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Intro due...

 

Questo libro (che emozione chiamarlo così!...) parla di persone perse e ritrovate... Mai cercate! Parla di distanze reali, apparenti, imponderabili. Parla di desideri disattesi e lampi di luce; di personaggi fantasiosi ed irreali soltanto immaginati, oppure toccati, annusati e vissuti in qualche giorno della mia vita.
Sparse a caso, qua e là, come nei racconti di un anziano o nei sogni di un ragazzo, verità impreviste, musiche di sottofondo, richiami a storie, epoche ed artisti che hanno contribuito a creare la mia anima "blu".
... ...
Io che scrivo un libro?
Come un sordo che suona uno strumento!
La mia presunta capacità di sporcare in modo creativo un foglio con una penna non nasce dall'aver camminato gli occhi su migliaia di pagine memorabili, ma da una 's'cultura fatta di suoni, immagini, parole e sensazioni vissute e il terrore che il tempo e l'incuria della vita di tutti i giorni avrebbero concorso nel perderne il profumo, il ricordo e l'insegnamento.
Poi c'è il mio costante desiderio di "fare per stimolare gli altri a fare".
Suonare la tua musica anche se non sai cos'è un pentagramma, parlare con le tue parole anche se in dialetto stretto, correre con le tue gambe anche se più lentamente di un bradipo, e... infine... Scrivere la tua storia... anche se ancora non sai cosa... 

