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Irragiungibile immobilità...

Rimbomba il richiamo sordo...
Rimbalza tra pareti linde
... Appena umide di remoti contenuti
... ...
Accanito e sterile ripeti te stesso
Odi il deformato tuo vociare
... ...
Fermo!
Immobile e specchiante
parole, sentimenti e sentieri
Ti scopri rapido viaggiatore
Abile escursionista
Archeologo di tesori dimenticati
... o sconosciuti...
... ...
Scavi e scovi strade e vene minerarie
Fermo e silenzioso
Finchè la misura è colma
Finchè non tenti
timido e sorridente...
Il richiamo!...
Sibilante ed intonato
Cade nel soffice abbraccio di nuovi pieni
... nuovi perché
... ...
Goffo e pesante
Ricominci il moto.

(Parentesi posticcia in "Courier New")
Ho visto uno “stupido, insignificante, seriale” telefilm.
Un odiato, monotono, fallito, depresso e ridicolizzato personaggio...
Vive il suo sogno!
Dirigerà la Filarmonica in un concerto pomeridiano, come premio di un concorso di abbonati alla stagione concertistica.
Quel povero, sciocco e irretito E.ssere U.mano non appoggia il suo sogno ad un’opera notissima e facile da condurre... Rischia Dvorak, vuole vivere al massimo quel momento, quel concerto che non avrà nessun tipo di “domani”...
S’impaccia.
Trema.
S’arrende e si ricarica!
Sale sul podio...
Guarda sguardi scettici e sufficienti
Li riconosce in quelli di tutti i giorni...
Da sempre!
Batte la bacchetta...
Dirige!

Termina!

Gli orchestrali, i Maestri d’orchestra lo applaudono!
Lui si inchina per una volta al sincero rispetto altrui!


Ho visto, sentito… Vissuto quell’emozione mille volte...
Ho avuto spesso l’incubo di poter apparire come lui...
Oggi ho avuto il desiderio di essere lui:
Un’orchestra, 100 elementi, 100 sfumature, 100 strumenti, 100 persone che si caricano delle tue emozioni, dei tuoi colori...
Riuscire a suonare 100 volte contemporaneamente, in 100 modi diversi la mia musica, la mia anima.
Il ricordo di mio Padre, le mie occasioni perse, quelle che sto ricostruendo, le mille incomprensioni e incertezze, le persone care e quelle lontane e tutte le volte che ‘ste due cose coincidono...
... Gli avrei fatto suonare ‘Round About Midnight...
Orchestrale!
Con un mio arrangiamento scritto in italiese e scarabocchi sugli spartiti stropicciati e pianti...
Avrei poi ascoltato chino l’applauso sincero, spontaneo, non richiesto dell’orchestra come materializzazione innegabile della riuscita, della chiarezza, della purezza del mio messaggio.
E tra gli applausi avrei salutato un po’ di amici lontani:
Dex, Bird, John, Duke, Bix, Jimi, Gil, Jaco, Sergio, Massimo, Luca…
Papà
E poi Max, Lollo, Anto, Napo…
... Poi mi sono ripreso dal momento e ho solamente postato, somma posticcia al pezzo di oggi, queste parole.

Dedicato a chi si sente svuotato
Nighty

Pubblicato il 24/2/2005 alle 13.39 nella rubrica Frattaglie poetiche.

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