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Diario


30 aprile 2005

Disertori II° Capitolo: la ragazza di Max (1° Parte)

L'inizio
II° Capitolo

…Fa appena in tempo a preparare la borsa
, metterci dentro pantaloncini, scarpe, asciugamano e quel pugno di ricordi, e correre in palestra.
Incontra Max:
– Aoh! Andy, come va il ginocchio?
– Bene Max, mi cambio e arrivo. Mica hai visto Paolo?
– No!
– Ok! A dopo… Ah! Poi ti racconto una storia che avevo scritto tempo fa…
– Vabe’, sono curioso…
Poi però l’intenzione si perde tra normali serate passate ad allenarsi, oppure in “piazza” ad oziare, per timidezza.
Ma più probabile è l’inopportunità di destare certi momenti, duri per Max, ed esorcizzati da Andy tempo fa, “romanzandoci” su una storia.
Adesso l’ombra di quel vecchio riassunto, lo ha invogliato a riprovare certe emozioni, quindi è sicuro, che appena tornato a casa dall’intima birretta fra amici, ci metterà un po’ ad addormentarsi.
Al diavolo la sveglia domattina, si sveglierà lo stesso! Comincia a rileggerla ora…

LA RAGAZZA DI MAX
Sole tiepido tra la foschia di novembre, luce diffusa, senza direzione, colpisce i miei occhi coperti da lenti di famosa marca americana.
Gli alberi ancora trattengono l’invasione del marrone, dell’ocra autunnale, e il leggero vento muove foglie secche sul grigio sampietrino della piazza.
– Ciao Mauro ‘ndo sei stato? Sono quasi le due!
– Ho cercato in qualche agenzia… niente di nuovo…
Il sogno ti porta a spasso come il mare e sbatte sugli scogli.
Pensi sia finita ma il moto ondoso è il tuo padrone e gli scogli te li ritrovi davanti, addosso, scuri e incazzati come non mai!
Il sogno è il “locale”, il club, la fabbrica della nostra immaginazione, la catena di montaggio del divertimento, della poesia: quella poesia fatta di semplici sguardi e semplici parole, immediate, scambiate con mille persone, o con una sola, con lei che ti lucida gli occhi con un sorriso, ti scalda le labbra con le sue morbide labbra.
Problemi di soldi, di disponibilità di tempo, le famiglie, la burocrazia… gli scogli neri incazzati!
Passa Stefano, è lunedì: quando Stefano passa a quest’ora in piazza è sempre lunedì, il suo negozio è chiuso e allora…
Vado con lui verso casa: – Ciao ci vediamo domani – dico a Mauro.
... ...
…Era buio ed io avevo appena cominciato a schiaffeggiare la mia musica su pelli di piccole percussioni, quando entrò, salutò Max e Davide e si sostituì a Randy per un blues, e qualcuno lo chiamò: – Ciao Stefano!
Lo swing mi prese e mi accompagnò verso un assolo splendido, per le mie capacità. Max impallidiva il buio di frasi e scale, Davide lo ricostruiva, profondo e cupo, con il suo walking di basso.
Lo conobbi allora e lo rividi spesso, suonammo spesso e… quanti schiaffi mi avrebbe voluto dare, quando gli annunciai che non suonavo più.
A Roma, l’ultimo anno terribile per i miei studi, ma denso di nuovi incontri, ci vedemmo, suonammo e avvertimmo insieme l’affiorare dei problemi di Max, della sua musica, sempre più grande, sempre più sola.
Davide all’eterna ricerca di un altro, cento altri Max, in giro per Roma, e la sua paura del vociare disattento del pubblico, poi più niente per mesi.
L’estate è passata silenziosa e piatta, riempita di quei divertimenti, quelle risa, che rimbombano poi nella nebbia invernale e diventano lacrime.
... ...
Siamo nella sua camera, lo ascolto suonare “dietro” una bossanova, parliamo di musica, gli parlo del locale, ma ricordo i problemi per avviare il suo negozio, del suo trasferimento doloroso da Roma, e mi auto-censuro.
– Ma con Max e Davide? Come va il trio?
– Beh! Andy, non è che suoniamo insieme; ci vediamo, usciamo, parliamo di musica, di cosa ci piacerebbe suonare, ma mai di serate, di prove. Sai, Davide ha comprato il contrabbasso!
– Il contrabbasso? Yeah!
– Si, usato, 800.000 più le varie riparazioni…
– Che ha?
– Eh, niente, cioè: il ponte, le corde da cambiare, e il puntone sotto… però…
– Però e bello! – Sospiro.
– Si è bello, però ora Davide è combattuto, non sa se diventare un buon bassista, fra tre o quattro anni, o un mediocre contrabbassista…
– Questi sono i soliti dilemmi di Davide… me lo stava accennando, quando il contrabbasso era solo un’idea.

¤Solar (M. Davis)
…Il Blues Café era già pieno e dal bancone si diffondeva “Solar” nell’aria. Davide montava il suo ampli e accordava il suo strumento. Lo vedo sempre così quando lo immagino: seduto, avvolto, arrotolato sul suo basso, a occhi chiusi, che sogna le note più belle da pizzicare da quel duro corpo legnoso, e intanto suona!
Mi parla con la sua solita espressione sorridente, ma tesa come sempre quando deve suonare dal vivo:
– Oh! Andy, sapevo che ti avrei visto stasera, allora suoni?
– No… No! Lo sai, eppoi dovrei ricominciare da capo… e tu?
– Stavo pensando ad un contrabbasso.
– Yeah! Grande!
– Si ma sai, dovrei ricominciare da capo… eh! Eh! – Sorride.
– Non prendermi in giro, non vorrai paragonare me al tuo talento “bassistico”!
– No! No! Mai! Ma non so, tra tre o quattro anni, sarei un buon bassista o un mediocre contrabbassista… sai la tecnica è completamente diversa, guarda…
Prende il basso in verticale, lo impugna, comincia a spiegarmi la diteggiatura, le posizioni, con gli occhi lucidi ma sereni ora, e io lo ascolto e assorbo quelle nozioni mescolate a “Davis” al vociare impaziente della gente e dondolo come Heidi in quell’atmosfera così New York
!
… …
...Continua...
Nighty




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29 aprile 2005

2° Capitolo: My Favourite Things

L'inizio
II° Capitolo

¤ My Favourite Things (R. Rodgers – O. Hammerstein)
MY FAVOURITE THINGS

Avete mai ascoltato “My favourite things”?
Avete mai mosso la testa, ritmicamente sorridente, dietro le
funamboliche e ipnotiche melodie improvvisate da John Coltrane?
Avete mai ascoltato una musica così intensamente da pensare
contemporaneamente ad immagini, storie, e collegarle
come in un film di Sergio Leone ed Ennio Morricone?
Affondare le unghie della trama e le acuminate espressioni
del personaggio principale, dentro l’armonia;
e le variazioni del tema dominante,
la musica stessa, ossessiva, affascinante bolero,
incalzante ed entusiasmante, dentro la vita?!?…

