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Diario


31 maggio 2008

Intro quattro... e ultimo

Se Rinasco Suono Il Basso 

Intro

Sono un carabiniere!

Vivo in una tranquilla località del Centro Italia, le mie giornate di lavoro sono condite di controlli e pattuglie di “cortesia”, di ronde di saluti mattutini e appostamenti per qualche piccolo pilota fatto in casa che sceglie le curve della S.P.43 per provare freni, ripresa e tenuta di strada della sua auto…
Si vive di turismo da queste parti, e quando per anni vedi migliaia di persone alternarsi di settimana in settimana lungo queste strade, senza conoscerne e riconoscerne alcuna, non percependo il contributo di tanta umanità allo spessore dei tuoi sogni e delle tue soddisfazioni… un po’ perdi la capacità di credere all’esistenza, all’improvvisa ed illuminante manifestazione di valori più profondi di quelli che riesci a sfiorare per pochi giorni sull’epidermide di questa gente.
Sono fermo ad un appostamento a pensare alla primavera che avanza, alla residua umidità dei ricordi dell’intensa stagione invernale, quando sbuca uscendo dalle mie spalle, sullo svincolo di entrata ai prati bassi, contromano, uno dei ragazzi che lavora in un grande albergo della zona. Fischio con un ritardo dovuto allo stupore di tale abbaglio.
Si ferma un po’ distante, lo raggiungo accompagnandomi con gesti enfatici.
- Ma che cazzo fai?
- No… scusa… ma mi sono fatto male in cucina e andavo al pronto soccorso.
- Mi dispiace, ma se imboccavi il lato giusto non perdevi mica tempo?… E soprattutto se passava qualcuno e svoltava per i Prati Bassi facevi ‘na strage: ti devo fare un verbale e togliere un po’ di punti dalla patente.

Mentre mi passa i documenti mi racconta lo sventurato fatto: praticamente si sveglia tardi per le colazioni, si becca un cazziatone, si incupisce, si accanisce con un cazzotto contro una porta, la sfonda ferendosi la mano e addebitandosi un salato conto per la riparazione, prende l’auto per correre a medicarsi la profonda ferita, passa in contro senso, poi la multa e una bella scalata di punti dalla patente…
No! Il ritiro della patente:
- Ragazzo, hai solo tre punti sulla patente, devo ritirartela!
- Ma che cazzo! Ma allora sei proprio uno str… esagerato! Come ci vado a medicarmi? E che cazzo!
- Senti, sei un po’ nervoso quindi ti consiglio di stare in silenzio e farti accompagnare comunque… per evitare che ti metta in altri guai.
Ammutolisce.
Risale in auto, fa manovra per tornare verso l’albergo e io un po’ sorrido.
Questi sono i casi che devo sbrogliare da queste parti: un po’ di grida nervose, guida scellerata e nervosismo giovanile… ci si può aggiungere qualche ubriaco molesto a capodanno e qualche tamponamento scivolato via dal ghiaccio delle strade invernali.
Non avrei mai pensato di incappare in un fatto degno di essere raccontato, oltretutto la mia misurata e limitata competenza con il racconto o la parola scritta si appoggia instabile alla stesura di rapporti e denunce.
Certo che la fama di illetterati e “tonti” che abbiamo noi carabinieri in Italia è inferiore soltanto a quella dei Belgi in Olanda… o all’infamia degli avvocati nel mondo anglosassone, ma si sa: ogni storia è unica e ha un suo passo lungo il tragitto che la vita le propone, e ogni tragitto risolve i traguardi in modi assolutamente singolari.

