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Racconto interattivo...

Points of Suspence
prima parte
… … …
Lampeggiano i puntini di sospensione in sequenza.
… … …
Assordanti nel loro suggerire, imporre il silenzio!
Quel silenzio, che mai come ora rimbombava sgradevole e dannoso.
Manifesto del silenzio della sua penna, della sua testa; dello sciopero perdurante delle linee di comunicazione tra “quore e mano”…
E se avesse visto come aveva scritto “cuore”…
Troppo distratto da quei puntini di sospensione…
- Ma perché è così importante?
Lei lo incalzò, scrollandolo dalla fissità inerme e cupa che lo aveva avvolto. Tentando almeno di farlo…
- Non so… Mi hanno detto: “Scrivi un racconto! Abbiamo letto alcune cose tue e… Lo pubblicheremo!…” E’ un’occasione! Devo sfruttarla! Ma sono mesi che ci provo, non mi viene l’idea giusta: scrivere un racconto non è come avviare un’auto… E ora non c’è più tempo!
- Ma vèstiti! Esci! Troverai un’idea, un’ispirazione…
- Non c’è tempo!
Camera da letto, in un monolocale molto americano… Quindi soggiorno, ingresso, studio: tutto in uno, o quasi. La cucina è separata da una porta scorrevole di legno bianco, lì sulla destra del lettone colorato al centro della stanza principale, vetri bianchi opachi; poco più in là il bagno. Di fronte al letto il portone d’ingresso, tappeti variopinti sul pavimento in legno scuro, quadri “occasionali” alle pareti, uno stereo a sinistra del letto, librerie e scaffali poco ordinati… disordinatissimi in verità, ma fanno tanto artista sconvolto e in perenne ricerca della parola perfetta… No?
La frase l’aveva presa in prestito da quella vecchia intervista di Miles Davis, ove chiedevano al vecchio, mai vecchio musicista se avesse trovato la nota perfetta… E lui rispose, con quella voce graffiata e sottile:
“Le mie note sono tutte perfette!”
L’aria grigio-gialla della mattina sbiadiva le forti tinte delle pareti, gelava i pensieri della coppia, arrestava ogni residuo gesto affettuoso tra i due: l’affanno, l’intensità dei loro battibecchi, la passione tra le coperte si erano trasformate da benzina della loro storia, a pesante cappa di fumo sul loro stanco respiro… Perché?…
La donna si alza arresa, portando via il vassoio della colazione… Intatto!
- Non vuoi neanche un caffè?
- No!- Scostante e distratto…
- Cazzo! Non rispondermi più così! Ti chiedevo se volessi qualcosa… Se avessi bisogno di qualcosa da me…
- Non ho bisogno di niente! Ti ho detto mille volte di non preoccuparti di me in questo modo…
- E in che modo strano mi starei preoccupando, sentiamo?… Chiedendoti se vuoi un caffè?
- Non è quello che dici o che fai, ma quello che non fai… Quello che c’è sotto i… Tuoi…
- …Sotto i miei?… Avanti, cosa hai ora? Non te la senti di parlarmi? Soltanto risposte brusche e monosillabi! Questo mi merito per…
- …Hai visto? Proprio dietro quelli lì!
- Quelli lì, cosa?!
- I tuoi puntini di sospensione! Quello che non dici… Mi ferisce…
- Io ti ferisco con ciò che non dico… Tu, perso nei tuoi fallimenti, nei tuoi giri a vuoto, nel tuo perenne sprecare talento e tempo, hai tante energie mentali per analizzare quello che io “non” ti dico?…
- Vedi? Quante cose? Tu non mi vedevi così, una volta!
- Certo…
- Sembravi incantata dalle mie storie, le mie passioni…
- Certo… Vai avanti!…
La donna inizia velocemente a vestirsi, sfilando stizzosamente la vestaglia e calzando biancheria intima e abiti, tentando di non perdere il filo con l’animata discussione accesasi in pochi minuti.
- Ma io ti ho sempre detto che non era il caso, che mi sembravi troppo dipendente da me, che dovevi essere libera di percorrere la tua strada…
- Scusa se ho creduto che dietro quelle storie ci fosse un vero talento, un uomo da amare! Scusami davvero se ho spinto e dedicato il mio tempo libero al mio uomo per far si che credesse nelle sue scelte…
