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Syria

Un’altra Me

“…Nella musica leggera tutto è stato già scritto, le combinazioni melodiche ed armoniche possibili sono di fatto esaurite, quindi è sempre più frequente cadere in riproduzioni, imitazioni di porzioni di melodie o sequenze di accordi editi…”
Cazzate!
Miles Davis più o meno diceva: “Io guadagno ancora poche centinaia di dollari per concerti in piccoli locali, eppure la mia esperienza e il mio studio mi hanno portato a conoscere più di 70.000 accordi diversi. Conosco invece sempre più giovani musicisti che fanno tour milionari per carriere intere con 4 accordi!”
Eqquindi…
Nel pop per troppo tempo è stata spinta, promossa, esaltata come dote, un’ignoranza musicale palese, personaggi copertina statici, senza passato e futuro…
Produttori-compositori-arrangiatori
prezzolati, impersonali, a cottimo, che clonavano armonie, modi e stili tentando pedisseque copie conformi a successi consolidati e considerati format replicabili all’infinito: industria, pura fredda, cieca industria!
Questo ha apparentemente ed ingannevolmente funzionato per una manciata di lustri, perché nel conseguente abbrutimento del pubblico, nell’abbassamento continuo dell’età media dei fruitori di musica di massa, nella progressiva limitatezza degli stili e delle novità proposte e promosse, era facile il proliferare di “madonne-teickdet e gherlspeziate”, molto più facile duplicare, farsi concorrenza con prodotti siffatti, che cercare, sviluppare e produrre innovazioni alla Hendrix, Davis, Marvin Gay, ecc…
Ma tutto ciò ha avuto come solo risultato evidente e ponderabile per l’immediato futuro industriale(tanto per valutarla con gli stessi mezzi del “nemico”), lo svilimento del senso del possesso di un’opera, l’assenza di stupore verso note nuove, l’assenza di ricerca di cose nuove, lo sterile appoggio delle orecchie verso solite poche proposte stilistiche come musica da sottofondo aeroportuale perenne… una costante diminuzione della scelta consapevole e curiosità verso la definizione di una “propria musica” da parte del potenziale “cliente”.
Questo unito alle nuove tecnologie, ai prezzi ingiustificati di molti Cd (in massima parte dovuti all’ammortizzamento di contratti milionari sottoscritti con sopravvalutate e infeconde pop-star, e non per IVA, trasporto, ecc…), hanno stimolato in modo abnorme la pirateria e il download illegale, ucciso la produzione del Pop come stile multiforme che avvicina stili e mood diversi alle orecchie di tutti, e a catena di tutte le musiche e le influenze che da sempre lo alimentano.
Ma…
Questo disco
(come altri, ne sono certo), nella sua “adorabile minutezza”, nella sua “candida curiosità”, nella sua “immediata ricercatezza”, nella sua “insperata qualità ed originalità” compositiva, di arrangiamenti ed interpretazione, testimonia che semplicemente, come nella politica ad esempio, ci sono persone, false filosofie e progetti vetusti che segnano il passo e dovrebbero farsi da parte anche per la loro stessa sopravvivenza…
Lasciare che novità e idee tornino a pilotare le scelte per il futuro, non solo nella musica che resta comunque una bella metafora del “tutto”.
La buona musica si può fare, non si è mai smesso di farla, e se di qualità, sorprendente e varia, accenderà nuovamente il desiderio di possesso, di ricerca… come per libri, quadri, cose…

Brava Syria!
Bravo “Gino”LaCrus


La Distanza è ascoltabilissima, con morbida cassa in quattro e suoni acustici e loop e rumori che si fondono rimandando al house-jazz-beat francese (St.Germain Des Pres Café Vol. 1-9).
Prenditi Cura Di Me ha uno splendido suono “Zero 7” (Simple Things-2001) e trasforma in pop l’ultimo grande groove AcidJazz di inizio millennio.
Momenti porta davanti agli occhi stupiti, nelle orecchie inaridite, fluida nelle vene l’immediata contemporaneità di un immenso Sergio Endrigo.
In tutti i pezzi si ode il basso (sempre raro nel pop italico) che contrappuna da attore protagonista le melodie, le armonie e i ritmi dell’album.
Tutto il Cd è il grido di rottura, sorridente e soddisfatto, di una “piccola cantante” con una grande anima contro conformismi e convenzioni commerciali.(Commerciale non deve più significare brutto!)
È la rivendicazione di protagonismo della sommersa capacità autoriale della “vera musica pop italiana” viva in piccole band, autori, musicisti troppo spesso dispersi nel web, in piccoli locali di provincia, piccoli festival e piccoli dischi con poca direzione artistica…
Ma pur tra errori e impurità inevitabili, è dall’artigianato che la musica risorgerà.

Cia’
Nighty

Pubblicato il 5/3/2008 alle 17.5 nella rubrica recensioni.

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