Io immaginavo il lavoro delle forze dell’ordine come un film di Starsky e Hutch: ero solo un bambino. Poi quando partii militare sotto l’arma, volevo soltanto fare un servizio militare meglio pagato e più onorevole, ma la passione tornò: firmai e continuai la carriera. Certo non sono diventato generale, e non comando una caserma a Roma o Milano… non comando proprio nulla: sono qui a Pietracamela, tra le montagne teramane, in mezzo a duecento anime che odorano ancora di legno di faggio e pascoli d’altura, anche se hanno i figli all’università e gestiscono attività legate al turismo più che mandrie di bestiame…
E anche io oramai ho un figlio che studia scienze ambientali, che vedo solo un paio di fine settimana al mese, che mi vuole bene e… una moglie che si è innamorata dei silenzi e della pace di questi posti, così che non ho esitazioni nell’affermare che… sto bene.
Cosa costringe il mio palmo destro a chiudersi intorno ad una penna, e a muoversi lungo i ghirigori calligrafici che la mia memoria e le mie emozioni sputano sui fogli bianchi che ho dinnanzi?

Una storia…

Una piccola, sconosciuta e silenziosa storia, che non aveva desiderio di gridare a nessuno la sua presenza, ma che una notte la casualità della vita ha spezzato improvvisamente cacciandole in gola un urlo sordo!
Un uomo giovane e incompiuto.
Un ambiente che non sembrava trattenerne le tracce… quelle tracce di vita, armonici di pensieri e idee che invece mi hanno colpito al ventre e stordito la mente sedentaria.
Il mio lavoro, oltre che rapportare e relazionare i fatti, mi ha permesso di raccogliere testimonianze, dati e date, immagini e pensieri, poi terminato tutto, ho deciso di radunare, ordinare, rendere più leggibile e percettibile ogni cosa e omaggiare la storia e l’uomo.
La vicenda si tingerà del nero della notte subdola che l’ha generata, dei diari di “Lui” e i loro incroci inaspettati con le mie divagazioni lungo l’indagine; gonfierà il petto degli scritti rari ed imbarazzati di “Lei” e della splendida testimonianza di un suo vecchio amico incontrato, ancora una volta, per caso.

Ciao a tutti, ci si legge ad Ottobre.
Nighty

Ah! Se siete stuzzicati dall'idea di passare qualche giorno nel Parco Nazionale d'Abruzzo... a Bisegna... scrivete pure qui: bisegnabb@gmail.com


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30 maggio 2008

Intro tre...

 

Noi!(æ…)

“Lui”

Autunno 2006.

Questo è il mio racconto…
Questo è un racconto dai mille inizi diversi…
Questo è un confuso ricostruire immagini e parole che non pensavo pesassero tanto, tutte quante nello stesso modo, sui miei piedi e i miei pensieri involontari ed emozionati.
Questa è soprattutto una storia di storie, un’immagine di immagini.
Potrei anche raccontarne o mostrarne una sola, scegliendo dal mazzo, a caso!
Potrei…
Ma come riuscirei a trasmettervi come mi sono sentito parte di un tutto, se continuassi bellamente a trattare ogni cosa per come mi è apparsa, senza provare a connettere l’una all’altra?… Insieme ad altre centinaia di milioni, di miliardi… infinito!

Il Mondo è tanto immenso da sembrare assente: la consapevolezza del secolo scorso è oramai esplosa in un’esosa quantità di storie, di conoscenze, che scatena in noi un falso e dannoso istinto di scelta… che può farci fare un pericoloso salto indietro, mentale, culturale e sociale.
Oggi conosciamo e frequentiamo assiduamente meno persone di quelle che mio nonno conosceva grazie alla lentezza del suo passo e dei suoi occhi e orecchie ignoranti e perciò curiosi!
Oggi, pur potendo scegliere cosa fare del nostro tempo libero, ci annoiamo molto di più di quando il tempo libero non esisteva nemmeno.
Dovremmo rallentare il nostro cammino e prima di scegliere dove andare, risvegliare i nostri occhi e orecchie…
Accorgerci che le nostre città muoiono di frenetica “noiæ”, che muoiono del disprezzo e della distrazione dei loro figli, muoiono di amnesia e polvere sulle strade che coprono la loro storia…