Con la faccia di un bambino
 
Con la faccia di un bambino, intimorito e curioso, in mezzo a tanti sconosciuti.
Così mi immagino quando inizia una nuova settimana in un villaggio turistico e io devo presentarmi... Sono un Animatore!
Convincere la gente che la distanza che ci separa è nulla e che basta un saluto e un "gioco aperitivo" per rendere indimenticabile una vacanza: questo è il mio primo, arduo e fondamentale compito.
Per di più è settembre, e ogni volta che si avvicina settembre per me è un po' Capodanno...
Rappresenta il momento in cui mi ripresento a mio padre, mi misuro con l'anno precedente e controllo quanto son cresciuto.
... ...
Mentre saluto sorridente la gente, stringo mani e "misuro distanze", mi blocco e improvvisamente mi martella in testa una domanda:
- Qual è la distanza tra due persone?...
Un anziano signore, ancora con le valigie in mano, mi dice:
- Prendi un metro! Se poi sono in movimento fai la media dei rilevamenti in un lasso di tempo!...
"Un matematico!" penso; ora lo frego io:
- E se una delle due persone è... Morta?
Lui si ferma, lascia le valigie di scatto sui piedi della moglie, vi risparmio i lamenti, guarda in alto.
Poi, con un'aria insospettabilmente romantica e candida dice:
- In quel caso contano solo i sentimenti. Si misura la vicinanza delle anime. Si può essere molto vicini a persone lontanissime, col cuore!
Soddisfatto da tanta saggezza lo lascio andare in camera con un sorriso in omaggio.
Immediato mi sale un fastidioso brivido lungo la schiena e poi una domanda ancora: ma perché diamo spesso per scontate misure razionali quando parliamo di persone? Perché con altrettanta facilità ci ricordiamo di sentimenti e spirito quando tocchiamo tasti come la morte?... Cioè anche e soprattutto da vivi dovremmo tener conto dei sentimenti che ci legano ad un'altra persona... La risposta giusta è sempre la seconda, ma perché non lo diciamo?
Quante volte ho ragionato di restare in casa una sera per guadagnarmi il diritto di far più tardi la successiva...
Oppure mio padre mi avrà strillato, sicuro che il giorno dopo io mi sarei regolato secondo le sue parole...
E come al solito i conti non tornavano: la quantità di tempo che passi in casa non è direttamente proporzionale a quella che ti permetteranno di trascorrere fuori. Così come il volume della voce non aumenta l'efficacia di un insegnamento!
Misure! Quantità! Distanze! Volumi!... Non contano affatto!
... ...
Se Penso a mio padre, ricordo quattro frasi, i lenti e funambolici viaggi in Land Rover, le camminate in montagna, il primo sigaro del mattino, il trigemino e azioni silenziose, ma forti, decise, sicure... poche cose a contarle!
Vi rammento le frasi: stavamo camminando sul "Petroso"1, lungo il sentiero da tempo chiuso ai turisti, un po' affaticati, e lui:
- Dio ci ha dato dei doni, dei talenti e il nostro compito è accrescerli e sfruttarli per vivere con noi e con il prossimo...
Un giorno mi presentai con il pizzetto e vestito un po' sgargiante, perché preso dallo stile "Jazzy" di Dizzy Gillespie e dalla voglia di suonare quel vecchio Sax di "Zio Dexter Ermanno", e lui:
- ... Per giocare a biliardo non cominciare comprando i birilli!
In un'altra ironizzavo sulle smancerie di un mio amico con la ragazza, io eterno single per scelta, forse! Sicuro di un "appoggio" da parte di mio padre, sempre così apparentemente "duro", e lui invece:
- Un giorno tu mi presenterai la tua ragazza e io sarò felice di stringerle la mano e capire se nel suo sguardo c'è qualcosa che...
E rimase sospesa così...
L' ultima in campeggio, solo noi due, con la Land Rover!
Era notte e tornavo dal bar del "Vecchio Mulino"2 e lui mi chiamò:
- Ero sicuro fossi tu, ti avevo riconosciuto dal rumore dei passi sull'erba...
Poche frasi, è vero, ma io da allora guardo negli occhi le ragazze, le persone. Da allora mi incuriosiscono i gesti, il loro camminare. Da allora guardo "dentro" i vestiti e le auto che guidano, e... da allora... io mi innamoro!
Ho sempre pensato a come dimostrargli la mia crescita, la mia vicinanza con confronti, misure(?!?).
Ma in quello che sono e che faccio c'è l'esatta distanza che mi separa da lui.
... ...
Conosco migliaia di ragazzi ogni anno. Il mio lavoro, oltre ad insegnargli un lavoro, è di incoraggiarli ad essere indipendenti. Quando ci riescono si sentono più vicini ai loro genitori, più sicuri e aperti... Forse ho trovato la mia strada, passando attraverso otto anni di fabbrica e tre ore di sonno a notte per fare contemporaneamente animazione e cabaret, e l'unico modo che ho ora per essere vicino ai miei è percorrerla.
... ...
Ritrovo la capacità di coinvolgimento e la convinzione di mio padre, la sua pulizia, la sua curiosità. Il suo legame con le tradizioni e anche il suo originalissimo anticonformismo... e un piccolo velo di tristezza dato dal dubbio che lui se ne sia andato chiedendosi se avesse fatto abbastanza per noi... Se avesse fatto in tempo...
...A me è mancato non potergli raccontare giorno per giorno le mie evoluzioni, i suoi consigli, le sue urla e il suo sorriso sottile e rilassante...
Ma il "quanto" non conta più: lui se n'è andato dopo soli venticinque anni della mia vita, ma è dentro tutte le cose che faccio e che penso!
Il "come" ha valore sempre: come parlo con le persone, come mi avvicino, come sorrido, come le guardo, come mi guardano... e di questo e della spontaneità che ho nel comunicarlo ti ringrazio papà e ti conforto: il tuo lavoro lo hai compiuto, riposa e sorridi ai miei errori e ai successi.
Tu sei in me e ora te lo dico convinto e ad alta voce!
... ...
Basta voltarsi una sola volta al momento e nel modo giusto e guardare negli occhi il proprio figlio, genitore, amico... per avvicinarsi per sempre, comunicare senza paure ogni cosa.
Non c'è rimprovero o litigio che giustifichi la durezza, la cattiveria del gelo, dell'incomunicabilità o la distanza tra due mura invalicabili!
Non c'è misura razionale che valga per giudicare una persona o un legame. Età, altezza, peso non contano; contano la voce, le parole, i gesti, il cuore. Il coraggio, la paura, l'amore e, come dico da sempre, conta la musica!!!
... ...
- Allora, 'sto gioco aperitivo?
Quasi di soprassalto mi desto dalla mia filosofica elucubrazione, mi apro in un sorriso luminoso e...
Con la faccia di un bambino curioso ed intimorito da tanti sconosciuti, e col mio pesante e scuro corpo da adulto grido:
- Gioco aperitivooo!

A mio Padre

Pubblicato il 29/5/2008 alle 17.44 nella rubrica Diario.

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