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Mr. "C"

...Restai per molto tempo a parlare e scarabocchiare le parole del mare con “D”, io in piedi di spalle, lei seduta sulla panchina.
Distanti tra noi... a ben guardarci, ma in verità molto più vicini di quanto un occhio sconosciuto avrebbe mai potuto intendere.
... ...
Si sa, certe distanze non si misurano in metri...
... ...
Poi la salutai tentando di ricambiare il meglio che potevo il sorriso della ragazza e andai via.
“Non le ho lasciato neanche un numero di telefono... “D” non me lo ha chiesto...”

A volte le cose belle e improvvise sono nate per durare il tempo esatto che le separa dalla loro fine, non un secondo di più...
Un frenetico volo di “Bird” poteva durare qualche minuto e restare nella testa e nel petto di chi l'aveva visto e udito in eterno...
Anche il tempo vitale di certi accadimenti non si misura con il freddo rintocco di sveglie al quarzo...


Quando sono solo guardo i monti davanti ai miei occhi: una serra appenninica che mi ricorda campeggi selvaggi e veri, prima del lavoro, prima dei problemi, prima, molto prima dell'ultima storia di mio padre...
Quella serra occlude lo sguardo a sconosciute valli, eppur mi muove la mia testa in domande nuove, la spinge a cercare strade per violarle, per scoprirle e respirarle.
Arrivo sempre di primo mattino.
Posteggio l'auto alla foce del torrente, lì dove si getta nel corso del Sangro.
Poi mi incammino costeggiando il pendio del Monte Amaro, lungo il corso d'acqua.
In una radura panoramica mi fermo a guardare la serra nella sua interezza, ponte tra due catene montuose, diga della piccola e primitiva valle, sorgente del rigoglioso torrente.
Mi fermo sempre un po' a pensare...
Mi scopro dondolante come un bambino che ascoltasse gli aneddoti dell'anziano padre...
Solo...
Prima di ricominciare il cammino verso quella solitaria e unica lapide posta nel fitto del bosco, musicata di cascatelle e uccelli, foglie danzanti e vento, scricchiolare di arbusti e profumata del verde originale...
D'un tratto la vedo!
Mi passa di fianco e si ferma poco più avanti.
Le chiedo:
- Cosa ci fai tu qui?
- Guardo i monti e tento di scoprire i loro infinetisimi e giganteschi movimenti...
- Anche io... ma temo sempre di aver perso la vista giusta... il punto migliore per scorgerli...
E lei, delicata e soffiata come un flauto:
- Io ho i tuoi occhi da quel giorno... se vuoi...

E furono passi lenti di fianco al torrente, e voci sul canto dell'acqua e del vento e sguardi tra le fronde verso il cielo...
Insieme...

Ciao “D”
      Mr. “C”

...Continua...
Nighty

Pubblicato il 11/1/2006 alle 14.1 nella rubrica Racconti Sconnessi.

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