Il mondo si annoia per l’assenza apparente di immagini da seguire, di suoni nuovi, di colori e odori da inventare.
Le nostre città muoiono soffocate da altre “noiæ” che scegliamo come male minore.
Bisognerebbe rallentare, semplicemente, e scoprire quanti fotogrammi ci siamo persi della nostra vita, e quanti ancora potremmo raccogliere e montare a nostro piacimento.
Siamo così tediati e superficiali che ognuno di noi si identifica con ciò che i media propongono per lui: allora la felicità è quella del “mulino bianco”, la musica è quella delle suonerie dei telefonini, il lavoro è quello dei personaggi delle soap opera e l’amore non esiste che al cinema, e il sesso è il minimo che si può fare per fuggire dalla “noiæ” metropolitana dei film!

...questo ha vinto un premio, ma non lo riesco a pubblicare per mancanza di pecunia.
Nighty


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29 maggio 2008

Intro due...

 

Questo libro (che emozione chiamarlo così!...) parla di persone perse e ritrovate... Mai cercate! Parla di distanze reali, apparenti, imponderabili. Parla di desideri disattesi e lampi di luce; di personaggi fantasiosi ed irreali soltanto immaginati, oppure toccati, annusati e vissuti in qualche giorno della mia vita.
Sparse a caso, qua e là, come nei racconti di un anziano o nei sogni di un ragazzo, verità impreviste, musiche di sottofondo, richiami a storie, epoche ed artisti che hanno contribuito a creare la mia anima "blu".
... ...
Io che scrivo un libro?
Come un sordo che suona uno strumento!
La mia presunta capacità di sporcare in modo creativo un foglio con una penna non nasce dall'aver camminato gli occhi su migliaia di pagine memorabili, ma da una 's'cultura fatta di suoni, immagini, parole e sensazioni vissute e il terrore che il tempo e l'incuria della vita di tutti i giorni avrebbero concorso nel perderne il profumo, il ricordo e l'insegnamento.
Poi c'è il mio costante desiderio di "fare per stimolare gli altri a fare".
Suonare la tua musica anche se non sai cos'è un pentagramma, parlare con le tue parole anche se in dialetto stretto, correre con le tue gambe anche se più lentamente di un bradipo, e... infine... Scrivere la tua storia... anche se ancora non sai cosa... 