…Ore 23:00, umida serata tardo-autunnale: l’aria, come pareti di vecchie case coloniali, le dava i colori, l’odore di muffa. I passi, sui sampietrini del Piazzale Verano, suonano di gocce sul ghiaccio, così scivolosa, quella sera passava lungo i muri di Roma.
Abbondanti di noia, due uomini, a testa bassa, camminano, calciando i resti abbandonati dai fiorai, e i pezzi di vecchi manifesti strappati.
Strani movimenti dietro quella fermata, sotto la tettoia.
Dietro l’ombra di quel grigio smog le mani si intrecciano scambiandosi “bustine” e soldi, gli occhi, gli sguardi sottovoce ammiccano senza incrociarsi.
Andy ne intasca una e tira fuori un pugno di banconote.
Pierluigi le prende al volo: – Che c’è da guardare? Fottetevi!
La gente prende le distanze, borbotta che “ora proprio davanti a tutti, così sfacciatamente…”
Max nota qualche movimento e avverte gli altri due, che subito nascondono le mani in tasca, a testa bassa, come in un piccolo girotondo, danno le spalle al mondo.
Un autobus sta giungendo, un tram sta per affrontare viale Regina Elena.
I due uomini si posizionano agli opposti dello strano gruppetto.
Lentamente si avvicinano e, aumentando progressivamente il passo, incalzano; ora quasi corrono:
– Fermi tutti, polizia!
– Dai! Dai! Via! Via! – Tentano di disperdersi i tre ragazzi: uno gira l’angolo, si fa largo tra le persone terrorizzate e fugge in via De Lollis inseguito solo dagli sguardi dei curiosi inermi, appena scesi dall’autobus.
Altri vedono in lontananza Max, catturato proprio sotto gli occhi di quelli che, sul bus, guardano la scena, mentre si allontanano su via Tiburtina, scorgendo in lontananza, fra strattoni disperati e urla, l’uomo con Max immobilizzato alle mani, farsi largo fra i pochi presenti.
Dal tram seguono la folle corsa di Andy lungo il muro dell’università, lungo le grida dell’altro inseguitore.
Naso appiccicato al vetro, lo vedono raggiunto, sbattuto sul muro, gambe divaricate e si sente:
Fermo! Fermo, maledetto! Cos’hai qua?
Lo perquisisce, e intanto il tram va, qualcuno sta per telefonare.
L’uomo fruga nelle tasche, tira fuori di scatto un oggetto:
– Che cos’è questo? Eh?
TOCK! Schiocco terribile sui denti!
– Il portachiavi!
– Fottiti tu e il portachiavi!
– Ah! Ah! Te lo sei dato sui denti! – Ridono si piegano per l’affanno e le risate, salutano gli spettatori, che dal tram non hanno ancora capito.
– Minchia! Li hai visti nel piazzale quando tu e Roberto avete gridato? Per non ridere mi sono morso le labbra!
Ah!
Ah!
– Eh! Eh! – Mentre si “massaggia” gli incisivi, – Però la prossima volta io faccio lo spacciatore e tu il poliziotto! Dammi la bustina di sale!
– Ok!
Sergio Eh!
Eh!
Raggiungono gli altri.
– Ok! Ok! Grande scena, buona la prima! – Esclama Max toccandosi gelosamente i polsi.
– Max ‘nnamo! Sennò qua ce fanno neri! – Suggerisce Pierluigi.
– Vabbe’: pizza e birra? – Incalza Andy.
– Vada per la birra! – Conclude Roberto liberando un ultimo respiro affannoso di recupero, poi sorride di nuovo.
Sorridono tutti ballando le spalle. Ancora sghignazzante, Andy segue il gruppo, si volta a guardare i volti attoniti di chi ha assistito a tutta la montatura, ascolta ipotetici e molto probabili “maannateaffanculovà!” retroattivi, mentre l’odore di muffa, di umidità, il colore di avanzi di fiori, il lento sfumare del rumore urbano di Roma a venti minuti dalla mezzanotte, diventa un’inquadratura in allontanamento, con crescente incalzare della musica. Ora Andy prende la rincorsa e salta pesantemente sui quattro, davanti a lui, stimolando un meno ipotetico e più presente “mavaff…”.
Sono le 20:00!
...Continua...
Nighty




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27 aprile 2005

Disertori... comincia il secondo capitolo...

I° Capitolo...

II Capitolo

¤
A Night In Tunisia (D. Gillespie – F. Paparelli)

Oh shoobeedooba!...
Quanto corre la tromba di Dizzy… ma dove va?
Non vede che sono fermo su questo letto
e con le mani infreddolite dall’assenza di sguardi,
non ce la faccio più a seguirlo,
non ce la faccio più neanche a scrivere.
Non riesco a seguire i miei pensieri,
non riesco a parlare,
ad avvicinarmi a nessuno,
mi accorgo sempre meno
dello stato di progressivo “abbrutimento”
che attraverso…
Dove corri Dizzy?
Aspetta un attimo, anche tu,
suonami un altro blues, l’ultimo!
Rallenta, fammi capire… ho paura!
Paura di non capire più neanche te,
neanche un blues…