Lui invece è fermo nel letto cosparso di fogli più o meno accartocciati, gambe incrociate, con un cd in mano mai infilato nel lettore e agitato come una bacchetta da direttore d’orchestra sui ritmi incalzanti e spigolosi di questa mattina gelida.
Respira un po’ di silenzio, mentre lei attende una reazione all’ultima rivelazione; lui si scompone con un timido:
- Ma… Io…
- Ma… Io…?! Ma mi ascolti? Ti ho appena detto che mi ero lasciata andare per la prima volta tra le braccia di una persona affascinante, senza farmi quei calcoli così fastidiosi che voi uomini odiate tanto!…
- Ma cosa c’entra ora: “Voi uomini…”
- C’entra, perché io avevo scelto te! La tua vita e la tua carriera, da dividere con la mia! Io! Avevo! Scelto Te!!!
- Ma… Io non ti ho chiesto di…
- E’ questo che mi fa incazzare: tu non pensi che possa accadere, non pensi che abbia responsabilità, perché tu non c’eri, vero? Tu non hai scelto me, vero? Non mi hai inseguita, coccolata, aiutata… no? Eri tu o sbaglio!
- Si! Certo, ma non ho mai neanche tentato di propormi per “qualcosa di più”, ecco… Io sono troppo incasinato, preso da un lavoro che zoppica per dedicarmi a te… o ad altri…
- Ah! Ora sei tu che non puoi dedicarti! Ma non stavamo parlando di me…?
- Si! Riguardo il tempo che tu mi donavi… Ti rispondevo che…
- Sentiamo, una cosa del tipo: “non te l’ho chiesto?”
- No! Così suona male!
- Beh! Non è la tua musica, non sono i tuoi racconti questi, sono le mie parole incazzate e deluse!
- Calmati… Vuoi?
- Vorrei! Ma vedo davanti a me un disarmante essere vivente, che par lottare tanto per il suo sogno, poi ad un centimetro dalla linea d’arrivo si ferma… si guarda intorno e dice a tutti quelli che gli sono stati vicino, e che lo applaudono: “no! Non ne valeva la pena…”
- Ho paura?… Può essere? Mi è permesso?
- Oh! Ha paura il signorino, ha bisogno di tempo e spazio per affrontare tutti i suoi problemi… Fate largo, non distraetelo! Tu! Donna provocante e sensuale- Con ironia teatrale si apostrofa:- …Non farlo cadere in tentazione!… Non fargli perdere preziose energie! Ne ha bisogno per cambiare il mondo della letteratura moderna…
- Non è facile come pensi… Mi stai offendendo…
- Eh no! Tu offendi… Non con le parole… Ma con i tuoi “puntini di sospensione”, con quello che non dici, che lasci pensare a chi ti conosce!
- No! Qui parlavamo dei tuoi puntini…
- E io ti sto dicendo proprio quello che “sottintendevano” i miei stramaledetti puntini: Non hai mai pensato nemmeno per un minuto, che insieme a me, a qualche tuo amico avresti più possibilità di risolvere i tuoi problemi? Non hai mai messo in conto che con qualcuno, con me, non hai bisogno di chiedere, che non voglio che tu me lo chieda, che ho piacere e desiderio di essere vicino alle tue sofferenze, come ai tuoi successi? E i tuoi amici più cari?…
- Ne sei certa?
- Ne sono certa? Da quanto tempo non chiami i tuoi amici?
- Mi sento inadatto a loro… ora!
- Ti senti anche inadatto a me? E stanotte?… Io voglio soltanto aiutarti perché credo in te! Ma vedo che ti rompo! Allora ciao!
- No… Scusa! Vabe’, niente!
- Ecco! Allora io esco: se trovo delle idee ai saldi ne compro anche per te! Se nel frattempo dovessi sentire la mia mancanza… Parla pure con i miei “puntini di sospensione…!”
Esce sfumando la sua ironia raggelante sotto il rumore dei suoi tacchi.
Lui la vede andar via, poi guarda il foglio.
… … …
Puntini di sospensione che lampeggiano come un semaforo fuori uso… E tu guardi a destra e a sinistra, non viene nessuno e allora riparti!
- Devo scrivere un racconto!La richiesta era precisa, non dava spazi a repliche. E’ stato un consiglio diretto, suonava proprio come: “… E’ un’occasione: giocatela bene e in fretta…” In fretta! Sono due mesi che…
… … …
- No! Fermo! E’ inutile che vai avanti, credimi!...

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Nighty

Pubblicato il 14/3/2005 alle 17.29 nella rubrica Racconti Sconnessi.

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