Con la faccia di un bambino
 
Con la faccia di un bambino, intimorito e curioso, in mezzo a tanti sconosciuti.
Così mi immagino quando inizia una nuova settimana in un villaggio turistico e io devo presentarmi... Sono un Animatore!
Convincere la gente che la distanza che ci separa è nulla e che basta un saluto e un "gioco aperitivo" per rendere indimenticabile una vacanza: questo è il mio primo, arduo e fondamentale compito.
Per di più è settembre, e ogni volta che si avvicina settembre per me è un po' Capodanno...
Rappresenta il momento in cui mi ripresento a mio padre, mi misuro con l'anno precedente e controllo quanto son cresciuto.
... ...
Mentre saluto sorridente la gente, stringo mani e "misuro distanze", mi blocco e improvvisamente mi martella in testa una domanda:
- Qual è la distanza tra due persone?...
Un anziano signore, ancora con le valigie in mano, mi dice:
- Prendi un metro! Se poi sono in movimento fai la media dei rilevamenti in un lasso di tempo!...
"Un matematico!" penso; ora lo frego io:
- E se una delle due persone è... Morta?
Lui si ferma, lascia le valigie di scatto sui piedi della moglie, vi risparmio i lamenti, guarda in alto.
Poi, con un'aria insospettabilmente romantica e candida dice:
- In quel caso contano solo i sentimenti. Si misura la vicinanza delle anime. Si può essere molto vicini a persone lontanissime, col cuore!
Soddisfatto da tanta saggezza lo lascio andare in camera con un sorriso in omaggio.
Immediato mi sale un fastidioso brivido lungo la schiena e poi una domanda ancora: ma perché diamo spesso per scontate misure razionali quando parliamo di persone? Perché con altrettanta facilità ci ricordiamo di sentimenti e spirito quando tocchiamo tasti come la morte?... Cioè anche e soprattutto da vivi dovremmo tener conto dei sentimenti che ci legano ad un'altra persona... La risposta giusta è sempre la seconda, ma perché non lo diciamo?
Quante volte ho ragionato di restare in casa una sera per guadagnarmi il diritto di far più tardi la successiva...
Oppure mio padre mi avrà strillato, sicuro che il giorno dopo io mi sarei regolato secondo le sue parole...
E come al solito i conti non tornavano: la quantità di tempo che passi in casa non è direttamente proporzionale a quella che ti permetteranno di trascorrere fuori. Così come il volume della voce non aumenta l'efficacia di un insegnamento!
Misure! Quantità! Distanze! Volumi!... Non contano affatto!
... ...
Se Penso a mio padre, ricordo quattro frasi, i lenti e funambolici viaggi in Land Rover, le camminate in montagna, il primo sigaro del mattino, il trigemino e azioni silenziose, ma forti, decise, sicure... poche cose a contarle!
Vi rammento le frasi: stavamo camminando sul "Petroso"1, lungo il sentiero da tempo chiuso ai turisti, un po' affaticati, e lui:
- Dio ci ha dato dei doni, dei talenti e il nostro compito è accrescerli e sfruttarli per vivere con noi e con il prossimo...
Un giorno mi presentai con il pizzetto e vestito un po' sgargiante, perché preso dallo stile "Jazzy" di Dizzy Gillespie e dalla voglia di suonare quel vecchio Sax di "Zio Dexter Ermanno", e lui:
- ... Per giocare a biliardo non cominciare comprando i birilli!
In un'altra ironizzavo sulle smancerie di un mio amico con la ragazza, io eterno single per scelta, forse! Sicuro di un "appoggio" da parte di mio padre, sempre così apparentemente "duro", e lui invece:
- Un giorno tu mi presenterai la tua ragazza e io sarò felice di stringerle la mano e capire se nel suo sguardo c'è qualcosa che...
E rimase sospesa così...
L' ultima in campeggio, solo noi due, con la Land Rover!
Era notte e tornavo dal bar del "Vecchio Mulino"2 e lui mi chiamò:
- Ero sicuro fossi tu, ti avevo riconosciuto dal rumore dei passi sull'erba...
Poche frasi, è vero, ma io da allora guardo negli occhi le ragazze, le persone. Da allora mi incuriosiscono i gesti, il loro camminare. Da allora guardo "dentro" i vestiti e le auto che guidano, e... da allora... io mi innamoro!
Ho sempre pensato a come dimostrargli la mia crescita, la mia vicinanza con confronti, misure(?!?).
Ma in quello che sono e che faccio c'è l'esatta distanza che mi separa da lui.
... ...
Conosco migliaia di ragazzi ogni anno. Il mio lavoro, oltre ad insegnargli un lavoro, è di incoraggiarli ad essere indipendenti. Quando ci riescono si sentono più vicini ai loro genitori, più sicuri e aperti... Forse ho trovato la mia strada, passando attraverso otto anni di fabbrica e tre ore di sonno a notte per fare contemporaneamente animazione e cabaret, e l'unico modo che ho ora per essere vicino ai miei è percorrerla.
... ...
Ritrovo la capacità di coinvolgimento e la convinzione di mio padre, la sua pulizia, la sua curiosità. Il suo legame con le tradizioni e anche il suo originalissimo anticonformismo... e un piccolo velo di tristezza dato dal dubbio che lui se ne sia andato chiedendosi se avesse fatto abbastanza per noi... Se avesse fatto in tempo...
...A me è mancato non potergli raccontare giorno per giorno le mie evoluzioni, i suoi consigli, le sue urla e il suo sorriso sottile e rilassante...
Ma il "quanto" non conta più: lui se n'è andato dopo soli venticinque anni della mia vita, ma è dentro tutte le cose che faccio e che penso!
Il "come" ha valore sempre: come parlo con le persone, come mi avvicino, come sorrido, come le guardo, come mi guardano... e di questo e della spontaneità che ho nel comunicarlo ti ringrazio papà e ti conforto: il tuo lavoro lo hai compiuto, riposa e sorridi ai miei errori e ai successi.
Tu sei in me e ora te lo dico convinto e ad alta voce!
... ...
Basta voltarsi una sola volta al momento e nel modo giusto e guardare negli occhi il proprio figlio, genitore, amico... per avvicinarsi per sempre, comunicare senza paure ogni cosa.
Non c'è rimprovero o litigio che giustifichi la durezza, la cattiveria del gelo, dell'incomunicabilità o la distanza tra due mura invalicabili!
Non c'è misura razionale che valga per giudicare una persona o un legame. Età, altezza, peso non contano; contano la voce, le parole, i gesti, il cuore. Il coraggio, la paura, l'amore e, come dico da sempre, conta la musica!!!
... ...
- Allora, 'sto gioco aperitivo?
Quasi di soprassalto mi desto dalla mia filosofica elucubrazione, mi apro in un sorriso luminoso e...
Con la faccia di un bambino curioso ed intimorito da tanti sconosciuti, e col mio pesante e scuro corpo da adulto grido:
- Gioco aperitivooo!