Si sveglia di colpo, è un po’ presto, ma ormai… si alza: barba, denti e uno schiaffo d’acqua in faccia. Si guarda gocciolante allo specchio ripensa al sogno, tenta di dargli una spiegazione… si veste e va al lavoro con un’efficienza e una rapidità che ormai sente sue e non ci pensa più… al sogno…
“Meno sue” quelle pigrizie che lo accompagnavano all’università: pesanti come i mezzi pubblici di Roma, affollate di dubbiose presenze, come i mezzi pubblici di Roma; e ancora oggi si chiede se sarebbe stato meglio laurearsi e poi lavorare… in fabbrica; oppure lavorare in fabbrica!
A Roma era puntualmente interessato a qualsiasi cosa non facesse parte del suo corso di laurea… e aveva avuto paura che sarebbe successo con qualsiasi altro interesse… era, ed è ancora, convinto di doversi costruire le sue passioni e i risultati inseguiti per esse, senza pezzi di carta logorroici, dispersivi, inutili. Ed in realtà la differenza l’ha sempre fatta lui, oltre il lavoro, oltre lo studio: parlando, suonando, disegnando, vivendo, con il tempo e gli amici, anche il più piccolo momento… sono i “grandi” momenti che languono chissà dove e ne sente la mancanza, di tanto in tanto.
Queste sensazioni sono così forti ora, piacevoli e lontane, che non sa distinguere il solletico di un ricordo, che sovrasta il presente, dallo schiaffo di una ritrovata inerzia, che ne stimola il desiderio…
E’ dentro: gli armadietti, i colleghi...la fabbrica!
– Buongiorno Andy!
– ‘Giorno capo, grande partita ieri… no?
– Tutto culo! – Commenta Tonino l’ennesima “impresa” del suo Milan, in perenne “fase di ricostruzione”. E intanto pareggia al 90° col Piacenza. E intanto monta i pezzi per l’alluminatura.
– No! Questo è culo! – Lo sorprende mostrandogli l’ultimo poster: una splendida modella, da aggiungere a quella parete, tante volte rimossa per le improvvise visite dei “boss”, e altrettante rimessa su, per volere dei ”boss”, e per sentirsi “veramente operai”, per il direttore che non perde occasione per passare a… salutarli, chieder loro: – Come va? – … per guardarla!…
La radio, sempre accesa in reparto, muove le sue onde tra le loro orecchie, e quando, tra un giornale radio e una miriade di canzoncine “Pausiniane” o “Nek-rofile”, trasmette un pezzo di valore assoluto, alzano il volume, la voce e per tre minuti lavorano col sorriso: spontaneo, rapido, come un’istantanea tra amici… “a testa in giù”!
La musica e gli amici, ecco dove corre Dizzy! Ecco quell’impaccio sognato! La musica, gli amici, il gruppo: motivo conduttore di un autobus ancora carico di fermate da effettuare ma immobile da un po’ di tempo.
Sono le 14:01 “striscia” il “badge” sale in auto saluta e vola verso casa a ritagliarsi un altro pomeriggio per assentarsi dal presente e raccogliere altre immagini…
… …
Finalmente in un locale a suonare, dopo un anno di militare, dopo un anno fermo a sognare le mie congas, con i polsi fermi a ricordare altre notti come questa.
Sono cambiate tante cose: non c’è Davide al basso, il locale è “troppo luminoso”, non c’è più quella curiosità dei primi anni quando a ridosso dei “90” avevamo ricostruito la calda atmosfera dei “50” a New York, almeno nei locali!
E io? E’ un anno che non schiaffeggio più questi fusti rossi e cerco l’istintività che mi dava sicurezza e calma nel seguire il tempo, inventarlo. E intanto passa “Autumn leaves”. E’ la prima volta che sui tempi veloci non so cosa fare…
Max suona proprio bene, perché dovrebbe ascoltare le mie idee su uno “standard”? E poi sono così lente queste braccia stasera! E’ così lenta questa mente stasera!
Oddio! L’assolo! Si sbloccano le braccia ora, ma le frasi escono a stento, gli amici applaudono, io no!
Lo vedo l’occhio di Max, ora è diverso: un tempo mi cercava per rassicurarsi di una sua improvvisazione; ora sono io che lo cerco e lo vedo fisso sul pianoforte intento a “sputare colori sul pubblico” ed inventare musica!
Dov’è quel ragazzo che riusciva ad andare dietro ai percussionisti dei CD senza conoscere tecniche e strumenti? Quel modo di incrociare le braccia per non “impallarsi”, e il suo modo di ballare il ritmo dietro le percussioni? Finito! Si è spezzato, ora ci vorrebbero lezioni e lezioni per ritrovare la tecnica, i polsi, ma l'istinto?
– Ok Max, basta così io smetto
– Come? No! Aspetta domani, proviamo con Stefano!
– No Max! Provo a studiare un po’ di più ok? Fare due cose insieme non mi viene, torno all’università!
– Dai, coraggio! Passerà, non abbandonarla la musica…
No! Non è passato niente, studio poco e la musica… be’!...
… …
Notte umida, fredda, nebbiosa: come la guardi, la guardi, sembra sempre un obiettivo fuori fuoco, che fotografa vecchi film, colorati con quei toni finti di un computer!
Oggi Max suona in trio, mi ha detto:
– Porta le congas e il sax, poi facciamo una Jam!
Ascolto i soliti standard e stanotte mi sembrano ancora più belli:
– Ciao, hai portato le congas? E il sax? – Improvvisamente Davide al mio orecchio destro.
– Sì… ma tu? Suoni? – Rispondo e domando a mia volta.
– Sì!
E ascolto anche lui riprendere discorsi lasciati a metà, vecchi brani e sorridere!
Suonano davvero bene, tutti, e io li ascolto, guardo l’ora, comincio a salutare, non mi sento della serata.
Mi complimento, li abbraccio e vado via.
– Ci vediamo domenica? Proviamo pezzi nuovi, vieni?
– Non lo so Ste’, forse…
Max mi guarda mentre suona, mentre scompaio dalla visuale e capisce che non ci sono più, che qualcosa si è rotto dentro: non parlo più di jazz, non fischietto passaggi famosi, e, cosa più dura da accettare, lui non avrà più bisogno di me! Ha paura, però, sotto sotto; e ricorda anche le piccole sciocchezze, non legate alla musica, teme di perderle, hanno costruito un’amicizia, e ora le vede allontanarsi con un ex musicista, che è soprattutto un amico.

Fuori la solita notte, sfocata con quei colori bugiardi. Dentro l’auto ancora più falso e lontano, il rosso dei fusti delle congas, rimaste silenti e fredde tutta la sera, rallentate dall’umidità. Le riaccompagno a casa, le chiudo in uno sgabuzzino e penso a quelle sciocchezze che fanno amicizia, e alla scelleratezza dei primi anni di università.
...Continua...

Nighty

Qui il resoconto della fiera...
Ciao amici.... Sono veramente molto orgoglione di avervi tra i visitatori del mio umilissimo blog...
Tra un po' tornerò assiduo e pedissequo a dispensar leggiadria, gaudio, goliardia, giovialità, scelleratezza e incupimento interiore da questo foglio e tornerò più rumoroso tra le vostre...
Ari-ciao
Ari-Nighty




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20 aprile 2005

Disertori 1° Capitolo 6° Parte...

L'Inizio del viaggio di Andy
... ...
¤Blue In Green (M. Davis)

Blue in green… una musica che mi accompagnava spesso
quando pensavo, una di quelle che scorrono nelle vene
solo in certi momenti…
E io ho scritto di lei, ho scritto per lei, ho immaginato di lei,
ho sperato in lei, poi è finita con lei…
… Forse è questo tempo di cambiamenti,
forse è questo luogo scuro, forse è la voglia di parlare
e scherzare con qualcuno…
… e ora ci vorrebbe un ritmo forte, sbattuto,
rotto su un rullante, e ricostruito e continuato
sul charleston e dalla cassa.
Poi una sequenza di frasi secche,
espressive, immediate, che cantano
le frasi di questi giorni.
Vorrei suonare tutto ciò che ho in mente,
ma forse è meno fastidioso se lo scrivo…
o lo penso, più semplicemente!
Vorrei raccontare a qualcuno come ho provato
ad immergermi nel tempo, a lasciarmi trasportare,
penetrando a fondo tutto ciò che mi capita:
attento, distratto, allegro, triste, malinconico, strano;
avere successo e cambiare ancora e il tempo
che continua a battere il ritmo di uno swing…
Poi tutto finisce in una mattinata fredda,
tristemente grigia e spenta.
Ti trovi in un posto troppo serio,
solo serio dove nessuno ti conosce
e nessuno ti vuol conoscere per quello che sei.
Ti prendono per come gli appari,
e rimani sul filo che ti segna i piedi,
che ti dà fastidio, ma non puoi buttarti da nessuna parte…
Intanto ascolto un blues e mi sparo un panino al cheese!

