Blog: http://Nightfreeqnc.ilcannocchiale.it

A chi si riconoscerà...

Lady “D”

…Quando “D” guarda il mare si mette sempre seduta sulla stessa panchina del porto, sola…
Quando “D” guarda il mare, ondeggia con lui e colora i suoi pensieri del blu petrolio, dei riflessi verde smeraldo, di azzurro lucido e specchiante… poi li muove spumeggianti come la bianca schiuma dei flutti sul bagnasciuga…
Quando”D” guarda il mare, ondeggia solitaria e da il tempo alle sue parole, come una bambina quando racconta la sua storia di Natale al Papà.
Quando “D” è sola e guarda il mare, vive della sua solitudine, desiderosa che essa sappia cibarsi di quel piacevole silenzio per germogliare in compagnie che sappiano danzare il suo intimo moto ondoso, che sappiano riconoscere i colori e ascoltare le sue storie… e che non abbiano paura di mescolare su quella tavolozza gigante che è il mare e la sua panchina del porto, i loro colori, le loro storie… il loro tempo.
… …
Così perlomeno mi appare quella ragazza elegante, apparentemente distante, silenziosa ma con un velato sorriso dolce e delicato che sfuma lo scuro dei uoi grandi occhiali da sole.
… …
Ecco, quando ho visto “D” ballare la sua musica di sogni e pensieri, che guarda il mare, mi sono chiesto…
…Com’è possibile che esista qualcuno che osi spezzare, frantumare quel moto morbido, sinfonico, con sprezzanti richieste manifestamente inguinali?
… …Come ci si può accontentare di un’ipotesi di mero strofinio poco meno che ginnico?…
… … …Come si può pensare che quella creatura segretamente sorridente, intensa di emozioni sconosciute e stuzzicanti, si trasformi in un semplice oggetto di desiderio?… Come una scarpa da tennis ultimo modello, una sciarpa…
… … … …Come ci si può accontentare di essere per lei al più solo una scarpetta da tennis… una sciarpa?

Come si può solo pensare che lei stia cercando una “cosa”
per indebolire quella apparente solitudine?

Eppure ora lo vedo anch’io: goffo come un romano tra le straniere a Piazza di Spagna, grezzo come un pastore abruzzese tra i monti della Maiella, approssimarsi, tentare una frase ad effetto, strappare il pentagramma intessuto di quella musica, rompere il suo dolce oscillare col mare… beccarsi un freddo “No Grazie!” e andare via maledicendo la sostenuta donna.
Sostenuta? Fredda?
Mi avvicino silenzioso…
Sorpasso la panchina, le do le spalle e guardo il mare come se stessi ascoltando mio padre raccontarmi l’ultima storia…
Mi scopro dondolante come un bambino che attende il suo tempo, fischietto una melodia e scarabocchio il Moleskine ad imitare quel maestoso intreccio di onde e tratteggi dell’acqua che muove la terra e plasma la storia…
Odo:
- Cosa disegni?- Delicata e soffiata come un flauto…
Rispondo:
- Il mare…
Lei allora:
- Io ascoltavo la sua musica, il suo fragore… ma non riuscivo a ricordare… mi mancano le parole…- Mi dice quasi sottovoce, come se si vergognasse del pensiero…
Quindi io, sempre di spalle, ma morbidamente baritonale…
- Io le ricordo… se vuoi…
Allora ho scoperto la verità.
Allora ho avuto la certezza di tutto ciò che fino a quel momento avevo soltanto immaginato, fantasticato…

Perché lei mi ha sorriso grande sopra lo scuro degli occhiali, più forte della voce del mare, più calda del sole che improvviso squarcia nubi invernali…

Ciao “D”

...Continua(?)...
Nighty

Pubblicato il 4/1/2006 alle 10.42 nella rubrica Racconti Sconnessi.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web