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Diario


11 gennaio 2006

Mr. "C"

...Restai per molto tempo a parlare e scarabocchiare le parole del mare con “D”, io in piedi di spalle, lei seduta sulla panchina.
Distanti tra noi... a ben guardarci, ma in verità molto più vicini di quanto un occhio sconosciuto avrebbe mai potuto intendere.
... ...
Si sa, certe distanze non si misurano in metri...
... ...
Poi la salutai tentando di ricambiare il meglio che potevo il sorriso della ragazza e andai via.
“Non le ho lasciato neanche un numero di telefono... “D” non me lo ha chiesto...”

A volte le cose belle e improvvise sono nate per durare il tempo esatto che le separa dalla loro fine, non un secondo di più...
Un frenetico volo di “Bird” poteva durare qualche minuto e restare nella testa e nel petto di chi l'aveva visto e udito in eterno...
Anche il tempo vitale di certi accadimenti non si misura con il freddo rintocco di sveglie al quarzo...


Quando sono solo guardo i monti davanti ai miei occhi: una serra appenninica che mi ricorda campeggi selvaggi e veri, prima del lavoro, prima dei problemi, prima, molto prima dell'ultima storia di mio padre...
Quella serra occlude lo sguardo a sconosciute valli, eppur mi muove la mia testa in domande nuove, la spinge a cercare strade per violarle, per scoprirle e respirarle.
Arrivo sempre di primo mattino.
Posteggio l'auto alla foce del torrente, lì dove si getta nel corso del Sangro.
Poi mi incammino costeggiando il pendio del Monte Amaro, lungo il corso d'acqua.
In una radura panoramica mi fermo a guardare la serra nella sua interezza, ponte tra due catene montuose, diga della piccola e primitiva valle, sorgente del rigoglioso torrente.
Mi fermo sempre un po' a pensare...
Mi scopro dondolante come un bambino che ascoltasse gli aneddoti dell'anziano padre...
Solo...
Prima di ricominciare il cammino verso quella solitaria e unica lapide posta nel fitto del bosco, musicata di cascatelle e uccelli, foglie danzanti e vento, scricchiolare di arbusti e profumata del verde originale...
D'un tratto la vedo!
Mi passa di fianco e si ferma poco più avanti.
Le chiedo:
- Cosa ci fai tu qui?
- Guardo i monti e tento di scoprire i loro infinetisimi e giganteschi movimenti...
- Anche io... ma temo sempre di aver perso la vista giusta... il punto migliore per scorgerli...
E lei, delicata e soffiata come un flauto:
- Io ho i tuoi occhi da quel giorno... se vuoi...

E furono passi lenti di fianco al torrente, e voci sul canto dell'acqua e del vento e sguardi tra le fronde verso il cielo...
Insieme...

Ciao “D”
      Mr. “C”

...Continua...
Nighty




permalink | inviato da il 11/1/2006 alle 14:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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Note Biografiche dell'essere vivente in questione...

Nighty
 nasce… come tutti!
E sarà proprio questo che gli regalerà quell’eterna espressione di stupore nel non persuadersi che un essere come lui potesse venire al mondo come gli altri esseri umani!
Passerà la prima parte della sua vita nell’abile arte di mimetizzarsi tra gli abitanti del globo terracqueo, annaspando volontariamente tra la mediocrità di studi tecnici e gli approcci poco convincenti con l’università.
Successivamente, con una spiazzante mossa del tutto uguale a quella dei migliori esemplari di homo sapiens (una raccomandazione parentale), conquista un posto in fabbrica come operaio generico.
Non contento della mimetica e insulsa vita fin lì costruitasi, identifica in un altro mestiere l’apoteosi dell’idiozia e contemporaneamente il suo posto perfetto per ingannare qualunque dubbio sulla sua provenienza o presunta intelligenzaL’Animatore Turistico!

Purtroppo l’istinto primordiale di scarabocchiare e far domande su qualunque cosa riempia della sua massa l’atmosfera di questo sconosciuto pianeta, e formulare di tanto in tanto pensieri di senso compiuto su fogli di cellulosa, ancora oggi minano la sua faticata tranquillità.
Si è recentemente prodotto in un libro di racconti e frammenti poetici (Racconti e Frammenti, Montedit 2005), scrive saltuariamente su un Blog (www.nightfreeqnc.ilcannocchiale.it) e continua a far domande e ad impiastrare albe primordiali e intensi tramonti con la sua pedissequa espressione di stupore.
Voci veritiere e confermate dai fatti che lo danno vincitore di un premio letterario col suo primo romanzo “Noiæ (jamme po’ iì!)”(poi trasformato in "Noi (...ae!)" per l'imminente edizione Serarcangeli), acuiscono l’incombenza che prima o poi venga riconosciuto, isolato e reso innocuo per la società.
Nell’attesa del lieto evento le ultime notizie pervenute lo danno eremita in un luogo ameno alle pendici di un monte del “Golfo del Lazio” alle prese col suo secondo romanzo.
Nel frattempo subisce gli effetti delle fobie da letto singolo e degli sbalzi di umore propri della sua natura.

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