No! Non allora, altre emozioni, lo riportavano piacevolmente a quei momenti, a torto, primi imputati della sua assenza…

NOTTE INFANGATA

Notte infangata di pioggia, ritmata di leggere, fitte gocce, bagna la mia giaccavento, non alzo lo sguardo oltre la visiera della mia “norvegese”, vento sibilante, gelido, umido, tagliente: ho montato 13 tende di un accampamento militare, sono stato attento alle punizioni (come un portiere davanti a Zico), e alla formalità, in un luogo, la montagna, che mi aveva sempre ricordato libertà, canti, gioia, spazio, e falò notturni.
Il cielo e un cartoncino grigio, illuminato da una luna solitaria seminascosta, timida, sfumata, è attaccato chissà come sulle montagne nero– viola. Poi sembra che su quel grigio, qualcuno ci abbia passato delle abbondanti spennellate di nero, per dispetto, che gocciolano e oscurano la mia mente.
… Mattina! Ore 6:30, mi sveglio, mi svegliano! Mi vesto con i movimenti accelerati dal freddo e impacciati… dal freddo.
Gli altri escono in addestramento ed è strana la loro, almeno apparente, tranquillità, mentre imbracciano zaini e armi e partono sotto l’acqua, in marcia.
Ed immaginate ora il rumore di cento scarponi stanchi, nel fango, il rumore delle gocce su cento mimetiche e…
– Lei non fa mai un cazzo!
– Comandi, signor tenente, che… (cazzo comandi)?
– Dia una mano al cuoco…
Il tenente mi dice sempre così… ma scherza… forse!
E’ incredibile come tanti ragazzi, che dividono un peso così grande come l’addestramento fucilieri non riescano a regalarsi un po’ di amicizia, ma siano tutti gelosi dei propri dolori, pronti sempre a misurarli con altri, come per formare una graduatoria dei più sfigati!
Ecco… è uscito il sole!
… …
E ora ricorda anche quando svogliato e ripetitivo smise di fissare i ricordi di quell’anno anche troppo celebrato e… 90° minuto si avvicinava, ancora uno stacco pubblicitario.

¤Little Wing (Jimi Hendrix. Anche versione Sting-Hiram Bullock)
VUOTO!… LA FINE

E’ grandinato a pezzi di cielo, i miei non ci sono, le poltrone coperte di lenzuola, le finestre chiuse e le persiane lasciano passare la luce a fette, fitta come capelli di una donna e poco più luminosa: fuori c’è il sole.
La mia figura spezza le sottili, lucenti, fragili lame e copre d’ombra la parete di fronte.
Ora tutto è fermo, come una fotografia. Solo io, come una sovrapposizione, un cartone animato, mi ci perdo dentro e muovo masse di lucente pulviscolo, sospeso in aria come i miei pensieri, le mie solite domande in cerca delle solite risposte.
Vuoto, silenzioso e fermo, il tempo se ne sta seduto, a guardarmi, con la faccia di un cane. Mi guarda e fa smorfie, si lecca, gira la testa alle mie stranezze, e aspetta che lo chiami, che lo carezzi, che lo porti via con me…
Che strano: sono lontano un mese e più, torno e mi aspetto che tutti si siano fermati, come me, per un mese e più, fino al mio ritorno, strana aspettativa.
E invece no, loro si sono mossi eccome! Io sono stato inerte, inerme contro ‘sto mese; torno: solo in una casa vuota, sono partiti tutti e non li rivedrò per un altro mese, loro continueranno a correre, ed io, torre tra gli scacchi, fermo ad aspettare, e il tempo a guardare, sbadigliando, in attesa della mia prima mossa.
Guardo il telefono, aspetto che squilli, magari lei… ma chi!?… Ma va!
Non ascolto la segreteria telefonica… soprattutto perché non ce l’ho, ma anche se ce l’avessi…
Accendo lo stereo, un pezzo lento e lo ascolto, seduto a guardare il tempo cane, che annoiato, storce il muso e guaisce.
E’ davvero desolante, voler anche solamente pensare ad una ragazza, anche “passata”, e non trovarne nessuna, nei miei ricordi, capace di tenermi compagnia per più di tre minuti… e in tutto fanno nove, dieci minuti al massimo! Allora penso alla musica, così presente nei miei pensieri e nelle mie parole, che più di una persona mi manderebbe a quel paese… e io prima o poi ci andrò.
Vuoto grigio, le persiane sono spente, dovrei accendere la luce, ma mi “rompe”!
Il cane se n’è andato via, stufo, e ha ricominciato a correre con la lingua fumante e penzolante, sulla poltrona neanche un pelo.
La chitarra! Agguanto il manico di una scopa, corrono le dita lungo il legno e mi contorco come un invasato, corro lungo l’assolo che suona alla mie orecchie, scivolo sulle ginocchia.
Danzo! Salgo le scale, scendo di nuovo, salto sul tavolo, mi piego in due, mimo il “tremolo” e batto sulle corde invisibili! Urlo! Yeah! Stop!
E’ finito il brano, dietro di me un vaso rovesciato, un tavolo calpestato, una scopa rotta in due… spazzo un po’ in giro, rimetto in piedi il vaso, riordino poltrone e tavolo… la scopa purtroppo no, e vado via.
Vuoto, nero di stelle a strisce dalle finestre, il cane è tornato sulla poltrona, e aspetta. Io cammino frettoloso, ma pesante di una borsa mai disfatta, su un marciapiede; la gente solo ombre, i lampioni solo troppo deboli per chiarire i miei occhi stanchi.
Dormirò sul treno, continuerò a girarmi a guardare nei vicoli…
I vicoli, ma non c’è più niente da guardare nei vicoli, da tanti anni ormai, solo immondizia; solo insegne al neon grandi come case, davanti a case… così piccole!
Piatti parcheggi pieni di auto vuote…
Vuoto il mondo ‘stasera come il mio cuore!
Mi sveglio, apro l’armadietto, tiro fuori il cassetto, guardo l’agenda – diario, aperta all’ultima pagina scritta, la richiudo!
– Passo e chiudo!
– … Cosa c’è? – Si sveglia un commilitone.
– Niente, niente, buonanotte!
E da allora solo un lampo scuro come i capelli di Enrica di Bressanone: Formosa ragazza della piscina, guardata, appena conosciuta, mai più vista.
E la bionda sconosciuta, sorridente, imbarazzata dalla presenza della madre, dal tempo che stringeva tutto in quella sala d’aspetto alla stazione di Verona; imbarazzanti le sue gambe lunghissime e i suoi sguardi lunghi, come le gambe; Persa per un treno inaspettatamente in orario, perché tutto ciò succede solo nei film, perché non ci ho creduto, e l’ho salutata, ricambiato, partendo per gli ultimi giorni “verde oliva”.
... ...
E’ ora!, 90° Minuto comincia: sorpassa gli strafalcioni di Giampiero “bisteccone” Galeazzi e guarda se c’è stato qualcuno capace di giocare al calcio, questa settimana, tra i miliardi e la pubblicità…
… E ripensa ai “vicoli” dell’ultimo ricordo… a cosa lo riportano non gli è chiaro, ma sente che è importante… si distrae, suonano al citofono, è Paolo:
– Ok arrivo!
Esce di corsa, cappellino in testa e mano minacciosa contro il cane giocherellone.
– Ho passato una giornata un po’ strana: ‘stamattina qualcosa mi ha svegliato, troppo presto, e sono stato distratto e assente, e… non so come dire, non sono soddisfatto del mio modo di vivere le esperienze che faccio…
– Cavolo! E’ abbastanza pesante come riflessione… devo dire che anch’io… mi capita… di sentirmi preso da tanti di quegli impegni, che non ricordo poi se li ho rispettati, di come… insomma, non è poi strano…
– Si ma tu fai tre lavori; io, in fondo, ora non ho grossi impegni fisici o mentali, se non quelli che spontaneamente cerco, per quella voglia di fantasticare di vivere la giornata… Essere deluso proprio da questo mi fa sentire troppo “lontano” dalla vita, dagli altri… mi fa sentire un po’ troppo solo!
– Vabbè, è un periodo… ora pizza e birra, cinema…
– Sì, dai! Chi viene?
– Bòh! Roberto… i soliti!
– E’ questo, però che un po’ mi stranisce… i soliti!
– E chi vorresti?
– No! Non in quel senso… ripensavo a quando praticamente conoscevamo tutta “la piazza” ora siamo effettivamente un po’ lontani.
– Si, ma ricordi chi frequentavamo, fra gli altri?
– Si… si! Meglio perderla certa gente che trovarla… però qualche ragazza in più…
– Non farebbe male no!… Arrivati!
... ...
Strano, mal di testa improvviso, seduto davanti ad una poco interessante TV alle 24:30, attende il peso giusto delle palpebre per andare a dormire…ecco…ora!
...Continua...
Nighty




