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Disertori IV° Capitolo, quarta parte.

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6/ 7/’93

Scarabocchi, cancelli tutto ciò che hai pensato per un’ora, ci riprovi e
ti incazzi quando le mani sventolano a vuoto nella tua testa.
Non ti spieghi dove siano andate le parole: è un po’ che
non riesci più a suonare la vita, perché hai scordato le parole.
Perché non piangi per quell’uomo stanco su un letto troppo bianco?
Perché ti senti pronto a schizzare via, lontano, migliaia di chilometri?
Perché non vuoi obblighi?
Tu che ti sei sempre trascurato per gli altri,
ora non hai voglia di crescere e non vuoi “impicci”,
non “vuoi” più fratelli… problemi…
Vuoi un piccolo appartamento, vuoi la libertà,
vuoi cominciare a sentirti libero di perdere un’ora,
di cominciare finalmente a studiare la musica… il “Jazz”.
Vuoi ricominciare a disegnare, sono otto mesi che non lo fai più.
Vuoi finalmente affrontare il genio di mille libri e poi farne colori,
vuoi andare al campo e salutare gli amici,
tentare quella maledetta schiacciata
e scoprire che il “ferro” si è allontanato di altri cinque centimetri
e scoprire che non te ne frega niente.
Vorresti abbracciare una ragazza, quella ragazza,
sfiorare le morbide onde dei suoi capelli,
contare i secondi sulla sua pelle,
e lasciarti rapire sguardi e pensieri.
E vuoi viaggiare, assorbire culture e fonderle e poi esternarle e poi…

Suonare ancora fino a provare dolore alla mani…
saltare ancora fino a spezzarti le ginocchia…
Disegnare ancora fino a consumare carta e matita…
Scrivere ancora fino a consumare parole, immagini e ricordi.
Ma l’ossigeno gorgoglia nell’ampolla, l’uomo stanco ferma a metà
una frase troppo nervosa e tu fermi a metà
quella sensazione di fastidio che ti dà ogni volta che ne ascolti una.
Guardi il volto dell’uomo, non capisci mai cosa prova,
perché è ancora qui?
Perché ci sarà sempre, perché non l’hai mai cercato quando tu c’eri?
Perché nonostante la tua fantasia,
non riesci ad immaginare il futuro senza di lui?
Perché non pensi che lui senta dolore?
Perché ti senti così distaccato da tutto, da tutti?
E non sei capace di avvicinare l’uomo,
poggiare una mano sulla sua spalla,
sentire il calore e il bisogno di riavere qualcosa
di ciò che ha dato, quasi sempre di nascosto.
Sentire di nuovo il tempo che rintocca e ti tocca.
… non so! Non so più niente.
… Scusa pa’!

...Continua...

Pubblicato il 3/11/2005 alle 12.41 nella rubrica Disertori.

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