze, l’alcool, l'oblio, forse è questo che si cerca nelle partecipazioni di massa in certe ricorrenze: l'oblio di quelle sere ti alleggerisce di pensieri, ti fa guardare nuove cose e le rende importanti per poche ore. Occupa la tua mente a pensarle, a sognarle, fino alla fine della sera, quando, con un pugno di arachidi e un sorso di troppo di un qualsiasi spumante, saluti tutti. Poi torna la strada familiare, un po’ tremolante, torna il brusio–gelido–vento, lo accompagnano risate più facili e futili, torna la memoria, torna lo stesso identico umore di poche ore prima e solo un inspiegabile sorriso superstite sulle labbra ti guida dentro casa, sotto le coperte.

Dopo qualche chilometro le risate e il ciarlare fitto coprono il brusio dell’auto: la strada è deserta, ma l’umore è quello giusto.
Sembra un film questo viaggio: l’auto lampeggia i suoi riflessi metallici, solitaria sotto i lampioni degli autogrill. Le nostre parole, voci fuori campo della scena, fanno da sottofondo a questo scorrere di immagini nei rettilinei neri come chilometri di pellicola che scivolano veloci sotto gli occhi di un attento osservatore che attende sviluppi, novità, imprevisti.
– 23:45 raga’ al prossimo autogrill direi… che stappiamo! – Propongo.
– Lo’, mica… – Livio preoccupato, avremmo dovuto raggiungere la festa per la mezzanotte e…
– Ho io la cosa che fa per noi, al diavolo la festa! – Lorenzo si esalta.
– Brindiamo in uno dei prossimi bar! – Si convince Livio.
Sorpassiamo due o tre aree di servizio chiuse, cominciamo ad intristirci.
– Aho’! Ma qua non c’è nessuno! – Fermi all’ultima area di sosta.
– Però lo spumante e fresco! – Lorenzo ci chiama verso la coda dell’auto.
– L’ho messo nel vano della ruota di scorta, ne ha presa di aria!
– Eh! Di là… sembra aperto! – Grida Livio
Sottopasso, lento e… puzzolente, entriamo, salutiamo tutti i presenti: 4 camionisti incupiti e due baristi ancora più cupi.
Stappiamo, versiamo e offriamo a tutti i presenti: ora sorridono, sono prodighi di quegli originali e veraci auguri che solo i camionisti italiani con spiccato accento romano possono fare…
Usciamo… pisciatina “alla ricerca del chiaro di luna” (doveva essere andata a festeggiare anche lei); risaliamo in macchina e il nostro “oblio” è già presente senza bisogno di eccessi; deviamo il tragitto, torniamo verso Roma, allontaniamo l’idea della festa dalla nostra mente, e all’unisono:
– Crêpe al cioccolato a Trastevere!
A stento ci ritagliamo uno spazio un angolino per gustarci l’appetitoso dolce, il piccolo locale è colmo di gente che ha avuto la nostra idea: le feste devono essere risultate noiose anche “agli altri” quest’anno!
Paghiamo, e con sereno e sorridente relax, risaliamo in macchina.
Attraversando Roma nella notte, ci lasciamo stupire, volutamente ingenui, dai filanti riflessi umidi sull’asfalto dei fari di un traffico nervoso, fuori tempo; dai colori della città illuminata dal blu notte che enfatizza il riverbero delle insegne, delle finestre, stelle nel cemento, dal ritmato cambiamento di colore dei mille semafori, dal continuo rumore del fiume di auto sui ponti, dal fluido scorrere del Tevere sotto i ponti.
Ci incazziamo davanti a quell’immensa macchina da scrivere (Altare della Patria), assolviamo via dei Fori Imperiali, ammutoliamo sotto il Colosseo, percorriamo via Cavour e dopo pochi minuti giungiamo all’ormai tranquillo, silenzioso e buio quartiere di San Lorenzo.
Siamo davanti al portone che per anni mi ha visto entrare ed uscire senza troppi risultati… ho ancora le chiavi, lo stesso Antonello mi disse: – Tienile, quando vuoi, vieni… – poi partì per Parigi.
Ora, di riprendere la strada di casa non ci tocca nessun angolo del cervello… quindi!
Uso le mie vecchie chiavi e riscopro con particolare piacere il loro rumore nella serratura, la pesantezza del portone, sempre uguale. La mia camera possiede ancora quell’armadio, in mezzo alla stanza a mo’ di divisore, disegnato sul retro dalla mia mano, qualche anno prima. Una riproduzione della fermata A.T.A.C. e un vero secchio “ da lampione” appesi al muro… i disegni sulle pareti, il calendario di modelle… tutto uguale, deve essere piaciuta ai nuovi inquilini…
Lorenzo in un batter d’occhio è su un letto che dorme: ha guidato sempre lui, la scelta di non andare alla festa l’ha presa anche per quel cattivo sapore che gli tornava su per quella storia che stava sfumando, e lei era là. E’ stanco.
Io e Livio ci accomodiamo nella camera di Antonello: pareti bianche, piccolo soppalco sulla sinistra, grande finestra a destra. Mensole, termosifone, tubi, scala: neri! Una sedia di vimini, una piccola scrivania, sotto la finestra, coperta di panni.
Sul soppalco una scaffalatura, un baule come armadio, un piccolo stereo, cassette qua e là, fotografie e disegni dappertutto!
Anto vive qui! Cerchiamo indiscretamente qualche testimonianza del suo sempre incognito presente: foto dei suoi viaggi, amicizie a noi sconosciute e Livio si distrae sempre più spesso e rimane fisso verso la finestra davanti a noi, poi con uno scatto ricomincia a parlare e a guardare foto, libri e disegni.
– Ora sento che sta bene. Qui sembra che ci sia la sua vita, a me non è riuscito: il periodo a Roma, università a parte, l’ho preso come una vacanza lunghissima, non mi pare di aver costruito granché. Lui no! Immediatamente si è creato degli amici nuovi, impegni nuovi, tanto studio… insomma ha trovato la forza di viverla ‘sta città!
– Tu hai preso l’ultimo treno per casa!
– Già! E ora Anto è un po’ più lontano… però sta meglio!
I nostri ricordi vanno a quella prima ragazza “romana” che cambiò la sua vita… poi il mare assieme, i primi screzi tra amici, battibecchi vergognosi, poi la lontananza, poi la maledetta occupazione alla facoltà e infine Anto si ritrovò solo, senza lei, senza noi.
Lo perdemmo di vista per un bel po’ tra servizi di leva, impegni di lavoro e imbarazzo.
– Ricordo che lo rividi durante un fine settimana e guardarlo negli occhi spenti, come un estraneo che ce l’ha con te, mi fece male… ma era lui che stava male.
Una lacrima mi accarezza lo zigomo, inciampa nelle labbra, impasta le ultime parole e chiudo gli occhi.
Volto la testa: Livio mette una cassetta nel registratore e si stende occhi aperti sul letto.
Vedo nella sua espressione, gli anni passati a capire, a scegliere, gli anni che gli appaiono vuoti e forse invidia ad Antonello anche i dolori… ma è invidia di sincero apprezzamento, resa un po’ cieca verso ciò che gli appartiene, dal particolare momento di suggestione.
Due corpi distesi pulsano, stanchi ma rilassati, di un leggero sonno di attesa. Hanno avvicinato la vita di un amico, senza vederlo, lo hanno capito una volta di più e tra poche ore saranno di nuovo a casa e di quella sera solo qualche parola tra i denti e qualche suono tra le pieghe delle orecchie.
Un’unica sensazione ancora ci scuote e ancora per un po’ di tempo credo: quella di essere scesi da un treno durante un lungo viaggio e scoprire dopo, che quel treno ha percorso ancora tanti chilometri e per noi è sempre più difficile saltar su di nuovo.
– Livio!… Oh!… Che ne pensi?
– … Magari, cambiamo treno!
– … Sì! Buonanotte!!!