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18 aprile 2005

Disertori 5° Parte...

UNO DEGLI ALTRI

"L'incomincio"

Militare da qualche mese, immerso in questo ostinato “verde oliva”, mi chiedo cosa ci faccio qua e guardo gli altri in faccia, e non ci trovo mai niente di interessante, tutti uguali: bianchi di noia e di naja, inespressivi, sconosciuti, vuoti!
Poi, cosa staranno pensando loro di me? Guardandomi in faccia leggendo le mie curiose espressioni? Non trovando uno specchio mi risparmio.
Passano giorni feriali senza storia, aspettando il fatidico fine settimana, sperando che sia libero da servizi e che porti con sé qualcosa da ricordare, o da dimenticare; comunque qualcosa che resti un po’ di più nell’albergo fuori stagione della nostra mente, perché bisogna avere buona memoria anche delle cose che si vogliono dimenticare…
Ma questo week–end sono dentro, di servizio e “punito” e cerco altrove un motivo per non buttare queste 24 ore come le altre, e che mi tenga occupato mentalmente per affrontare, più rilassato, la nuova lunga settimana di inutili faccende militari.
Cammino verso la finestra, volto la testa a destra, a sinistra e rileggo il tracciato per vedere se il mio radar ha trovato qualcosa capace di impressionare la pellicola della mia memoria…
…Poi lui: grasso, ma non troppo, con un po’ di pancia “in fuorigioco” , faccia terribile, macchiata di acne giovanile, sguardo semplice e un po’ vago, occhi chiari, capelli crespi, non bello, no! Decisamente poco bello. Compila il modulo per il “sacchetto biancheria” da consegnare al magazziniere. Sempre calmo, fuori dal gioco, dagli scherzi, va sempre a letto per primo, si sveglia per primo e si reca al refettorio ove presta servizio. Si confonde con gli altri, e non fa niente per venirne fuori, ha qualche amico qui, ma ad infimo livello militare… e ora cerco affannosamente in quel personaggio, quello che sento scorrere in me… so che c’è, c’è in tutti, nascosto più o meno in fondo alla nostra anima.
E lui continua a compilare, e io continuo a pensare. Arrivo alla finestra: inutili impalcature per tentare di rinnovare l’esterno di queste palazzine, il piazzale sempre uguale, il campo da basket sempre vuoto, il giallo vecchio della compagnia servizi… torno indietro.
Mi volto, comincio a ripercorrere i miei passi stampati sullo sporco eterno del pavimento, guardo ancora lui e di lato all’agenda, che usa come piano per scrivere, leggo: “Bianca ti amo”…
… Era una sera d’inverno, e come tante altre sere d’inverno, anche questa aveva aspettato che il pallido sole avesse terminato di spremersi, come un’arancia, tra i monti. Lui aveva atteso tutto questo come un rito tribale fatto di fasi concatenate e inscindibili una dall’altra, e ora toccava a lui: chiudere il gabbiotto di quel parcheggio ad ore, uscire con gli amici a cena, poi in discoteca, e poi… aspettare che qualcosa si agganciasse al rito, lo prolungasse e lo cambiasse anche per pochi attimi. Ma ogni sera era uguale, ogni sera si fermava lì e a loro in fondo andava bene così.
Quella sera entrarono nella trattoria: la solita, economica, trattoria paesana.
Quella sera c’era una famiglia a mangiare, ed un posto era apparecchiato ma… vuoto!
Lui guarda quel posto, stranamente attratto, urta contro qualcosa, qualcuno, chiede scusa d’istinto, si volta e la guarda, lei lo guarda… si guardano insomma!
Lei era una ragazza… normale, di quelle che le vedi e non le ricordi, infatti non la descrivo. Però era davanti ai suoi occhi quella sera, e ci rimase a lungo: anche quando era ormai andata via, voltandosi per un brevissimo momento, quando lui era ormai in discoteca con gli amici.
Non ballò quasi mai, ascoltò parole da lei mai pronunciate, che si facevano strada nella sua mente tra il frastuono tecno del locale. Lui sì che la ricordava! E la descriveva e trovava dentro parole che non avrebbe mai sospettato possedere, non ne avrebbe creduto l’esistenza.
Il sole continuò a spremersi tra i monti, lui ad uscire, a cercarla, e in piccoli centri, non c’è difficoltà a trovarsi, forse ce n’è di più a “manifestarsi”.
La incontrò, e con sconosciuto coraggio, la invitò fuori, senza amici e si parlarono, e lei gli disse frasi che lui aveva sognato, e lui le disse frasi che sperava fossero nei sogni di lei… Bianca!
Sussurrate, seduti in una veranda di un bar, le parole si muovevano leggere al vento, dolcemente inserito in questa nuova, splendida sera.
Poi di colpo fu il silenzio!
Come si fa a parlare, con le labbra così vicine? Con le bocche abbracciate e le lingue così…
Le disse che l’amava… gli disse che l’amava.
Poi lui partì militare e da allora se lo ripetono per telefono e le poche volte che si vedono, nel buio di una stanza silenziosa, o di un’auto solitaria.
Ogni giorno legge sull’agenda “Bianca ti amo”, quell’agenda che conta i giorni, che è quasi finita, che sarai tutto per lei, sarà tutta per te…
Sì! potrebbe essere andata così, anche a lui, uno degli altri. Ecco perché ho sempre rispetto per gli altri, anche quando mi sono antipatici, per le cose che so di loro e, soprattutto per ciò che non conosco affatto.
Improvvisamente alza la testa:
– Michè! Grazie per l’agenda, ho finito sto foglio finalmente… e tu?… Cazzo guardi?
Sorrido. Saltellano le spalle. Mi volto: inutili impalcature per tentare di rinnovare l’esterno di queste palazzine…
... ...
Ricorda ora la soddisfazione che provava quando inventava una storia, quando le donava l’emozione, i ritmi, i colori. Poi il piacere di leggerla, di farla leggere… cose un po’ vecchie: L’età mangia la spontaneità, la sicurezza nelle tue sensazioni… ma non gli era chiaro quando avesse perso di vista questo logorio continuo, quando il monitoraggio si era interrotto, perché?