A mio Padre


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28 maggio 2008

Intro uno...

 

?Disertori

… Partecipare, appassionarsi, innamorarsi…
Deludersi, preoccuparsi, ansimare…
Ansioso, triste, spento!
Dove sei?… Dentro!
Dove?… Dentro fino al collo
in ciò che avevi desiderato!
Ma cosa conta se il prezzo
è la fantasia, l’idea, la passione…
Lei!… Allora?
Allora ne vengo fuori e ricomincio!
Non è vigliaccheria!…
Siamo in pochi… noi DISERTORI!

Tramonto vermiglio sui monti viola di lontananza… sguardo verso la strada, come ogni volta che esce…
… Notte, blu oceano sulla sua testa copre l’orizzonte come una pesante coperta di lana. Attraverso la maglia fitta, fini puntini di luce come… stelle! Sguardo verso la strada come ogni volta che…
… Mattina, fresca dei primi brividi. Shock da risveglio, da improvvisa deficienza di piumino, uscire di fretta chiudere il portone, sguardo verso… la strada…
Immobile, soprammobile sulla terra; fantastica casa arredata con ingegno per viverla, e riconoscersi solo in un inutile, immobile, soprammobile! … Nonostante i chilometri percorsi, nonostante lavoro, hobby, amicizie, viaggi… scoprire che è da qualche tempo che sei fermo, neanche in attesa. Non aspetti nessuno, non cerchi, non sporchi il tuo sangue con i colori della terra che calpesti, non gonfi i polmoni dei profumi che ti sbattono in faccia quando corri, dagli occhi non lacrimi più le immagini; i volti che si mescolano alla tua iride, ora prigionieri senza appello, sono solo un debole schizzo su una tela… Yeah!

Guarda il suo ultimo pensiero come una pagina scritta… e pensa a quando frasi così lo muovevano e muovevano tutto intorno, a come ora si scopre a sorridere ironico, leggero aereo di carta sul panorama delle sue emozioni più vere.

Riapre il portone, nervosamente scende le scale si affaccia timido nella sua stanza! No! Non la camera da letto… non lo “studio” o qualcosa del genere, no! E’ la sala della casa di famiglia, la stanza più “pubblica” di tutta la costruzione… ma appena entrati si volta la testa si contano i metri, si pensa a quanta vita potrebbe contenere, e si scopre l’ultima parte, un po’ in basso, sulla destra: un migliaio di libri che ti danno emozione, immagini di storie epiche o minimali aneddoti di vita comune, solo guardando i titoli, le copertine odorose, la polvere maleducata, le impronte di dita curiose… Poi migliaia di dischi, che riempiono pareti intere, che riempiono metri cubi d’aria con le loro note che, colonna sonora delle storie scritte sui libri, fanno di quel luogo il suo personale cinema, dove i film li fa lui. Li recita, li gira, li scrive… li suona. Un pianoforte nero, uno stereo, altri strumenti sparsi qua e là… un sax!

