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V° Capitolo, 2° Parte

L'inizio
II° Capitolo
III° Capitolo
IV° Capitolo
V° Capitolo

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Erano state le ultime parole pensate e scritte per lei, le ultime parole pensate e scritte per chiunque: per molto tempo la sua penna fu muta, il suo sax chiuso nella valigia, e le sue matite, spuntate e impolverate, erano tristi soprammobili nella sua camera.
Nonostante tutto non lo ricordava come un periodo vuoto, anzi: l’estate era finita, ottobre minacciava le sue copiose piogge con le prime nubi nere, sui monti variopinti di castagni e querce d’autunno…
Mauro non la finiva più di raccontare la sua stagione di animazione, l’ennesima! E Danny, entusiasta come la prima volta che intonò un blues col sax, descriveva tutte le ragazze della sua stagione di animazione, la prima!
Fu allora che cominciarono a organizzare feste, piccoli spettacoli e l’impegno diventò frenetico, divertente, appassionante e… remunerativo!
Subito dopo i turni in fabbrica, Andy si tuffava nelle riunioni e nelle prove del gruppo. Le serate di Cabaret, in un locale, erano divenute un cult della città; l’animazione in una discoteca, con l’organizzazione del capodanno e di altre serate a tema, le scenografie, i costumi, dare gli inviti in piazza, essere riconosciuto come in un villaggio turistico: si donava completamente al mestiere del divertimento! Leggero, enfatico, trascinatore, burlone… superficiale? Se lo chiedeva e lo chiedeva ai volti dei suoi amici più cari, che sembravano divertiti… “E poi sta diventando un lavoro!” si ripeteva. Si convinceva!
Dormiva 3 o 4 ore a notte ma non sentiva fatica. Raccoglieva foto e testimonianze della loro opera; progettavano stagioni estive in proprio e volavano pindaricamente sopra il grigio della città, sopra la fabbrica, l’università, la disoccupazione. Il gruppo cresceva in popolarità e nel numero di “adepti”.
Spesso Andy, nell’organizzare i loro spettacoli, avvertiva quella soddisfazione e quella gioia, tanto cercate fino ad allora per altre strade apparentemente più consuete o sicure; e lo rammaricava non poter presentare tutto questo al padre. Sperava fosse abbastanza tutto quel rumore da far arrivare qualcosa lì su. Fino a lui!…
Ora era nello studio, in piedi sopra una sedia frugava vecchi ritagli di giornale, manifesti di quella splendida stagione invernale e completava l’ennesima statua autoritratto, nella sua collezione privata; modellata in pose nuove, eclettiche, mutuate dai ricordi dei musical, delle scenette, da quel modo di essere protagonista in luoghi dove era sempre stato comune comparsa.
Poi scende dalla sedia, pulisce le sue impronte dalla similpelle, guarda fuori la finestra il cielo pulito e fresco di un sereno novembre; poi si volta verso i libri, la scrivania e si perde di nuovo alla ricerca di un “ripieno” per quella sagoma sorridente. Un po’ di brividi lo percorrono, come ogni volta che sente di avvicinarsi al momento in cui chiuse la sua anima dentro un’armatura forte ed invisibile anche a se stesso. Riporta a galla i primi mesi di lavoro in fabbrica, i confronti con quelle realtà così terrene, con quei problemi sentiti solo in TV: “devo arrivare a fine mese con un milione e mezzo”; “devo comprare il motorino a mio figlio; e i soldi per il sabato sera?”; “devo scappare alle cinque dalla fabbrica per tornare a casa, per fare… niente!?”… Erano le frasi e i problemi di quelle persone; loro non parlavano mai di musica, mai di teatro, mai di viaggi… poco di ferie, figuriamoci dell’animazione!!! Sembravano lavorare e basta! Sembravano personaggi secondari di un film: li vedi sempre nella stessa situazione e mai che ne inquadrino uno mentre fa la spesa, o mentre balla, o mentre… fa l’amore! Loro no, svaniscono, fuori da quella scena…
Poi ricorda quel carpentiere di una ditta esterna passargli davanti, e riapre sorridente la sua agenda e rinfrancato scopre che più raramente, ma anche allora, la sua anima piegava la traccia della penna in storie o personali riflessioni.
...Continua...

Pubblicato il 25/11/2005 alle 11.6 nella rubrica Disertori.

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