...Continua...
Nighty




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15 aprile 2005

Ommammamia!!!

Ragazzi! Amici... lettori occasionali ed abituali di questo blog...
Vi rassicuro che mai ho pensato di abbandonare il web per motivi legati a questo foglio... anzi, la consapevolezza che certi impegni e certe priorità limitavano di fatto il tempo da dedicarvi e la qualità delle idee che voglio pubblicare...
Ora ho ricominciato a postare, ma non ho fatto i conti con "l'effetto Massimo": il direttore più affezionato alla mia debole e disfatta figura il quale ha l'abitudine di informarmi di un lavoro, per effettuare il quale si dovrebbero avere 10 giorni di tempo, 5 giorni prima...
Così ho passato l'ultima settimana a scenografare un "fondo" di 7 metri per 2,50 per uno stand dell'Associazione Albergatori di Giulianova che allestiremo alla fiera di Bolzano dal 22 al 26 Aprile.
Oltretutto devo costruire una sagoma con tre figure umanoidi per le fotografie e gestire le attività di accoglienza nello stand.
Che culo!!!
(Ma Er Director Maximo mi ha anche confermato la sua sponsorizzazione per il mio libro e l'aiuto alla produzione della serata animazione per la presentazione e vendita nelle sue due strutture alberghiere... Eh! Eh!)
Stasera vedo gli Stomp!
Domani, prima di ripartire per la costa Abruzzese posto un altro pezzo di disertori.
Intanto vi abbraccio e vi ringrazio per essere tornati nonostante i miei forzati alti e bassi.
Baci alle femminee presenze e vigorose strette di mano ai masculi.

Nighty




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11 aprile 2005

Disertori 1° Capitolo, parte quarta

Bene! Vi ho fatto venire l'acquolina in bocca?... No?... Si?... Forse?!
Insomma, nonappena il volumetto sarà ordinabile in libreria e sul web riproporrò la copertina con tutti i link e le notizie utili.
Manca pochissimo e spero di non deludervi... che siete palati sopraffini e difficili voi!!!
Spero nel frattempo di tornare ad essere un po' più presente qui sul web, con articoli e racconti nuovi.
Intanto continua l'avventura di Andy e... so che la seguite e allora eccovi il seguito.
Come al solito linko l'inizio della storia  e poi vaja con Dios!

... ...
¤ Mimì Sarà (F. de Gregori)

“… Sarà che io col mio ago ci attacco la sera alla notte
e nella vita ne ho viste, ne ho prese, ne ho date di botte,
che nemmeno mi fanno più male, nemmeno mi bruciano più,
dentro al mio cuore di muro, metallo, dentro la mia cassaforte
dentro la mia collezione di amori con le gambe corte
e ognuno c’ha un nome, sopra ognuno una croce
e va bene lo stesso, va bene così…”

De Gregori copriva in quel momento il rumore dei discorsi “rasoterra” di quei "nuovi commilitoni". Non c’era più Loris, Mauro, Drago il genoano, Cosentino il pisano: “Maremma maiala”!… Ma molti sconosciuti, e il rumore dei binari, e quello che fa l’odore forte di similpelle, formica e metallo ossidato, nel naso!
Si appoggiava al poggiatesta e al ricordo dei suoi amici di sempre, ora un po’ più vicini, almeno geograficamente.
Ma aveva paura di non ritrovare più il simpatico “Andy” che finora aveva costruito in quell’ambiente, a Piacenza!

E’ un po’ che non mi saluto più
quando mi vedo allo specchio e mi dico:
“che cafone che sei diventato!”
No! Non è maleducazione,
è che sono tufo di vedere solo la mia faccia,
l’unica che riesca a riconoscere.
La “comitiva” è finita come filosofia, come gruppo.
Potrà pure ricominciare a vivere, magari d’estate,
come una routine a lunga scadenza…
Dov’è la capacità che avevamo di partire
da una cazzata qualsiasi
e arrivare ad ogni tipo di problema?
Esasperando, cambiando, equivocando,
rivalutando i significati delle parole?
C’erano il serio, l’informato, il saggio,
l’ironico, l’inopportuno;
e ognuno aveva una parte nello spettacolo
come in una storia, modello
“Sei personaggi in cerca d’autore”,
ma io non sono Pirandello,
e qui a L’Aquila è un po’ più dura favoleggiare!

Poche facce amiche in quella camerata triste, pochi dialoghi, ma alcuni momenti li ricorda con piacere, li cita con piacere, legandoli alla musica e all’attesa di… 90° minuto!

...Continua...
Nighty




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9 aprile 2005

Tra mille peripezie, facezie e scelleratezze...