Ed ora è dentro, chiude la porta: scricchiola, la porta e lo sgabello del piano. Abbassa la testa e chiude gli occhi. Lui, smascherato, immobile, tenta di fermare il mondo in una qualsiasi posizione… tenta di guardarlo, di capire dove si trova. Apre lo sportello della tastiera e poggia un dito su di un tasto: … plin!


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27 maggio 2008

Titolando

Non è successo niente!

Non è succeduto alcunché all'oggi...

frase che nominiamo o pensiamo per oltre il novanta per cento della nostra vita!
Se il tiggì non accenta qualcosa di memorabile, se youtube non si blocca per eccesso di visitatori, se noi torniamo a casa dopo il lavoro, lo studio, la piazza... ecc... normalmente...

Non è successo niente!

Questa frase è stata la goccia che ha riempito il vaso che io pensavo addirittura bucato e ho ricominciato a scrivere.
Ho già scritto tre romanzi e una raccolta di racconti e poesie, solo quest'ultima è riuscita ad essere pubblicata (ma non distribuita) e allora una sera, amareggiato e solo mi son detto: "...E Non è Successo Niente?"

Allora vi do i miei titoli, magari così, di getto mi dite quello che vi stuzzica di più, io continuo a scrivere e quando sarà terminato l'ennesimo romanzo, non sarà successo ancora nulla ma intanto...

Disertori (1998), inedito
Racconti e Frammenti (Montedit 2005)
Noi!(...ae) (vincitore 1°Premio narrativa inedita Città di Chieri-Il Camaleonte 2006), inedito
Se Rinasco Suono Il Basso (2007), inedito
Ventiquattrore "...un giorno della vita di Gino"(2008), in corso 

Nighty


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5 maggio 2008

Diventa Abruzzese anche tu!

Da una autoironica, sarcastica mail di un mio sagace conterraneo.
La posto e magari ce facéme ne' pare de' risate!

L' ABRUZZO PER TUTTI
(
SCOPRI ANGHE TU L'ABRUZZO, QUESCHTO SIMBATICO SCONOSCIUTO)
Guida a cura dell'illuschtrissimo Prof. Andonio Di Giuschtino: etilista, maeschtro delle mazzate e tattico del Tressette

1 BREVE INTRODUZIONE E CENNI GENERALI

L' Abruzzo è una regione compresa all'interno dei confini dell'Abruzzo.
È bagnata ad Est dal mare Adriatico e al suo interno dal Montepulciano d'Abruzzo. L'Abruzzo è sito nel centro Italia, centro-nord o centro sud, a seconda di come gli fa più comodo. Gli abitanti vengono chiamati: Abruzzesi, Aprutini o Cafoni (dipende da chi li chiama).
Le attività principali sono: Industria, agricoltura, pesca, pastorizia, ricerca di finanziamenti europei, agriturismo, Project Financing, sagre ed eventuali.
L'attuale amministrazione regionale è di centrosinistra, o almeno così si dice in giro.
Il clima è variabile da zona a zona, di giorno in giorno, nel corso dell'intero anno solare.
La principale fonte di alimentazione è il porco, con immensa gioia degli abruzzesi, un po' meno del porco. Segue la pecora(e je fijjie), sul podio il pesce, struzzo non pervenuto, la lepre (lu lebbr (1)) insegue.
L'unità monetaria in corso è 'Li sold' altrimenti detti 'Euri', che oltre al potere d'acquisto conferiscono anche prestigio e notorietà. Inoltre sostituiscono all'occorrenza tutte le altre unità di misura di uso comune. Se ostentati possono generare Mmìtia (l'invidia).
Gli sport principali praticati dagli abruzzesi sono: lu pallò (il calcio), lu bàsk (la pallacanestro), la pallavvò (la pallavolo), lu bàgn (il nuoto), la fèscht (la sagra) e la tàzz (l'etilismo). Alcune minoranze pedemontane praticano jù regbi (il rugby).
La Religione è Cattolica, ma viene messa a dura prova: nei bar, nei campi di calcio e soprattutto nelle banche. Le banche sono onnipresenti nel territorio abruzzese, forse aiutate da un particolare microclima appenninico, esse fioriscono nelle città (in particolare nei centri storici) in maniera spontanea sostituendosi ad altre attività. (ATTENZIONE, da tenere in seria considerazione: se si visita una città abruzzese evitare di affezionarsi a qualsivoglia attività commerciale e a nessun dipendente in particolare, poiché al vostro ritorno in una successiva visita potreste non trovarlo più.)
Per motivi strettamente legati all'attività bancaria, nei pressi di una banca troverete sempre un Bar aperto.
L' abruzzese 'forte e gentile' è molto orgoglioso dei suoi cibi (consigliati), dei suoi vini (suggeriti), ma soprattutto dei suoi parenti (raccomandati), anche se il vanto supremo per l'abruzzese è rappresentato da Rocco Tano, in arte Rocco Siffredi.
Gli Abruzzesi sono un popolo molto cordiale, aperto, generoso, affabile, finchè non li conosci.