...Continua...




permalink | inviato da il 7/10/2005 alle 20:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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Note Biografiche dell'essere vivente in questione...

Nighty
 nasce… come tutti!
E sarà proprio questo che gli regalerà quell’eterna espressione di stupore nel non persuadersi che un essere come lui potesse venire al mondo come gli altri esseri umani!
Passerà la prima parte della sua vita nell’abile arte di mimetizzarsi tra gli abitanti del globo terracqueo, annaspando volontariamente tra la mediocrità di studi tecnici e gli approcci poco convincenti con l’università.
Successivamente, con una spiazzante mossa del tutto uguale a quella dei migliori esemplari di homo sapiens (una raccomandazione parentale), conquista un posto in fabbrica come operaio generico.
Non contento della mimetica e insulsa vita fin lì costruitasi, identifica in un altro mestiere l’apoteosi dell’idiozia e contemporaneamente il suo posto perfetto per ingannare qualunque dubbio sulla sua provenienza o presunta intelligenzaL’Animatore Turistico!

Purtroppo l’istinto primordiale di scarabocchiare e far domande su qualunque cosa riempia della sua massa l’atmosfera di questo sconosciuto pianeta, e formulare di tanto in tanto pensieri di senso compiuto su fogli di cellulosa, ancora oggi minano la sua faticata tranquillità.
Si è recentemente prodotto in un libro di racconti e frammenti poetici (Racconti e Frammenti, Montedit 2005), scrive saltuariamente su un Blog (www.nightfreeqnc.ilcannocchiale.it) e continua a far domande e ad impiastrare albe primordiali e intensi tramonti con la sua pedissequa espressione di stupore.
Voci veritiere e confermate dai fatti che lo danno vincitore di un premio letterario col suo primo romanzo “Noiæ (jamme po’ iì!)”(poi trasformato in "Noi (...ae!)" per l'imminente edizione Serarcangeli), acuiscono l’incombenza che prima o poi venga riconosciuto, isolato e reso innocuo per la società.
Nell’attesa del lieto evento le ultime notizie pervenute lo danno eremita in un luogo ameno alle pendici di un monte del “Golfo del Lazio” alle prese col suo secondo romanzo.
Nel frattempo subisce gli effetti delle fobie da letto singolo e degli sbalzi di umore propri della sua natura.

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