Ecco qua la copertina definitiva con le recensioni di Sbloggata e Emanuela Zini



...E il retro


A presto in libreria?...
Nighty




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8 aprile 2005

Disertori, primo capitolo: terza parte!

L'Inizio...

Maleducato lo squillo del telefono lo “ sveglia” da quello stato trance, risponde:
– Oh!… Ciao!… Sì! Tra una ventina di minuti!
Passi tu? Ok!
Ciao!
Richiude il piano, accende lo stereo (ma come lo chiameremo in futuro? Il “surround”?!?), sceglie un CD.
Dexter Gordon, “Long tail Dex”. Ascolta il ruvido sax del suo cuore scolpire e modellare quei pochi minuti con una maestria che aveva quasi dimenticato.
Suonano alla porta, spegne tutto, esce:
Ciao Li’, dove andiamo?
Livio, con uno sguardo enigmatico ed ironico:
– A Eurodisney, Parigi!… In piazza! Dove vuoi che andiamo?… Dai sali!
– Che si fa stasera? Cinema?…
Si parla di tutto tra loro… ma spesso non è abbastanza… è inevitabile, si sente “bloccato” vorrebbe realizzarsi in mille campi diversi e intanto fuori c’è solo la “custodia”, lo strumento lo lascia a casa, incapace di suonarlo!
E questo pensa accada a molti dei suoi migliori amici: sono tutti un po’ in attesa… e un po’ tutti in “azione”, almeno spera!
– L’hai visto il film di Ligabue?
– No, ma assicurano che sia buono
, spero faccia il regista da grande così la finisce di fare album interi con la stessa canzone!
Gli piace prendere in giro i cantautori, che Livio ascolta solo per dare continuità alla sua musica fondata essenzialmente su: un “etto” di “Dire Straits”, due di “De André”, un “mezzo chilo” di “Fossati” e un bel “quintale” di “De Gregori”.
Cerca tra i giovani qualcuno che lo “traghetti” fino al duemila. Andy consiglia Bersani, il nuovo “Jova”, Vinicio Capossela, ma il “Liga” in fondo non è male… e pensava tutto ciò per non rispondere a quello che Livio nel frattempo ha saputo “sparare” sul suo Jazz, Acid Jazz. Come sempre!!!
E come sempre conclude con:
– Ma c’è tanto Jazz in Fossati e De Gregori!
E la finiscono così.
– Va’ che gnocca là!!! – Di scatto Andy.
– Aòh! Sto a guidà!
Però si volta per guardare ugualmente.
– E fermati!… No!… No!… Vai, scherzo!
– … Niente?… Cioè: novità sul fronte sesso?
Ci pensa, intanto è piena “piazza”, riflette sul suo volto quel senso di abbandono che prova quando pensa al “sesso”: quell’imbarazzo, insoddisfazione nella qualità dei rapporti con le ragazze… la routine che inevitabilmente morde la sua passione iniziale e la rapidità con la quale l’indifferenza la copre; la nasconde; la rapidità con la quale butta via le “occasioni”.
E forse Livio lo legge… sul suo viso.
– Va bè! Niente… ciao Robert!
– Aoh! Lì, ciao! Andy, accendi sto cazzo di telefonino che non riesco mai a telefonarti!… Ti presento…
“Un’altra!” Pensa.
–Ciao… piacere – Sorridente, poi volta la testa e saluta volti più o meno conosciuti.
Robert fa sempre tutto da solo: in tre secondi ti saluta, ti distrugge il look, ti da un paio di consigli, ti presenta la sua ultima fiamma, mentre di nascosto telefona ad un'altra, s’inalbera ad una sola critica che gli viene mossa da chicchessia, su di lui o sulla "Maggica". Ma è vero! Ti puoi fidare di ciò che dice, che pensa, è tutto strettamente legato a ciò che fa.
–Discoteca stasera? Però solo se andiamo in gruppo, facciamo un po’ di casino, altrimenti stiamo come statuine a guardare le ragazze degli altri…che squallore!– Risponde Andy ad un invito.
–No! Andiamo tutti…che vogliamo guardare la TV?
–No! Meglio le ragazze degli altri! Cena fuori…?
E un altro sabato è volatilizzato e la domenica partirà un po’ più tardi del solito, appena in tempo per il pranzo, per scoprire che non ci sono piacevoli messaggi in segreteria, che è meglio riaccendere la TV e spegnere i pensieri.

¤In My Solitude (brano scritto da Nighty e quindi introvabile… Per ora!)

… E vorrei suonarti le ultime note del nostro rapporto
col sax… far passare attraverso le mie dita, dal cuore,
nello strumento, poi al cielo, alle tue orecchie,
al tuo cuore,
tutto quello che riuscirò a metterci
e far scivolare i ricordi, le passioni, le speranze
sul ghiaccio che ci divide…
ma che vuol dire “… far passare attraverso le dita…”
c’è solo da riderci un po’ su e scordare tutto
in fretta…
… e vorrei disegnarti gli ultimi tratti sognati,
mai vissuti e gli ultimi sorrisi e far passare
attraverso la mie dita… poi nella matita…
… sono stanco!

Anche stanotte quel sogno:
Un ragazzo
guarda una ragazza, la ragazza a terra e tira calci nervosi nel vuoto. Il ragazzo le parla, piano, cercando il suo sguardo, non si sente cosa le dice… lei non sente cosa le dice, la ragazza fa cenno di no con la testa, ripetutamente e continua a guardare in terra.
Il ragazzo la prende per le spalle tentando di scuoterla, di guardarla negli occhi… brutta mossa amico!
La ragazza chiude i pugni, ora ha smesso di calciare polvere e sassolini, lo guarda, gli urla qualcosa in faccia!… Ma lui sorpreso, impotente, non riesce a sentirla. Lei si volta…
Se ne va!…
Sempre lo stesso incubo più o meno dal viaggio di trasferimento a L’Aquila…

...Continua...

Nighty




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7 aprile 2005

Disertori: segue primo capitolo

L'inizio...

Loris, poco prima del “contrappello”
, si avvicina curioso ad “Andy”, come suo solito seduto sulla branda, preso dalla scrittura della sua agenda, con un orecchio al Walkman e uno alle terribili elucubrazioni di Arben, simpatico commilitone romano.
Loris chiede il permesso, gira il libro e legge:

… A tratti, sfumati e lontani,
la tua immagine mi torna in mente
e impressiona la pellicola della mia memoria
come un lampo:
prima luminosa soleggiata, poi via, via
si spegne e rimane un disegno,
a matita in poco tempo.
Ti guardo ancora una volta
a tratti, sfumati e lontani…
ma è tutto inutile: è solo
un po’ di nero su un pezzo di bianco,
e il tutto è “nebbiosamente” grigio!