L'abruzzese è permaloso e se legge questa guida magari si incazza e mi mena pure, ma magari si incazzasse davvero…sarebbe un buon inizio.

2 CAPOLUOGO E PROVINGE
Le provinge sono quattro: L'Aquila, Pescara, Chieti e Teramo.
Dinamiche di provingia
L'Aquila Non ce l'ha con nessuno, si fa i fatti suoi perché tanto è il capoluogo: ci fa freddo, è piena di salite senza neanche una discesa e tutti giocano a rugby, anche vecchi e bambini. (Se durante una passeggiata vi sentite placcare da un'anziana, tranquilli, si usa)
L'amministrazione comunale è di centro…boh…vabbè tanto è uguale.
Il capoluogo se ne stà nascosto dietro al Gran Sasso e non da fastidio a nessuno, neanche quando vogliono bucare la montagna (anzi le piace, è guardona). Da che ho memoria è sempre stata lì, ferma.
Vanta: La fontana delle 99 cannelle; La fontana luminosa (costruita per fare cifra tonda); Collemaggio; La Perdonanza; Il Terremoto della Marsica dimenticato da tutti, un Mammuth morto e un Mario Magnotta vivo.

Pescara ce l'ha con L'Aquila, vuole essere il capoluogo in quanto lei ha i soldi, però con i soldi ancora non si è riuscita a comprare una delle poche cose che ancora gli mancano: la Storia (comunque si stanno attrezzando, forse se la fanno prestare da Chieti).
Per gli abruzzesi Pescara è una città costruita all'interno dell'Abruzzo, per i pescaresi l'Abruzzo è una regione costruita intorno a Pescara.
Vanta: Un sacco di soldi; un sacco di alberghi; un sacco di negozi; un porto canale; un Mare Adriatico; troppi politici; un asse attrezzato e il comico 'Nduccio.

Chieti ce l'ha con Pescara, perché vorrebbe essere Pescara e invece è Chieti. Chieti comunque è come Pescara, con meno soldi e senza mare.
Pescara sta a Chieti come Milano sta a Milano 2. In ogni caso nel "chietino si mangia, si beve e si fa casino".
Vanta: Un po' meno soldi di Pescara; meno alberghi di Pescara; meno negozi di Pescara; un porto in meno di Pescara; un mare in meno di Pescara; qualche politico in meno di Pescara; un asse attrezzato come Pescara; uno Scalo in più di Pescara e il comico 'Nduccio, che è patrimonio comune ed è tutelato dal Ministero dei beni culturali. (e non zi tocca!)

Teramo ce l'ha con l'Aquila, con Pescara, con Chieti, con Roma e anche un po' con Teramo, perché non la caga nessuno e soprattutto perché non le lasciano un soldo (esclusa la Val Vibrata che è la Svizzera della provincia di Teramo).

