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Diario


3 novembre 2005

Disertori IV° Capitolo, quarta parte.

L'inizio
II° Capitolo
III° Capitolo
IV° Capitolo


6/ 7/’93

Scarabocchi, cancelli tutto ciò che hai pensato per un’ora, ci riprovi e
ti incazzi quando le mani sventolano a vuoto nella tua testa.
Non ti spieghi dove siano andate le parole: è un po’ che
non riesci più a suonare la vita, perché hai scordato le parole.
Perché non piangi per quell’uomo stanco su un letto troppo bianco?
Perché ti senti pronto a schizzare via, lontano, migliaia di chilometri?
Perché non vuoi obblighi?
Tu che ti sei sempre trascurato per gli altri,
ora non hai voglia di crescere e non vuoi “impicci”,
non “vuoi” più fratelli… problemi…
Vuoi un piccolo appartamento, vuoi la libertà,
vuoi cominciare a sentirti libero di perdere un’ora,
di cominciare finalmente a studiare la musica… il “Jazz”.
Vuoi ricominciare a disegnare, sono otto mesi che non lo fai più.
Vuoi finalmente affrontare il genio di mille libri e poi farne colori,
vuoi andare al campo e salutare gli amici,
tentare quella maledetta schiacciata
e scoprire che il “ferro” si è allontanato di altri cinque centimetri
e scoprire che non te ne frega niente.
Vorresti abbracciare una ragazza, quella ragazza,
sfiorare le morbide onde dei suoi capelli,
contare i secondi sulla sua pelle,
e lasciarti rapire sguardi e pensieri.
E vuoi viaggiare, assorbire culture e fonderle e poi esternarle e poi…

Suonare ancora fino a provare dolore alla mani…
saltare ancora fino a spezzarti le ginocchia…
Disegnare ancora fino a consumare carta e matita…
Scrivere ancora fino a consumare parole, immagini e ricordi.
Ma l’ossigeno gorgoglia nell’ampolla, l’uomo stanco ferma a metà
una frase troppo nervosa e tu fermi a metà
quella sensazione di fastidio che ti dà ogni volta che ne ascolti una.
Guardi il volto dell’uomo, non capisci mai cosa prova,
perché è ancora qui?
Perché ci sarà sempre, perché non l’hai mai cercato quando tu c’eri?
Perché nonostante la tua fantasia,
non riesci ad immaginare il futuro senza di lui?
Perché non pensi che lui senta dolore?
Perché ti senti così distaccato da tutto, da tutti?
E non sei capace di avvicinare l’uomo,
poggiare una mano sulla sua spalla,
sentire il calore e il bisogno di riavere qualcosa
di ciò che ha dato, quasi sempre di nascosto.
Sentire di nuovo il tempo che rintocca e ti tocca.
… non so! Non so più niente.
… Scusa pa’!

...Continua...




permalink | inviato da il 3/11/2005 alle 12:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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Note Biografiche dell'essere vivente in questione...

Nighty
 nasce… come tutti!
E sarà proprio questo che gli regalerà quell’eterna espressione di stupore nel non persuadersi che un essere come lui potesse venire al mondo come gli altri esseri umani!
Passerà la prima parte della sua vita nell’abile arte di mimetizzarsi tra gli abitanti del globo terracqueo, annaspando volontariamente tra la mediocrità di studi tecnici e gli approcci poco convincenti con l’università.
Successivamente, con una spiazzante mossa del tutto uguale a quella dei migliori esemplari di homo sapiens (una raccomandazione parentale), conquista un posto in fabbrica come operaio generico.
Non contento della mimetica e insulsa vita fin lì costruitasi, identifica in un altro mestiere l’apoteosi dell’idiozia e contemporaneamente il suo posto perfetto per ingannare qualunque dubbio sulla sua provenienza o presunta intelligenzaL’Animatore Turistico!

Purtroppo l’istinto primordiale di scarabocchiare e far domande su qualunque cosa riempia della sua massa l’atmosfera di questo sconosciuto pianeta, e formulare di tanto in tanto pensieri di senso compiuto su fogli di cellulosa, ancora oggi minano la sua faticata tranquillità.
Si è recentemente prodotto in un libro di racconti e frammenti poetici (Racconti e Frammenti, Montedit 2005), scrive saltuariamente su un Blog (www.nightfreeqnc.ilcannocchiale.it) e continua a far domande e ad impiastrare albe primordiali e intensi tramonti con la sua pedissequa espressione di stupore.
Voci veritiere e confermate dai fatti che lo danno vincitore di un premio letterario col suo primo romanzo “Noiæ (jamme po’ iì!)”(poi trasformato in "Noi (...ae!)" per l'imminente edizione Serarcangeli), acuiscono l’incombenza che prima o poi venga riconosciuto, isolato e reso innocuo per la società.
Nell’attesa del lieto evento le ultime notizie pervenute lo danno eremita in un luogo ameno alle pendici di un monte del “Golfo del Lazio” alle prese col suo secondo romanzo.
Nel frattempo subisce gli effetti delle fobie da letto singolo e degli sbalzi di umore propri della sua natura.

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