Seguiva un disegno a matita, ritratto di una foto di lei.
Loris ammutolisce, si allontana rapidamente, e ancor più rapidamente torna con una foto.
– Dai Andy! Dammi un parere, fammi un disegno, aiutami a scriverle una lettera!
– Cazzo! Loris, piano!… Carina!
Era la ragazza di Loris! Avevano avuto un litigio, abbastanza normale, ma lui era preoccupato e voleva riconquistarla. Andy si sentì per un momento Cirano e…
E lettera fu! Dovevano portargliela insieme ma Andy non ebbe il “36” e allora attese domenica sera per ascoltare le luminose parole di Loris.
Da quel momento nacque un amicizia fatta di appuntamenti saltati, di incontri mai avvenuti, ma anche di molto tempo “verde oliva” passato insieme e di un biglietto da visita tenuto nel portafoglio per rivedersi “dopo”.
Un anno dopo quel portafogli sparì da un telefono pubblico alla stazione Termini a Roma, mentre Andy chiamava, distratto, a casa. La madre ricorda ancora le uniche parole fuoriuscite dalla sua bocca:
– Cazzo, il biglietto!
Riuscì in ogni caso a dedicare a Loris, pilota amatoriale di rally, un “pezzo”:

IL PILOTA DI RALLY
… E il rumore dei sassi sotto le ruote.
… E il rumore del motore sotto il culo.
… E la voce forte del navigatore nelle orecchie.
… E il suono forte dei tuoi pensieri in testa.
E’ l’ultimo tornante; un nuovo suono tra gli altri:
suono di mille voci, cori, incitamenti e…
E’ l’arrivo! E una lacrima scende fra il sudore,
trasparente come la tua vittoria. Il suo sapore
si mescola a questo strano “silenzio” di gioia, voci,
volti, ricordi e … champagne!

Con Mauro, di Pordenone, divise una tale quantità di servizi di guardia che sembrava impossibile potessero parlarsi alla luce del giorno.
Durante quelle interminabili notti Andy ascoltò la prima storia d’amore che sembrava vera indipendentemente dalla realtà, dal futuro; ascoltare Mauro lo rassicurò sulla possibilità di avere rapporti veri col prossimo e ciò soddisfaceva talmente il suo immaginario che:
– Stop! Mauro… Ok! Non voglio sapere ora se ci sono problemi nuovi fra voi… ma ho ascoltato quelli sorpassati… ne sono soddisfatto come di un barattolo pieno di Nutella!
– Yeah! La Nutella! Ok! Hai ragione non ci penso più neanche io, voglio godermi questo senso di serenità!
Gli aveva parlato di una ragazza, che era quella giusta, che era bellissima, che se n’era andata come nuvole dopo la tempesta, lasciandolo bagnato, acciaccato… solo. E un’altra, quasi sconosciuta, improvvisa amica e poi così vicina come gli unici tasselli perfettamente combacianti di un immenso puzzle. Ancora tutto da comporre!!

NOTTE DI GUARDIA
Quando il cielo è sereno, ma nero come carbone?
Alle due di notte, quando sei di guardia a cinque gradi sotto zero
il cielo lo vedi, lo senti nero!
Allora guardo l’asfalto e cammino, col fucile sulla spalla,
calpestando il freddo e osservo lo strano tipo di cielo
che nasce dal suolo coperto di brina:
luminoso pieno di piccoli riflessi, luci e strane
e mutevoli costellazioni sotto i miei passi…
Eh! Sì! Alle due di notte a meno cinque gradi
non c’è bisogno di guardare in alto per vedere le stelle…
però, se ci fosse la luna… si potrebbe cantare.

Chiara… Non c’era giorno che passasse senza pensarla… controllato ed equilibrato, aperto e divertente all’esterno, nel buio della notte, in branda, o in servizio, si richiudeva su quel sentimento, che oramai sepolto dalla realtà, si rifiutava di cancellare dai ricordi per paura di non avere niente in cambio dalla vita: “meglio un po’ di dolore tra i sentimenti che non provare niente!…”
E si addormentava ogni sera con le cuffiette del Walkman nelle orecchie… ogni volta un nuovo musicista ogni volta nuovi suoni.

?Prelude To A Kiss (D. Ellington)
PRELUDE TO A KISS
A cosa pensi quando ascolti Prelude to a kiss,
se non a due labbra rosse, carnose, morbide, sorridenti,
con quel fitto incrocio di chiaroscuri
come crepe in un sottile strato di ghiaccio;
quando le guardi da vicino,
quando il ghiaccio va in frantumi
che poi le baci ed è buio davanti agli occhi,
le palpebre sono chiuse
e nella tua mente suona più forte
quella musica che scorre nelle vene
solo in certi momenti,
come un preludio ad un bacio…

...continua...
Nighty




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Note Biografiche dell'essere vivente in questione...

Nighty
 nasce… come tutti!
E sarà proprio questo che gli regalerà quell’eterna espressione di stupore nel non persuadersi che un essere come lui potesse venire al mondo come gli altri esseri umani!
Passerà la prima parte della sua vita nell’abile arte di mimetizzarsi tra gli abitanti del globo terracqueo, annaspando volontariamente tra la mediocrità di studi tecnici e gli approcci poco convincenti con l’università.
Successivamente, con una spiazzante mossa del tutto uguale a quella dei migliori esemplari di homo sapiens (una raccomandazione parentale), conquista un posto in fabbrica come operaio generico.
Non contento della mimetica e insulsa vita fin lì costruitasi, identifica in un altro mestiere l’apoteosi dell’idiozia e contemporaneamente il suo posto perfetto per ingannare qualunque dubbio sulla sua provenienza o presunta intelligenzaL’Animatore Turistico!

Purtroppo l’istinto primordiale di scarabocchiare e far domande su qualunque cosa riempia della sua massa l’atmosfera di questo sconosciuto pianeta, e formulare di tanto in tanto pensieri di senso compiuto su fogli di cellulosa, ancora oggi minano la sua faticata tranquillità.
Si è recentemente prodotto in un libro di racconti e frammenti poetici (Racconti e Frammenti, Montedit 2005), scrive saltuariamente su un Blog (www.nightfreeqnc.ilcannocchiale.it) e continua a far domande e ad impiastrare albe primordiali e intensi tramonti con la sua pedissequa espressione di stupore.
Voci veritiere e confermate dai fatti che lo danno vincitore di un premio letterario col suo primo romanzo “Noiæ (jamme po’ iì!)”(poi trasformato in "Noi (...ae!)" per l'imminente edizione Serarcangeli), acuiscono l’incombenza che prima o poi venga riconosciuto, isolato e reso innocuo per la società.
Nell’attesa del lieto evento le ultime notizie pervenute lo danno eremita in un luogo ameno alle pendici di un monte del “Golfo del Lazio” alle prese col suo secondo romanzo.
Nel frattempo subisce gli effetti delle fobie da letto singolo e degli sbalzi di umore propri della sua natura.

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