Teramo vorrebbe essere:
A -Una qualunque delle altre province;
B -La Val Vibrata;
C -In provincia di Ascoli;
D -La Svizzera;
E -Un quartiere di Roma;
F -Tutte le cose contemporaneamente, tranne Teramo.
Ha talmente pochi soldi che li deve chiedere all'imprenditore di turno, che spesso è lo stesso imprenditore che fa a turno da solo, mediante il Project Financing che tradotto in italiano vuol dire: 'Vieni quà che ti faccio fare un affare'.
Vanta: la Teramo mare che finisce a Mosciano ( a 8 Km dal mare; l'unica opera che per tempi di realizzazione fa concorrenza alla Salerno Reggio Calabria); un palazzetto da 3000 posti senza l'acustica; la Schtanda (2); un centro commerciale con 'in-contro soffitti' e stadio di fianco (così gli ultras, tra uno scontro e l'altro con la polizia, potranno fare anche la spesa); un futuro nuovo parcheggio-teatro e soprattutto una frega di matti, per strada e non.
In compenso Teramo a differenza delle altre province possiede le mazzarelle e le virtù(3) e almeno in questo in Abruzzo non la batte nisciù. (4)
(CONDINUA ?)

Note
(1) 'Na vota corre lu lebbr, na vota lu cacciator' Una volta corre la lepre una volta il cacciatore, proverbio abruzzese
(2) Per far posto al supermercato Standa, venne abbattuto nel 1959 il Teatro dell'opera, edificato nel 1868
(3) Piatti tipici della cucina teramana
(4) Nessuno

Ciao AbBruzzesi miei...
Nighty


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Note Biografiche dell'essere vivente in questione...

Nighty
 nasce… come tutti!
E sarà proprio questo che gli regalerà quell’eterna espressione di stupore nel non persuadersi che un essere come lui potesse venire al mondo come gli altri esseri umani!
Passerà la prima parte della sua vita nell’abile arte di mimetizzarsi tra gli abitanti del globo terracqueo, annaspando volontariamente tra la mediocrità di studi tecnici e gli approcci poco convincenti con l’università.
Successivamente, con una spiazzante mossa del tutto uguale a quella dei migliori esemplari di homo sapiens (una raccomandazione parentale), conquista un posto in fabbrica come operaio generico.
Non contento della mimetica e insulsa vita fin lì costruitasi, identifica in un altro mestiere l’apoteosi dell’idiozia e contemporaneamente il suo posto perfetto per ingannare qualunque dubbio sulla sua provenienza o presunta intelligenzaL’Animatore Turistico!

Purtroppo l’istinto primordiale di scarabocchiare e far domande su qualunque cosa riempia della sua massa l’atmosfera di questo sconosciuto pianeta, e formulare di tanto in tanto pensieri di senso compiuto su fogli di cellulosa, ancora oggi minano la sua faticata tranquillità.
Si è recentemente prodotto in un libro di racconti e frammenti poetici (Racconti e Frammenti, Montedit 2005), scrive saltuariamente su un Blog (www.nightfreeqnc.ilcannocchiale.it) e continua a far domande e ad impiastrare albe primordiali e intensi tramonti con la sua pedissequa espressione di stupore.
Voci veritiere e confermate dai fatti che lo danno vincitore di un premio letterario col suo primo romanzo “Noiæ (jamme po’ iì!)”(poi trasformato in "Noi (...ae!)" per l'imminente edizione Serarcangeli), acuiscono l’incombenza che prima o poi venga riconosciuto, isolato e reso innocuo per la società.
Nell’attesa del lieto evento le ultime notizie pervenute lo danno eremita in un luogo ameno alle pendici di un monte del “Golfo del Lazio” alle prese col suo secondo romanzo.
Nel frattempo subisce gli effetti delle fobie da letto singolo e degli sbalzi di umore propri della sua natura.

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